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19 Feb

Forain_-_Le_clientIl master si è goduto il secondo applauso, ha atteso che venisse calato il sipario e solo allora molto gentilmente mi ha slegata, prima le caviglie e poi i polsi. E’ arrivata di corsa anche Tiziana ed ora mi appoggio a lei come posso; ho paura a guardarmi, lo faccio con molta fatica e chiudo subito gli occhi: da quel poco che ho visto, i miei seni sono tutto un reticolo di sottili strisce rosse, che mi bruciano e mi fanno male. Quando glielo dico, Master Schmerz sembra non capacitarsi che io senta dolore adesso, mentre dovrei invece essere sostenuta dalle endorfine.
Gli spiego che fin quasi alla fine le sue scudisciate mi piacevano addirittura, e poi si è rotto qualcosa; il master annuisce molto seriamente e mi risponde che se prima di sentire il dolore ai polsi fossi addirittura riuscita a venire, come molte donne che non sono neanche masochiste, neppure adesso sentirei niente, si scusa per non essersi fermato al momento giusto e molto educatamente non mi rimprovera per non aver fatto il safesign, anzi loda il mio coraggio e la mia capacità di sopportazione.
Appoggiata a Tiziana, che riesce appena ad abbozzare un sorriso al mio indirizzo, sono anche in grado di stare in piedi e di stringergli la mano, ed a quel punto ci raggiunge Lele, con un’espressione particolarmente soddisfatta.
Insomma, vedermi ridurre così è piaciuto a tutti, e adesso tutti mi vogliono, e Carla, dice, ha avuto un’idea geniale: sarò messa all’asta, e sarò a disposizione per un’ora del cliente che offrirà di più.
“E per rendere l’idea, adesso ti presenterai sul palcoscenico inginocchiata e con il giogo: facciamo il mercato delle schiave, e consegneremo anche un frustino al tuo padrone, che potrà fare di te quello che vorrà. Sarà un successone”.
Tiziana non ci pensa due volte e con un bel po’ di grinta si mette di traverso: sono già stata frustata anche troppo, non se ne parla neanche; anche Carla, che stava per iniziare il suo fervorino e si è affacciata da noi per capire il motivo del ritardo, la spalleggia e Lele deve arrendersi, di malavoglia.
Programma cambiato in corsa: Miss Stella è stata indisciplinata, adesso che l’abbiamo punita sarà la più mite e compiacente delle schiave che possiate mai immaginare, non sarete delusi, così mi presenta Carla mentre Lele insiste almeno per mettermi il giogo e gliela do vinta.
E col giogo compaio in scena per inginocchiarmi disciplinatamente accanto a Carla: Lele si è tolto anche lo sfizio di spingermi alla ribalta con una frustata sul culo, e ho di nuovo gli occhi pieni di lacrime e le orecchie che mi ronzano, così non riesco a seguire l’asta, che mi sembra durare un’eternità. Tra l’altro questo giogo è terribilmente umiliante, mi pesa sulle spalle, mi blocca le braccia in una scomodissima posizione e mi obbliga a tenere il collo rigido ed il mento in alto: e tutto si aggiunge al dolore delle scudisciate.
Comincio a chiedermi perché Lele ce l’abbia così tanto con me, e non trovo la risposta, anche perché ho poco tempo per pensarci, un applauso chiamato da Carla mi segnala che l’asta è terminata; per stavolta, se ho capito bene, hanno lasciato da parte i gettoni e le altre alchimie da circolo culturale e questo tizio che sale sul palcoscenico consegna a Carla un assegno che immagino con molti zeri e si prende un altro applauso quando mi mette una zampa da orso sul capo, come a simboleggiare il suo assoluto dominio.

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