685

20 Feb

fammi un pompinoUn bastardo pieno di soldi, ecco chi mi ha comprata, e me ne sono accorta subito, visto che mi ha tirata in piedi per i capelli facendomi un male terribile e scatenando un altro applauso. Ho cercato di prepararmi al peggio ma la banalità della cattiveria non conosce limiti, e per un’ora, in una camera che non conoscevo, vezzosamente arredata come la stanza di un’adolescente, ho rivissuto la nottata dei ricconi, ma da sola e con maggiori sofferenze, ed a nulla è valso dirgli con voce rotta dal pianto, e senza bisogno di fingere, mentre si chiudeva la porta alle spalle, che avrei fatto tutto quello che mi avrebbe ordinato: ha cominciato con una raffica di schiaffi prima di infilarmi in gola un uccello storto e puzzolente ed ha concluso, dopo aver infierito lì dove più mi faceva male accusandomi di non essere capace di fare un pompino decente, piegandomi con la faccia in terra e ficcandomi in culo prima due dita e poi il cazzo finalmente durissimo.
A quel punto ho provato a protestare perché non aveva messo il preservativo e ne ho avuto in cambio un pugno alla base della spina dorsale che mi ha spezzato il fiato.
Troppo impegnata a cercare di respirare non posso quindi oppormi quando sento il cazzo che comincia a forzarmi dolorosamente il buco del culo, ma poi ancora più dolorosamente esce.
E incongruamente risuona la voce di Lele, che molto gentilmente rimprovera il mio persecutore di essere venuto meno ad una delle poche regole dell’associazione, quella del sesso sicuro.
“Dottore, ho portato con me questa sua vecchia amica che la aiuterà a proteggersi”, conclude; Lele sa come farsi obbedire ed è anche un furbacchione.
Ho pochi istanti di requie, poi mi sento di nuovo spaccare in due, un nuovo dolore si aggiunge a tutti gli altri, ma per fortuna dura poco; per tutto saluto, mi arriva un calcio tra le gambe che mi strapperebbe un urlo se avessi ancora la forza di urlare, poi misericordiosamente il buio mi libera dalla sofferenza.
Devo aver perso i sensi solo per pochi minuti, perché mi risveglio ancora accartocciata sul pavimento e con nelle orecchie un cinguettio incomprensibile; non provo neanche a girare la testa, mi fa male tutto, e resto lì come mi trovo intanto che dita sottili ed agili mi liberano dal giogo che ancora mi stringe i polsi ed il collo.
E’ la piccola filippina, col cui aiuto riesco a rimettermi in piedi e a raggiungere il bagno e lì, con un certo sforzo, entro nella vasca; la ragazza mi fa cenno di sedermi, io rispondo che mi brucia troppo il fondoschiena ma lei insiste e, sorpresa, lo fa in ottimo italiano.
Sedermi diventa un problema perché mi gira anche la testa, ma con il suo aiuto ci riesco, e dopo un attimo la porcellana della vasca, fresca e liscia, dà un po’ di sollievo alle mia natiche.
La ringrazio, e lei per prima cosa, formalissima, si presenta, dice di chiamarsi Diva, e poi apre i rubinetti e comincia a regolare la temperatura dell’acqua.
Intanto parla, evidentemente per distrarmi in qualche modo, mi spiega che in questa stanza di solito lavora lei e che conosce bene il porco che mi ha scopata dal momento che in genere sceglie lei e pretende di essere chiamato “papà” per tutto il tempo. Sobbalzo, non solo perché l’acqua è alternativamente troppo calda o troppo fredda sulla mia pelle martoriata, ma anche per quello che sento: sono capitata nella mani sbagliate, stavolta.
Insomma, Diva lavora proprio facendo leva sul suo aspetto infantile, di questo mi ero già resa conto, e ovviamente se per una volta un cliente può aver voglia di giocare, uno che vuole regolarmente lei deve avere qualche grosso problema.
La guardo meglio, china su di me che mi massaggia gentilmente con una crema giallastra che profuma di mandorla, e mi accorgo che non è poi così ragazzina come vuole sembrare, ma anche questo fa parte del gioco: mi concentro sulle sensazioni che mi arrivano dalle sue mani che passano leggerissime sulle strisce rosse che costellano il mio corpo; non ho bisogno di dirle di fare piano, la guardo di nuovo negli occhi e lei fa un piccolo cenno di assenso.
Ha capito la domanda e mi ha risposto: sì, trattamenti del genere li ha subìti anche lei, sa come ci si sente e cosa si deve fare.
“Sei stata molto coraggiosa”, mi dice alla fine, “adesso resta qui e non muoverti finché non torno”.
Le chiedo che fine ha fatto la mia amica, lei ci pensa un attimo e risponde che dovrebbe essere con un cliente, poi gira sui tacchi e se ne va chiudendosi la porta alle spalle.

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Una Risposta to “685”

  1. umanoalieno febbraio 20, 2014 a 7:31 pm #

    No… cioè… ho incominciato a leggere da poco e gia mi sta a cuore la protagonista. So che mi ripeto, odiandomi per questo, ma non posso fare a meno di staccarmi da qua (ed ho avuto fortuna a rincasare poco dopo che avevi postato).
    Complimenti davvero e, ti prego, continua così!

    umanoalieno

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