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22 Feb

imagesCA3STBNXInvece del cliente arrivano Deborah e Tiziana, che si chiudono la porta alle spalle e cercano di limitare i danni: sotto gli occhi di Diva, tornati ormai indifferenti, mi aiutano a mettermi a sedere sull’orlo del letto, esplorano ogni centimetro del mio corpo e concludono che sto piuttosto bene, Master Schmerz è stato bravissimo ed i danni peggiori in realtà li ho subìti dal maledetto dottore, chiunque egli sia.
Deborah ci ha avuto a che fare, una volta, nella stanza delle torture, e non sembra contenta di ricordarlo.
“Voleva fare il master esperto ma non se ne intendeva, mi ha quasi strozzata con la cintura dei pantaloni e meno male perché poi mi ha massacrato il culo con la frusta ma io non ho sentito niente, per fortuna non si è divertito, pare, e poi ha sempre scelto Diva”.
Credo che Diva non sia particolarmente contenta di tanta fortuna, ma tant’è; e adesso, chi è questo nuovo cliente?
“Catia e Carla lo stanno preparando”, risponde Deborah, “non lo conosco”.
“L’ho visto da lontano”, dice Tiziana, “mi sembra una faccia che conosco, ma non ricordo il nome o il luogo”.
Si china a darmi un leggerissimo bacio sulle labbra prima di dirmi che mi ama, è fiera di me e che lei stessa non avrebbe saputo far meglio, sotto lo scudiscio.
“Sei molto più coraggiosa, forte e orgogliosa di quanto tu stessa ti immagini”, conclude, “noi saremo nella stanza accanto, non aver paura di urlare se c’è qualcosa che non va, chi se ne frega di Lele, se sentiamo qualcosa arriviamo di corsa”.
Diva ritrova la voce ed il coraggio di invitarci a non fare fesserie, lei resterà qui e non vuole essere coinvolta in qualche altro casino, è già nei guai con Lele per avermi liberata, e sa cosa significa per averlo provato sulla sua pelle.
“E adesso scendi da lì e mettiti in ginocchio, e voi due andate a lavorare, il cliente sta certamente arrivando”.
Questo nuovo cliente ha un immaginario sessuale decisamente molto ricco e complicato: non appena entra nella stanza di Diva mi ordina di alzarmi in piedi e di voltarmi, poi comincia ad interrogarmi e mi chiede cosa ho fatto per meritarmi una simile punizione.
Siccome non rispondo immediatamente, mi prendo una cinghiata sul culo: accidenti a lui ed accidenti anche a Diva che non ha avuto il coraggio di fermarlo.
Poco tempo per decidere, e soprattutto per inventare una storia credibile, questo tipo sta diventando impaziente e mi colpisce di nuovo.
“Signore, ho cercato di scappare”, e poi imbastisco una storia a bassissimo tasso di credibilità, che comprende la morte in una rissa del mio ragazzo che mi faceva prostituire, i suoi assassini che se ne dividevano le spoglie, me compresa, l’essere venduta da un pappone all’altro fino al proprietario di questa casa e il tentativo di fuga con l’aiuto di un cliente innamoratosi di me.
Il cliente ci crede, o almeno fa finta,e per fortuna non mi dice di voltarmi: non riuscirei a restare seria mentre racconto tante balle guardandolo in faccia.
Gli racconto che il cliente è stato convinto a non denunciare l’aggressione da parte di una coppia di cani particolarmente feroci e che io sono stata chiusa in una specie di cantina, tenuta digiuna per quasi una settimana e poi hanno deciso che la mia punizione doveva fruttare dei soldi, quindi l’hanno fatta in quel modo.
Mi pare si chiami sospensione dell’incredulità, quando uno spettatore o un lettore decide di rinunciare alle proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di libro o di un film: ed è proprio quello che capita con questo tizio che adesso mi interroga in maniera serrata, sempre parlando alla mia schiena.
Dunque, che cosa avrei fatto se fossi riuscita a scappare? Sarei stata finalmente libera.
E cosa avrei fatto allora? Mi sarei trovato un lavoro, avrei smesso di essere una puttana.
Risposta sbagliata, che pago con una nuova cinghiata: le donne non hanno il diritto di lavorare, il loro posto è proprio questo, il bordello, o al massimo chiuse in casa, tra cucina e camera da letto.
Mi è bastata la lezione? Sì, signore, non lo farò mai più e la prego, signore, non mi faccia ancora male.
Mi strappo anche un singhiozzo, e gli basta: mi ordina di piegarmi in avanti, già pronto e duro, forse è intervenuta Diva, mi prende così e viene in fretta, per fortuna.

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