717

24 Mar

x92137169014385086Questa villetta è stata costruita almeno cento anni fa, quando le cose si facevano bene, e per durare: le pareti sono spesse, la porta è di legno massiccio, e insomma dal corridoio non si sente niente di quello che accade dentro; non sento rumori, non sento lamenti, grida, come se nella stanza stessero tranquillamente dormendo.
Provo con delicatezza la maniglia, che scorre silenziosamente: in effetti non ci sono chiavi qui, me ne ero già accorta; la porta si apre verso l’interno, la spingo pian piano trattenendo il respiro, e dalla fessura cominciano a giungermi dei suoni.
Che sembrano abbastanza rassicuranti: grugniti di soddisfazione, gemiti di piacere, insomma tutto normale; già, solo che io so che il dottore non si soddisfa tanto facilmente.
E’ un rischio ma decido di aprire ancora un po’ di più per riuscire a dare un’occhiata, però non faccio in tempo, un braccio attorno al collo ed una mano sulla bocca, e sono tirata indietro.
Quando ti afferrano così, l’unica reazione possibile è sferrare una gomitata all’indietro e, visto che sono armata, ai talloni, di quindici centimetri di acciaio, anche un bel pestone: l’aggressore deve venirti vicino, altrimenti la presa risulta più debole e meno sicura.
Non faccio in tempo a mettere in pratica questa bella idea: davanti ai miei occhi c’è Catia, che mi fa segno di stare ferma e zitta.
Catia, insomma, l’ho sottovalutata, ed era semplicemente andata a cercare rinforzi, nella persona di Lajos, proprio quello di cui mi magnificava la virilità, e che deve comunque essere stato più che contento di quelle scopate.
Mi hanno fermata per il mio bene, credo, se c’è da menare le mani meglio farsi aiutare da un tipo grande e grosso, che parla poco e male l’italiano e potrebbe sempre scusarsi, se le cose dovessero precipitare, dicendo di non aver capito bene cosa stesse accadendo e che cosa gli era stato chiesto di fare.
Giustissimo, ma adesso sbrighiamoci, concludo, e stavolta, conscia del mio buon diritto e con le spalle coperte, spalanco la porta.
Non ho idea di cosa mi aspettassi, ma certamente quello che mi compare davanti agli occhi non era contemplato: un uomo nudo, legato a spreadeagle sul letto, un altro che lo spompina in ginocchio tra le sue gambe, Tiziana che controlla la situazione somministrando qualche frustata all’uno e all’altro; quello legato è il dottore, l’altro è Ciro.
I due sono così impegnati da non accorgersi della presenza di un terzetto di spettatori; se ne accorge invece Tiziana che con la punta del frustino ci fa segno di toglierci di torno e mentre indietreggiamo silenziosamente sale a sua volta sul letto e incula poderosamente Ciro: bene, avevo sottovalutato Madame, decisamente.
Fuori della porta Catia ed io scoppiamo a ridere; ride anche Lajos che, sempre ridendo, allunga una zampa da orso e afferra per un braccio Catia: mi sembra ovvio, vuole essere ricompensato per il suo impegno, ma Catia ancora deve rimediare un cliente, stasera, e oltretutto si è esposta per aiutarmi.
“Tocca a me”, dico con un sorriso al buttafuori, “andiamo a divertirci, bel ragazzone”.
Lajos ricorda evidentemente di essersi esibito con me, e con scarsissimo entusiasmo, per il complicato piacere di un cliente e dice qualcosa che mi sembra di poter interpretare come un “va bene”, molla la mia amica e apre a colpo sicuro una porta; Catia schizza via, io entro e immediatamente mi viene il fiato corto, ed il cuore mi sale ben oltre che in gola.
Qui non ci sono mai entrata, o forse hanno cambiato l’arredamento: al posto del letto ci sono un altare che sembra di pietra e due inginocchiatoi, c’è anche un forte odore di incenso; chi vorrebbe mai scopare in un posto del genere? Non io, e forse neanche Lajos, che inalbera un’espressione contrita e mi chiede scusa, mi ha portata qui perché era sicuro che la stanza fosse vuota, se mi dà in qualche modo fastidio cerchiamo un’altra camera.
Bene, se a lui non disturba, farò in modo che non disturbi me: non ho certamente voglia di lui, e mi sembra che lo capisca benissimo.
Allora, lui si appoggia all’altare, io mi inginocchio e mi concentro sul suo cazzo che, come sguscia fuori dai pantaloni, è già piuttosto gonfio; si merita qualcosa di più di una marchetta e lo ingoio tutto senza preoccuparmi del preservativo, lui dice solo “fai piano”, poi comincia ad emettere una bella serie di sospiri.
La situazione è delicata: in nessun caso deve venire prima che gli metta il preservativo, e siccome lo sento tremare mi fermo e lo guardo dal basso in alto; fa sempre effetto e all’uomo piace perché crede che la donna stia lì in adorazione, e invece la mogliettina sta certamente pensando alla spesa da fare per il giorno dopo, la professionista al prossimo cliente.
“Ancora”, mi dice, ed è quasi una preghiera.
Allora gli chiedo se vuole finire così e mi risponde di sì; devo trovare un preservativo, dove possono essere? Ma certo, gli inginocchiatoi: c’è un cassetto ed ecco tutta l’attrezzatura, vedo anche un cazzo di gomma con due protuberanze alla base e che, con un po’ di buona volontà, potrebbe essere scambiato per una croce. Decisamente questa stanza mi piace sempre meno: non sono credente ma mi sento offesa da queste cose, è ora di far contento Lajos, in fretta, e di andare via di qui.

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Una Risposta to “717”

  1. umanoalieno marzo 25, 2014 a 1:55 am #

    Date una medaglia al valore a Tiziana, ve ne prego!

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