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31 Mar

clistere-sensualeNon dico che è stato un completo fiasco, ma la serata con Master Schmerz non ha soddisfatto Tiziana, che anzi ha perso ogni fiducia che potesse avere in precedenza, e neanche Gianna, che si aspettava altre emozioni forti e non ha apprezzato il successivo bondage: roba da signorine, ha detto.
Dopo un lungo tira e molla, Tiziana si è piegata ad un compromesso: Gianna non verrà con noi al bordello, ma la facciamo assistere quando vengo sottomessa da un altro cliente, il terzo master cui sono stata offerta da Madame nel suo studio, con l’obbligo, ovviamente, di restare in un angolo; è presentata come una futura allieva che intende farsi un’idea del BDSM, e resta vestita, nel total black che le sta tanto bene.
Tiziana mi ha avvisata: questo Master Sem ogni volta inventa qualcosa di nuovo, lei non sapeva mai cosa aspettarsi quando la sottometteva, ma paga molto bene ed è sicuro ed esperto, e in ogni caso abbiamo concordato safeword e safesign con molta solennità. Almeno non mi vuole bendata, meglio così, e lo ricevo sì nuda, coperta solo da collare e manette, ma posso guardarmi intorno, sia pure con prudenza.
Del master vedo solo un paio di scarponcini con la suola di gomma un po’ consumata e le gambe coperte da pantaloni di velluto a coste, parla lentamente e a voce molto bassa: confesso di essere un po’ preoccupata, ma mi fido di Tiziana, che sento alle mie spalle decantare le mie capacità in termini di orgoglio e coraggio.
“Vedremo”, dice Master Sem, e mi ammanetta, aggancia i polsi alla catena e fa un segno a Tiziana.
Così mi trovo appesa al soffitto, con le punte dei piedi che sfiorano appena il pavimento e Master Sem si sposta alle mie spalle, mi fa una specie di carezza sul culo e si allontana: sento i suoi scarponcini che scricchiolano prima più piano, poi più forte, e poi qualcosa di sottile e decorosamente lubrificato cerca la sua strada nel mio culo.
E’ una sensazione nuova, non ho mai provato niente di simile e non mi rendo conto di cosa si tratti; lo capisco un istante dopo quando mi sento allagata: mi sta facendo un clistere, e certo non deve essere facile, dal basso in alto.
Non fa male, il liquido che mi inietta dentro è tiepido ed entra a scatti, sta forse usando una pompa. Dura comunque pochissimo, il tubicino o quello che è viene ritirato e al suo posto qualcosa di più grosso lo sostituisce: è di metallo, freddo e duro, una specie di tappo.
E comincio a spaventarmi: è chiaro che vuole impedirmi di liberarmi l’intestino fino a che non è soddisfatto del mio comportamento, mi chiedo quanto potrò resistere e quanto invece pretenda che resista; senza muovere la testa mi guardo intorno, vedo Gianna, il suo viso è una macchia bianca, una bocca spalancata, due occhi sgranati.
Vengo rapidamente calata a terra; Master Sem non mi libera, mi ordina invece di inginocchiarmi e fa un nuovo segno a Tiziana, che dà di mano al cavo e lo blocca dopo avermi tirato i polsi sopra la testa: a braccia tese, sono immobilizzata e completamente esposta, e intanto comincio a sentire dei borbottii nella pancia.
Il master mi dà però qualcos’altro di cui preoccuparmi: è il turno del frustino.
“Dieci colpi, ricordati di ringraziare”, mi dice.
E mi frusta, non sui seni, come mi sarei aspettato, ma sulla schiena: incredibilmente, mi fa più male di quanto mi aspettassi, e al decimo “grazie signore” quasi mi scappa un sospiro di sollievo. Ed è una pessima idea, perché qualcosa che mi si sta preparando nelle budella coglie proprio questa occasione per farsi sentire: una specie di crampo, poi passa.
Master Sem se ne accorge, credo: non ha che da aspettare, e infatti non mi fa più niente, rimane lì dove si era messo per frustarmi, dove non posso vederlo.
Altro crampo, più lungo e più forte, che mi fa dimenticare il dolore delle frustate; il master se ne è accorto e mi sento strappare di nuovo le braccia verso l’alto: la mia posizione è ora tale che non posso validamente contrastare quello che si muove dentro di me; soddisfatto, Master Sem mi si para davanti e mi infila in bocca un uccello piccolo e storto.
Un altro crampo, io sobbalzo e mi merito uno schiaffo in piena faccia, forse l’ho morso: ho capito il gioco, finché non sarà venuto non mi libererà; magnifico, questa era una pratica che davvero mi mancava. Col fiato corto cerco di concentrarmi esclusivamente sul pompino: riesco ad ottenere una dignitosa erezione prima di una nuova fitta di dolore, per fortuna il master era appena uscito dalla mia bocca e sotto i miei occhi Tiziana provvede ad incappucciarlo; ha capito anche lei, fa più in fretta possibile ma io non credo che potrò resistere ancora a lungo.
Di nuovo il cazzo in bocca, provo a muovere la testa e sembra che gli piaccia, ma mi devo fermare perché adesso non è più una fitta, ma un dolore pulsante e continuo che mi riempie il cervello.
Sarebbe il momento del safesign e al diavolo l’orgoglio, ma intanto che ci penso Master Sem mi prende per la nuca, si spinge in avanti e viene.

 

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