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27 Apr

vettr2Siamo pur sempre in Germania, e se c’è una cosa che non manca da queste parti è l’organizzazione. Bruno è stato gentilmente riportato a casa ed io ho dovuto aspettare in bagno, sanguinando ma non troppo nella vasca, non più di dieci minuti prima di essere raggiunta da un signore distinto sulla cinquantina, con la faccia triste e dominata da un naso imponente, che si è presentato in ottimo italiano come dottor Adam Gruenwald ed ha cominciato a prendersi cura di me.
Poco da fare, in realtà: mi ha messo due punti sulla schiena, assicurandomi che non sarebbe rimasto alcun segno, ed un cerotto sulla gola; già che c’era, mi ha anche infilato un aggeggio di metallo sottile e ghiacciato nel culo e mi ha rassicurata, nessun bisogno di punti lì, e meno male.

 


Questo dottor Gruenwald parla con un morbido accento romano e comincia a raccontarmi una storia lunga e poco credibile, forse per distrarmi mentre fanno effetto le pilloline che mi ha fatto mandare giù con un fondo di grappa. Mi distrae, e mi evita di pensarci, da Tiziana che non ha neanche fatto una capatina per vedere se sono ancora viva.
Dunque, è nato in Israele, il buon dottore, da una coppia di ebrei tedeschi scampati non saprebbe dire come alla soluzione finale, che si erano poi trasferiti in Italia negli anni ’70. A Roma si è laureato in medicina e poi ha cominciato a viaggiare; si era sistemato in Irlanda, ma con lo scoppio della crisi, quando a Dublino la tigre celtica si è scoperta un gattino, si è spostato prima a Parigi e poi a Londra. Di lì, con una mossa che per primo ha sorpreso lui, è sbarcato in Germania: prima con la scusa del pellegrinaggio ai luoghi della sua famiglia, poi ci si è trovato bene e ci è rimasto; lavora per tre o quattro di questi bordelli: controlli periodici ed interventi di emergenza, tipo il mio, e sbarca molto bene il lunario.
Se poi gradisse, avrebbe anche qualche fringe benefit, ma le donne, in genere, non gli piacciono, conclude con un sorriso.
Provo a sorridere anch’io, ma mi fa troppo male un po’ dappertutto: sto cominciando a risentire anche delle frustate di Tiziana, e deve venire fuori una smorfia poco educata, ma il mio interlocutore non fa una piega e riprende a raccontarmi, con un tono da fiaba della buonanotte, che ne ha viste tante, qui e negli altri bordelli, e che si è sempre chiesto non solo cosa ci trovino gli uomini nelle donne, ma anche che gusto ci provino a ridurle ad una serie di buchi e, soprattutto, perché vogliano così spesso far loro del male.
Sempre lì, si ritorna; io sto quasi per cadere in un piacevolissimo torpore ma sobbalzo e ritorno attentissima quando lo sento andare avanti e parlare di una ragazzina orientale, giovanissima, che parlava solo italiano, e che ha curato in un bordello di gran lusso, nascosto nel verde alla periferia della città; possibile che sia inciampata nella ragazza sperduta ed invano cercata da Mirella in Italia?
“Cosa le avevano fatto?”, chiedo in tono molto poco interessato, cercando di far credere che rispondo solo per buona educazione.
“In realtà niente, fisicamente era ancora una ragazzina ed avrebbe dovuto fare più attenzione”; e insomma, pare che avevano abusato del suo culetto da adolescente, due giorni di riposo e passa tutto, tanto è vero che la ragazza è ancora al lavoro, l’ha vista ieri sera.
“Tu invece meglio se stai ferma per un paio di giorni, poi io ripasso, vedo se posso toglierti i punti e controllo come vanno le cose”.

 

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