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5 Mag

paolo_antonio_paschetto_artista_grafico_e_decoratore_tra_liberty_e_deco_largeAllora, mai sognate le luci della ribalta e nemmeno il rutilante mondo del cinema, ma sono divertita e se parliamo io mi riposo, quindi do un po’ di corda a Karl.
Il quale non sembra essersi reso conto che sta in qualche modo pensando di rifare una via di mezzo porno tra un western crepuscolare, mi pare con Clint Eastwood, e Kill Bill, e continua a spiegarmi, dopo aver ripreso fiato, quanto sarà bello questo film.

 

 

Ci sarà un grosso lavoro di montaggio perché nel mezzo delle scopate della protagonista verranno inserite alcune scene dello stupro di gruppo e dell’omicidio che hanno dato origine alla vendetta; saranno girate in bianco e nero, e la protagonista femminile, magari con una parrucca e comunque con un po’ di trucco, sarebbe anche la vittima dell’aggressione, e si dovrà capire solo alla fine che non è un sogno o un incubo, ma una cosa realmente accaduta.
Karl si sente spendaccione, mi prega di far portare su una bottiglia di champagne e di non badare all’orologio, e continua a pontificare con un calice pieno in mano, risparmiandomi la fatica di rispondere: mi enumera i film che ha prodotto, i soldi che ha guadagnato ed anche il bene che ha fatto dalle parti di Belgrado, dove campano, e male, con l’equivalente di tre o quattrocento euro al mese; tanto per dire, qui lavorano Anica e Borbora, le ha lanciate lui e lui ha procurato loro i visti Schengen.
Parlando a ruota libera si eccita di nuovo e di nuovo mi vuole, ottima maniera di farlo tacere per un po’; vuole il culo, stavolta, e mi impalo su di lui con cautela, accovacciandomi con le ginocchia in alto, appoggiata sulle mani, gli occhi fissi nei suoi. Devo credere che gli piaccia perché dimentica immediatamente l’inglese e mi parla, per tutto il tempo, in un tedesco diventato incredibilmente dolce ed eufonico: non capisco una parola, ovviamente, potrebbero essere parole d’amore o anche incitamenti ed insulti, ma è gradevole da ascoltare, per una volta.
Alla fine mi afferra i seni e viene con un grido, molto alto e quasi femminile, e scappa un lamento anche a me perché ha stretto forte: lui recupera l’uso dell’inglese e mi chiede addirittura scusa e così come siamo, lui col fiatone, io col culo dilatato ed i seni doloranti, ricominciamo a chiacchierare; e mentre gli tolgo il preservativo e lo pulisco con un fazzolettino che dovrebbe essere profumato ma ha un odore orribile, davvero Franz dovrebbe proprio cambiare fornitore, perché va bene il risparmio, ma non si deve esagerare, parte la proposta: per una settimana di riprese duemila euro, oltre a viaggio, vitto e alloggio.
No, grazie, a parte che è troppo poco, io un film non ho intenzione di farlo, lascerebbe troppe tracce: non ho rinunciato alla mia idea originaria di esercitare per un periodo di tempo determinato questa professione, e ci sono già troppe persone che sanno come ho sbarcato il lunario da marzo ad oggi.
Non posso fare a meno, però, di accettare un ultimo calice di champagne, scambiare i numeri di telefono e fargli il pompino della staffa: il cliente deve andare via contento.

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