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6 Mag

mistressKarl mi ha monopolizzata, e poi i clienti sono stati affascinati da Tiziana e Heidi, quindi non ho niente da fare. Mi ritrovo al bancone del bar per mandare giù un bicchierino della strana grappa che hanno qui in Germania, gomito a gomito con Aidai, che è ridotta decisamente peggio di me, le labbra gonfie, un occhio di mille colori ed il naso incerottato.
Scopro che con lei ho in comune, tra tutte le lingue possibili, il francese, dal momento che da ragazza ha vissuto a Parigi per un paio di anni, al seguito del padre che lavorava all’ambasciata, e facciamo uno strano terzo tempo.
Non mi porta rancore, è stato un combattimento leale, e poi così conciata si è fatta tre clienti uno dopo l’altro, ma il problema è che quelle due che si sono esibite dopo di noi hanno davvero fatto il pieno, c’è ancora gente che le aspetta, e come mai ho smesso di lavorare con quella mistress?

 


Troppo lungo da spiegare, purtroppo; facciamo un brindisi e non ho bisogno di chiederle niente, ben carburata dall’alcol mi racconta che il padre era caduto in disgrazia, richiamato in patria e sbattuto in galera, la madre prima di sparire da qualche parte sperduta del Paese la aveva affidata ad una amica francese che prima l’ha sedotta e poi ha cominciato a venderla prima nella sua cerchia di amicizie, poi su internet: non appena possibile ha piantato tutto e si è trasferita qui, dove può lavorare per se stessa, più o meno. Anzi, mi chiede informazioni sulla professione in Italia.
Ci penso un po’: sarebbe certamente esotica a sufficienza per avere successo, ma le spiego la situazione così particolare che c’è da noi, per il lavoro e non solo, e si rende conto che per il momento sta meglio qui.
Altro giro di schnaps, come Aidai definisce il pericoloso liquido che mi incita a mandare giù in un solo sorso, e mi accorgo che gli occhi obliqui della mia nuova amica brillano di una luce molto particolare.
“Ai vecchi tempi dei miei antenati, dopo avermi sconfitta, mi avresti legata e portata nelle tua tenda, dopo avermi violentata sul posto, beninteso”.
Non ho ovviamente avuto bisogno di legarla, e neanche di violentarla. Mi ha accompagnata in albergo, ha scambiato due chiacchiere con il portiere di notte e mi ha seguita in camera, dove si è dimostrata un’amante vigorosa ed insaziabile, nonché ricca di fantasia: non ero mai stata a letto prima con una ragazza come lei, ed a un certo punto della notte, con la sua mano infilata dentro fino all’utero, ho ripensato per un attimo al racconto di Aliena, al tartaro brutale che si era dimostrato il più cattivo tra tutti i suoi violentatori, poi mi sono definitivamente abbandonata al sesso ed al piacere.
Una purificazione quasi rituale, per cancellare Tiziana e tutto quello che ha significato per me.

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