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8 Mag

imagesCAMSQ5QBNon me lo aspettavo.
Lia mi dice che sa tutto e che Tiziana la ha pregata di venirmi a prendere all’aeroporto e accompagnarmi a casa e farmi passare una serata in compagnia. Non riesco a capire se si tratti di un gesto di attenzione o di una perfida cattiveria, ma a Lia voglio molto bene, oltre a nutrire per lei enorme ammirazione e rispetto, quindi accetto, ancora prima che mi dica: “Giorgia e Gianna sono impazienti di abbracciarti, hanno lavorato come delle pazze per prepararti un’accoglienza coi fiocchi”.
Lia continua a cicalare per tutto il tempo, mentre aspettiamo il bagaglio, mentre arranchiamo per corridoi interminabili fino all’auto, mentre guida con calma e sicurezza nel caos della Roma – Fiumicino e poi del raccordo, ma riesce come sempre ad essere interessante e coinvolgente raccontandomi del suo quasi fidanzato del quale si è un po’ annoiata contro ogni previsione, e che vorrebbe sostituire con un tipo che ha conosciuto di recente e che le sembra molto interessante, della figlia e della fidanzata che filano per fortuna sempre il perfetto amore e che fanno ottimi progressi nello studio e nel lavoro, e conclude solo una volta con una banalità, quando sospira commentando che è un peccato che lei abbia anche bisogno di un uomo.

 


La lascio passare, anche perché non ho quasi aperto bocca per tutto il tempo, limitandomi ad ascoltarla e ad ammirare il suo profilo mentre è attenta e concentrata al volante: mi chiedo silenziosamente se la voglio e se lei mi vuole, e come si concluderà la serata, poi lascio perdere, mi faccio offrire una sigaretta e non ci penso più.
Ho dimenticato di accendere il telefonino, una volta sbarcata, e Gianna e Giorgia mi fanno tante feste, quando mi vedono, da distrarmi di nuovo: complimenti per il vestito, complimenti per la forma invidiabile, insomma per tutto.
Le lascio dire, mi lascio abbracciare, togliere la giacca, accompagnare in bagno e poi in salotto, e alla fine mettere in mano un bicchiere di vino bianco freddo al punto giusto; poi spariscono e mi lasciano sola con Lia che ora tace, mi guarda con occhi attenti e mi porge una busta sigillata. Meccanicamente la prendo: vorrei aprirla ma in qualche modo leggo un segnale sul viso di Lia, e la busta finisce nella borsetta.
“Stasera non si parla di Tiziana, non si parla di cose serie e non si fa sesso. Mangia, bevi, poi te ne vai a dormire, domani mattina ti riaccompagno a casa e parleremo allora”.
Bene, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi mesi è ubbidire: questo è un ordine, lo riconosco perfettamente, e lo eseguirò.

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