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11 Mag

tumblr_lljdqyvZ3y1qfcl4ao1_500Maria Carla dovrà aspettare, così come dovrà aspettare Mirella per le informazioni che, contro ogni previsione, posso fornirle: Andrea si è detta non d’accordo ma è stata addirittura entusiasta, anche dopo che le ho dettagliatamente raccontato quello che ho dovuto passare l’altra volta nelle mani dei ricconi e del loro mastro di casa, solo che mi ha tenuta a telefono per un bel pezzo, a rischio, addirittura, di farci fare tardi: le cose, per la piccola cooperativa di puttane che ho collaborato e mettere in piedi, vanno ancora abbastanza bene, come va bene il suo rapporto con Josè, e mi deve ancora una cena. Certo, mi fa piacere, ma sono così preoccupata che non poi tanta voglia di fare conversazione: è facile dire che è molto ben pagato, ma sapere che stai per passare una notte intera subendo botte ed umiliazioni non è proprio di conforto, e se Andrea non sembra spaventata è perché non sa di cosa stiamo parlando.

 


Provo a spiegarglielo ancora mentre la porto in moto fino alla stradetta semibuia sulla quale si affaccia l’entrata secondaria del palazzotto patrizio, ma lei liquida tutto dicendo che non ho idea di quello che ha dovuto passare, e qui almeno ci sono i quattrini.
Non insisto e col telefonino di Irina faccio come lei l’altra volta, qualche squillo e poi chiudo la comunicazione; con una certa mia sorpresa, ad aprirci il portoncino stavolta è Pierluigi, che ci invita ad entrare quasi con un inchino e ci guida per un breve corridoio fino ad una stanzetta che non mi sembra di riconoscere.
Insomma, dobbiamo cambiarci qui: io faccio in fretta, mi spoglio ed indosso collare, manette e cavigliere, ma Andrea ha bisogno dell’aiuto del maggiordomo: per lei è pronto un completo da dominatrice composto da bustino di pelle e stivaloni al ginocchio, e se vi sembra che non sia tanta roba da indossare dovete rendervi conto che sono state bandite le antierotiche cerniere lampo: c’è una miriade di lacci e laccetti da stringere ed annodare, finché Pierluigi non è soddisfatto e la mia amica sembra aver problemi a respirare ed a tenersi in equilibrio.
“Molto bene, signorina”, conclude consegnandole un sottile frustino ed un luccicante guinzaglio, “conduca la sua amica lungo il corridoio alla destra, ma prima la ammanetti dietro la schiena, per favore”.
Andrea sembra non aver fatto altro nella vita, in un lampo esegue e vedo accanto a me Pierluigi fare un cenno di assenso, prima di farsi da parte e di augurarci una buona serata.
Seguo disciplinatamente Andrea lungo il corridoio, che per fortuna è ancora in una parte di rappresentanza del palazzo: i miei piedi scalzi affondano voluttuosamente in un tappeto foltissimo, morbido e piacevolmente caldo, nella penombra del lungo corridoio mi sento quasi protetta avanzando dietro di lei, che tiene un passo misurato e mi copre completamente la visuale.
Siamo circa a metà, credo, quando la luce diventa più forte e Andrea si ferma di colpo con un sussulto ed io quasi le piombo addosso.
Sento una voce maschile che dice prego, vieni avanti, Andrea riprende ad avanzare e dà uno strattone al guinzaglio, e poi siamo dentro un ampio salone, un’altra stanza che non ho visto la volta scorsa.
Arredamento settecentesco, lampadari di cristalli, specchiere che ingrandiscono ancora di più lo spazio, tappeti ancora più morbidi di quello del corridoio e, quando Andrea si fa da una parte, l’occhialuto in piedi, vestito con un paio di calzoni di pelle e nient’altro, ai sui piedi il pelato, a quattro zampe, nudo e con uno spesso collare di ferro; anche l’occhialuto regge un grosso guinzaglio e lascia negligentemente penzolare dal polso un frustino, più corto e più spesso di quello affidato ad Andrea.
Magnifico, dog training in due, questa serata minaccia di essere faticosissima: senza aspettare un ordine che non arriva mi butto faccia a terra, non so se Andrea è in grado di cavarsela; o forse sì, basta che mi faccia fare quello che l’occhialuto fa fare al suo cagnolino.
Il quale cagnolino comincia a tirare il guinzaglio per avvicinarsi a me. Io arretro come posso per nascondermi dietro la mia padrona, il pelato dà uno strattone al guinzaglio e cala una frustata sulla schiena dell’occhialuto ordinandogli di stare fermo; Andrea ha capito subito cosa deve fare, prima mi libera i polsi, poi una frustata anche per me e l’ordine di tornare al mio posto; poi i padroni si avviano lungo un altro corridoio e noi dobbiamo quasi trottare al loro fianco.
L’occhialuto dice ad Andrea che prima di farci esercitare vuole offrirle un boccone, e si congratula con lei per la forma smagliante della sua cagnetta, lei risponde che anche il cagnolino del padrone di casa le pare ben tenuto.
“Sì, ma non è ubbidiente come vorrei, la tua mi sembra molto più disciplinata: come fai?”
“Bastone e carota”, risponde Andrea, ed accompagna la frase con un colpetto di frusta; non credo l’abbia fatto apposta ma mi ha toccata proprio sulla fica, mi scappa un lamento che maschero il più in fretta possibile da uggiolio, poi mi concentro nel tenere il passo in questo corridoio interminabile che sbuca nella piccola sala da pranzo dove sono già stata, in ginocchio, per mangiare dalle mani dell’occhialuto e poi per fargli un pompino. Anche stasera non potrò mettermi comoda; l’occhialuto sposta la poltroncina e fa accomodare Andrea, io mi accovaccio come posso ai suoi piedi, cercando una posizione che mi consenta di risparmiare le forze: temo che anche questa sarà una lunga notte.

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