773

19 Mag

Leighton-Crenaia-la-ninfa-del-torrente-DargleTiro le somme immersa in una enorme vasca da bagno piena di schiuma profumata, sorseggiando un calice di champagne che Nuruddin mi ha compitamente servito: questo è stato il miglior lavoro che Simonetta, che nell’angolo opposto della stanza è servita adesso sotto la doccia da Li-sze, mi abbia procurato.
Oddìo, tra i due era certamente più gradevole il padre, Sandro, un ultracinquantenne molto ben conservato, dalla conversazione interessantissima e dalle ottime maniere, mentre del figlio si poteva dire solo che era ben educato: alto, magro, le spalle strette, pallidissimo, sembrava un topo di biblioteca, con due occhi neri ed opachi che non ci fissavano mai ma scorrevano su di noi come a spogliarci, il tutto completato da una vocina chioccia che veniva usata solo per proferire banalità.
Comunque, il buffet era decisamente ottimo, a cominciare dall’aragosta fino alle barchette di pastafrolla con crema e frutti di bosco, e al quel punto, debitamente fortificate, Simonetta ed io abbiamo cominciato a lavorare.


Stavolta, sul divano dove avevo assistito alla selvaggia sodomizzazione di Li-sze, lei è stata molto più espansiva e alla fine, con la sua abile lingua, mi ha portata fino ad un orgasmo meraviglioso; certamente per ragioni di copione: infatti quando sono ritornata sulla terra mi sono resa conto che il padre era sparito chissà dove, ed il figlio, che si era presentato come Roberto, aveva praticamente la lingua da fuori e una mano dentro i pantaloni.
“Visto che Stella ha già avuto la sua parte di divertimento”, ha detto Simonetta prendendo saldamente in pugno le redini della serata, “tocca a lei darsi da fare”.
Lo abbiamo spogliato, fatto appoggiare a tavolo ed io mi sono inginocchiata davanti a lui, badando a far risaltare bene il culo; Simonetta, sdraiata sul divano, si accarezzava lentamente dai seni alla fica.
Non ho dovuto faticare per ottenere una più che valida erezione; quando mi sono staccata da lui, Roberto ha emesso una specie di lamento, come per dire che ne voleva ancora, ma Simonetta gli ha detto con voce resa opaca da un credibilissimo desiderio di sbrigarsi a metterglielo dentro, non ne poteva più di aspettare.
Non che io abbia potuto riposarmi: prima gli ho messo il preservativo, poi lo ho guidato gentilmente per fargli prendere la direzione giusta, infine mi sono sistemata accanto a loro e ho cominciato a passargli una mano sulla schiena, prima il palmo, poi le unghie.
Nel frattempo Simonetta mi dava una dimostrazione di grandissima professionalità: insomma, fingeva benissimo di divertirsi, si agitava un po’ per guidare ed incitare Roberto, gemeva e mugolava, ma senza esagerare. Evidentemente si era messa d’accordo con il padre, e insomma non doveva sembrare una marchetta. Ma perché, accidenti a lei, non mi aveva avvertita? Al confronto, il mio pompino era stato troppo meccanico e ci ho fatto una brutta figura.
Subito dopo ho avuto modo di riscattarmi: Simonetta ha gentilmente fermato Roberto, si è svincolata e lo ha invitato ad aspettare. Lui, con la faccia di uno che si butterebbe dalla finestra per lei, si è tirato indietro con il fiatone lì sull’orlo del divano, ancora fra le sue cosce spalancate, come se riuscisse solo a fatica ad allontanarsi.
“Non te ne se accorto ma mi hai fatta venire”, gli ha detto, ”e adesso sono troppo sensibile, mi fai addirittura male così grosso e duro”.
Solo con un ragazzotto ingenuo e stravolto si può tentare questo colpo: era il mio turno di intervenire, non c’è bisogno di essersi accordate prima per questo.
“Ci penso io a te, adesso: cosa ti piacerebbe farmi?”, gli ho chiesto intercettando un impercettibile cenno di assenso di Simonetta, che approfittava del mio intervento per liberarsi e rimettersi in piedi.
Domanda inutile: lui non ha risposto, io mi sono messa a quattro zampe e Roberto si è proiettato lancia in resta verso di me; Simonetta lo ha fermato ad un millimetro dal mio culo e gli ha spiegato come fare per non farmi male: “Sputa, tanto, e poi con due dita bagnala tutta”.
Lui ha eseguito e lo abbiamo sentito mormorare qualcosa come “averlo saputo prima”, poi si è infilato lì dove voleva e ha spinto con furia due o tre volte, prima di afflosciarsi sulla mia schiena con un lamento.
Tutto qui: dopo una mezz’ora, una sigaretta ed un bicchiere di vino, con Simonetta ci siamo affannate senza riuscire ad ottenere la minima reazione, tanto che è stato lo stesso Roberto, frustrato e sudato, a dirci di smettere, per favore; Simonetta mi ha lasciata lì a fargli compagnia e se l’è filata, e quando mi sono accorta che eravamo rimasti soli mi sono finalmente rilassata.
Anche lui se ne è reso conto, mi ha chiesto di accendergli un’altra sigaretta, per favore, e mi ha spiegato che sì, lui era curiosissimo di questa cosa perché sono due anni che ha un compagno fisso col quale sta benissimo, e in effetti una donna è tutta diversa, non solo la fica, ma anche bocca e culo danno sensazioni che non aveva mai provato.
“A proposito”, ho preso la balla al balzo io, ”non ti andrebbe di accarezzarmi? Io non ho fatto in tempo a venire”.
“Guarda, possiamo smetterla con questa farsa, con voi che fate finta di non essere due puttane ed io che faccio finta di non saperlo: siete state brave, ma adesso basta”.
D’accordo, mi sono detta, ma a questo punto si aprono nuovi spazi di manovra: continuando a sfioragli l’uccello gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto, per concludere, avere a disposizione un bel cazzo duro, e ne ho avuto una risposta affermativa, e non solo, perché quel penzolante pezzettino di carne che stavo inutilmente accarezzando ha dato un significativo fremito.
Abbiamo fatto in tempo a scambiarci i numeri di telefono, dopo che gli ho promesso di fargli provare una trans, poi Simonetta, decorosamente coperta da una clamorosa vestaglia di seta rosso fuoco, è ritornata per accompagnare Roberto all’uscita.

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Una Risposta to “773”

  1. meo..... laura maggio 19, 2014 a 5:38 pm #

    sempre bello passare da qui
    sei bravissima

    marcello

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