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22 Mag

screen-shot-2010-12-04-at-1-57-16-amCon Simonetta siamo rimaste d’accordo che sarei stata io a condurre la serata, con l’idea di indirizzarla sui binari del fetish sin dall’inizio. Così quando si presenta con Sandro mi faccio trovare già in tenuta da dominatrice e lei si libera della pelliccia nella quale si era avvolta per fare quelle poche centinaia di metri per apparire completamente nuda prima di inginocchiarsi ai miei piedi. Sotto gli occhi attenti del cliente che sembra interessato ma non particolarmente sorpreso le impongo il collare e mi predispongo a godermi il rinfresco, che ci viene servito disciplinatamente dalla schiava novellina.
A Simonetta ho fornito poche istruzioni: non parlare se non è interrogata, rispondere solo “sì Padrona” o “no, Padrona”, tenere gli occhi bassi e, quando non sta eseguendo un ordine, restare in ginocchio ai miei piedi, con le mani dietro la nuca e le cosce molto allargate; le ho anche promesso che non le avrei fatto male ed abbiamo concordato anche una safeword per ogni necessità.

 


Sembra abbastanza presa dal gioco, dopo una mezz’ora durante la quale con Sandro abbiamo chiacchierato del più e del meno, ignorandola freddamente, da poter cominciare a subire qualcosa di più di una generica umiliazione come quella di mangiare qualche boccone dalla mia mano; è il momento di far divertire il cliente.
Sibilo di frustino: vedo Simonetta che si ingobbisce ma rimane ferma, e la premio bloccando il colpo, la tocco appena sulle reni per accompagnare l’ordine di leccarmi le scarpe.
E’ brava, non attende un istante, si china faccia a terra e tira fuori la lingua, lo fa proprio bene; guardo di sottecchi Sandro, che ha gli occhi fissi sul culo di Simonetta, che in questa posizione è esposto e spettacolare. Incito Simonetta dicendo che sta facendo bene e poi mi rivolgo a lui: la vuole subito, o può aspettare ancora un po’? Lo farò divertire, se non ha fretta.
Con un sorriso educato, Sandro mi ringrazia e si scusa: vuole quel culo, adesso, e non ce la fa ad aspettare.
Il cliente ha sempre ragione, e nel giro di un paio di minuti è anche lui a culo nudo e, lì dove ancora siamo, sta comodamente sodomizzando Simonetta: ho messo il preservativo su un cazzo dignitosamente duro senza bisogno di alcun intervento, ho generosamente lubrificato la sottomessa fra le natiche che ho trovato meravigliosamente sode ed elastiche, e le ho piazzato un piede sul collo, ma sento che manca qualche cosa.
Sandro spinge e grugnisce di soddisfazione, Simonetta da professionista rifinita geme e si lamenta seguendo il ritmo delle spinte, ed io cosa faccio?
Faccio la dominatrice: la frustata parte da sola, arriva con un soddisfacente schiocco sul culo di Sandro che urla e si accascia su Simonetta schiacciandola a terra. Perfetto, ci voleva così poco.
La serata finisce solo quando termina l’effetto delle pilloline gialle o blu su Sandro, il che significa che abbiamo lavorato fin quasi all’alba: alla fine, Simonetta resta legata alla croce di Sant’Andrea, faccia al muro, così come l’ha da ultimo voluta per prenderla da dietro dopo aver assistito ad una fustigazione molto realistica e con le ultime forze ha finito lì dove aveva cominciato, il suo culo.
A me è andata meglio: evidentemente la parte di me che lo ispirava di più era la bocca, e se ne è servito a lungo e ripetutamente; ha anche protestato, ad un certo punto, perché pretendeva che non usassi il preservativo, ma mi sono vestita della dignità di mistress e l’ho messo a tacere.
Adesso, superate le divergenze, lo coccolo un altro po’ aiutandolo a rivestirsi, offrendogli ancora una coppa di champagne, facendogli qualche carezza mentre si rinfranca con un altro triangolino di focaccia che gli ho messo in bocca tenendola tra le labbra.
Sandro ha apprezzato ma non ha avuto reazioni degne di nota, ormai non ce la faceva più, e se ne è andato contento, dopo aver lanciato un’ultima occhiata a Simonetta, che esponeva scenograficamente schiena e culo arrossati dalle frustate.
La quale Simonetta è rimasta disciplinatamente in silenzio: può non essere un mostro di simpatia, ma è intelligentissima e percettiva, per tutta la serata si è comportata come una allieva consumata e anzi, qualche volta si è sembrato di leggere nei suoi occhi l’invito a sottoporla a qualche pratica più estrema delle leggere frustate, della cera fusa sui capezzoli da una distanza di sicurezza e della dilatazione anale e vaginale cui mi sono limitata.
Dopo aver chiuso la porta alle spalle del cliente, sudata e carica di adrenalina come sono, mi viene in mente un ricordo di quelli che vorrei scacciare: la prima volta che ho lavorato qui con Tiziana, quando è andato via Leonardo ed abbiamo fatto sesso con lei ancora legata alla croce di Sant’Andrea.
Ho voglia di Simonetta, ho voglia di fare sesso con lei, ed ho anche voglia di farle ancora male: essere stata una disciplinata schiavetta mi ha insegnato che il dolore, anche se non dà piacere, prepara meravigliosamente al piacere successivo.
E allora mi avvicino a lei con in mano il frustino, la prendo brutalmente per i capelli e le annuncio che il bello deve ancora venire; la sua risposta è quella che mi aspetto: “Sono a disposizione della mia Signora”.

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