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24 Mag

2-130Ho organizzato una specie di aperitivo tra amiche che in realtà diventa un consiglio di guerra, con Maria Carla, Paola, Mirella e Rina; all’ordine del giorno, Sammy, Cristina, più varie ed eventuali.
Le ho fatte accomodare nello studio di papà, ho servito vino bianco e dadini di pecorino toscano e intanto preferisco restare in piedi: ieri pomeriggio ho incontrato il primo cliente della lista di Tiziana, che ha trovato il modo di farmi cavalcare il cavallo BDSM, utilizzando uno sgabello ed un manico di scopa, e ho serie difficoltà a sedermi.
Andiamo per ordine, e cominciamo dalle cose semplici: Sammy non è più un problema nostro, hanno fatto tutte le verifiche e la hanno affidata al parente francese, torcendo metaforicamente anche un po’ di braccia per farle ottenere dei documenti Schengen validi; adesso ci penseranno i cugini d’Oltralpe a tenerla d’occhio.

 


Paola coglie l’occasione per raccontare che un gruppo di volontari ha trovato un’altra ragazzina di colore proprio dov’era Sammy, ma mentre aspettavano una macchina della polizia lei è scappata e dopo pochi passi è sparita chissà dove: insomma, da questo punto di vista c’è ancora da lavorare.
Cristina è un’altra storia, introduce l’argomento Maria Carla lanciandomi un’occhiataccia che so di meritarmi: è un sacco di tempo che non vado più a trovarla, Elena e Saverio sono stati più presenti di me ma molto poco.
Maria Carla fa scorrere sul tablet le foto della ragazza dopo gli interventi, e per quello che si può vedere i chirurghi hanno fatto un ottimo lavoro; adesso il problema diventa come aiutarla a dimenticare il pestaggio e cosa farle fare nella vita.
“Possibilmente non la puttana”, rispondo io, e tutte concordano.
Paola mi conferma che Andrea è per il momento stato reso innocuo dagli arresti domiciliari e da qualche visitina di un paio di agenti che ogni tanto gli ricordano il trattamento effettuato al momento dell’arresto.
“C’è una cosa strana: non ha chiesto di scontarli a casa della madre di Cristina ma dalla sua, di madre, all’altro capo di Roma”, sottolinea Paola; come se non bastasse, la madre di Cristina, di cui ancora ignoro il nome, è letteralmente sparita, l’appartamento è stato accuratamente svuotato e le chiavi riconsegnate al padrone di casa. Curioso, in effetti.
Provo a chiedere del padre, e Paola si stringe nelle spalle: non hanno la più lontana idea di dove sia, certamente non è in Italia, e potrebbe addirittura essere morto.
“E’, o forse era, un operaio specializzatissimo, lavorava sei mesi l’anno sulle piattaforme petrolifere in giro per il mondo, magari alla fine del turno è rimasto all’estero”, conclude Maria Carla.
Mirella mi guarda incuriosita mentre mi appoggio alla scrivania di papà: sono un po’ stanca di stare in piedi ma preferisco resistere, dopo avermi fatto cavalcare per mezz’ora il cliente mi ha lungamente frustata sul culo; e meno male che nella stanza accanto c’era Manuela a fare la guardia e ad interrompere la pratica allo scadere dell’ora pattuita.
Probabilmente, viste le sue interessanti preferenze sessuali, ha intuito qualcosa, e magari vorrebbe anche chiedermi perché non ho organizzato la serata che le avevo promesso, ma adesso stiamo parlando di lavoro.
In conclusione, quando verrà finalmente dimessa Cristina tornerà a vivere da me, e a quel punto dovrò dedicarmi anche alla sua educazione, immagino: niente più marchette, molto probabilmente riusciremo a trovarle un lavoro e, perché no, a farle frequentare qualche corso serale. Già, perché se io non ho idea neanche del suo titolo di studio, Rina ha fatto tutte le indagini del caso ed ha verificato che Cristina non ha neanche un diploma di scuola superiore, che ha interrotto all’inizio dell’ultimo anno di ragioneria.
Passiamo alle varie ed eventuali, dopo un altro giro di vino e qualche fettina della torta salata con uova, ricotta e salame che era un cavallo di battaglia di nonna e che io replico al mio meglio: sono partite le indagini su Entel e sembra stiano dando frutti interessanti; più di questo Rina non riferisce, dobbiamo accontentarci.
Ancora: Mirella si schiarisce la gola e mi fa una formale offerta di assunzione, decorrenza dalla primavera prossima, a cinquemila euro al mese. Oddìo, assunzione è dire troppo, come Maria Carla sarei una libera professionista, fattura con IVA e Cassa Assistenza. Senza pensarci rispondo che sì, va bene, anche perché potrei sempre ritagliarmi un po’ di tempo per fare altro: non ho ancora rinunciato all’idea non dico di emigrare, ma almeno di cercare qualcosa con l’aiuto dei miei vecchi colleghi Erasmus.
Terzo bicchiere di vino, la riunione si scioglie, ma presto scopro che la mia serata non è ancora finita.

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