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27 Mag

Fernando Cueto Amorsolo (Philippine, 1892 -1972)Michelle è stata generosa ed esigente: una volta nuda tra le sue braccia ho completamente dimenticato l’altra coppia e mi sono lasciata trasportare dal piacere che chiedeva e dava.
Michelle si è finalmente abbattuta su di me, ancora profondamente conficcata nel mio corpo, ed io la tengo stretta con le braccia e le gambe: in quella sento vicinissima la voce di Mirella al di sopra del respiro un po’ affannoso della mia amante. Me la vedo davanti: ha tenuto indosso gli stivaletti borchiati, lunghe calze nere che arrivano molto in alto sulle cosce ed un reggiseno a balconcino che fatica a contenere due grandi tette dai capezzoli eretti ed invitanti; da un polso lascia pendere con noncuranza il frustino preferito di Tiziana e esibisce con orgoglio un fisico invidiabile, morbido ed accogliente.
“Adesso, chi vuole darmi una mano, per favore?”, chiede facendo sobbalzare Michelle. Un modo fin troppo gentile di esprimersi, per una mistress, ma evidentemente Mirella è capace di tenere ben distinti i due piani, quello del gioco sessuale e quello della conversazione educata, e lo aveva già dimostrato in precedenza.
Ora, lei sa benissimo che io non posso intervenire, Luca mi conosce come prodomme e rovinerei l’esperienza di entrambi; Michelle, cui avevo accennato la cosa, sul momento si era mostrata poco entusiasta, ma dopo il sesso è molto più malleabile, mi dà un ultimo bacio forzando le mie labbra con le sue per assaporarmi con la punta della lingua, si rialza lasciandomi spalancata e fradicia e barcollando un po’ sulle lunghe gambe segue Mirella che si è già avviata verso la camera da letto senza dire una parola.

 


Io ne approfitto per ricompormi: no, con Michelle non è solo sesso occasionale, ma comincio a sentire qualcosa e mi chiedo se, oltre alla simpatia che mi ha già confessato, anche lei possa provare per me più che semplice desiderio.
Mirella ha chiuso la porta alle sue spalle e devo dire che non provo alcuna curiosità per quello che stanno combinando nella stanza accanto: lavata e rivestita, pilucco ancora un po’ di insalata di pollo e la accompagno con un bicchiere di profumatissimo bianco friulano. Ci credo che è buono, costa più di venti euro, ma ne vale la pena.
Dopo un altro bicchiere, però, la curiosità comincia a farsi sentire, anche perché non arriva nessun rumore e in genere un po’ di sano BDSM non è precisamente silenziosissimo: anche se non si è passati alle maniere forti, con schiocchi di frusta e lamenti del sub almeno si dovrebbero sentire gli ordini della mistress.
E’ una specie di déjà vu, ho curiosato così nella stanza dove Tiziana stava dando il fatto loro al dottore ed a Ciro, ma stavolta non ho con me Catia e Lajos, e soprattutto non sono preoccupata; mi fermo con le dita sulla maniglia, è un’indelicatezza che non devo commettere, e ritorno al divano ed al vino bianco: me lo farò raccontare, mi dico, e magari mi ecciterò e mi infilerò la mano dentro fino a venire di nuovo.

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