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31 Mag

shibari111675265730359562_jqK07awS_f_largeIl cliente vip aveva una faccia nota che non sono riuscita ad accoppiare ad un nome ed è stato entusiasta di avere un pubblico, per di più gratis. E’ stato meno esigente di Lord Wax, ma solo di poco, anche perché si è accontentato delle candele presenti nello studio e non gli è venuto in mente di alternare la cera bollente al ghiaccio. Soltanto, non mi ha legata alla croce di Sant’Andrea, ma mi sono trovata assurdamente incaprettata ad uno sgabello, i polsi bloccati assieme alle caviglie, tette, pancia e fica esposte, la testa penzoloni quasi all’altezza del pavimento. Dopo avermi cosparsa generosamente di cera nera e rossa mi ha infilato in bocca fin quasi a soffocarmi un dildo della collezione di Tiziana e poi così sistemata mi ha scopata a lungo e rabbiosamente, sotto gli occhi attenti di Manuela.
Come la stessa Manuela ha poi commentato mentre mi aiutava a ripulirmi, mille euro non era poi troppo.
Non mi chiede perché lo faccio, ma me lo chiedo da sola; non ho certamente un bisogno estremo di lavorare, e non capisco perché devo continuare a presidiare lo studio di Tiziana: non so se Lia mi ha detto la verità, ma anche se lei ritornerà, io non sarò certamente qui ad aspettarla.

 

 


E’ possibile che mi piaccia questa continua ed ininterrotta discesa negli inferi? Assolutamente no, non mi piace, ed il dolore che provo ai seni che sono ancora arrossati per le scottature, alle spalle per la posizione brutalmente scomoda e degradante ed alla fica per le profonde spinte subìte è lì a ricordarmelo.
Mi butto anche questa serata dietro le spalle ed invito Manuela a cena da me; accetta con un entusiasmo che non mi aspetto e che mi fa dimenticare che in casa ho ben poco; lo rammento mentre mi districo nel traffico con qualche rischio sull’asfalto bagnato e la Ural mi sembra improvvisamente pesantissima, forse per colpa di un peso che mi porto dentro.
Improvviso spleen perché Manuela non ha voluto fare sesso con me? Mi sembra assurdo, e poi c’è ancora speranza, mi dico tra una cambiata e l’altra ai semafori rossi della Colombo, mentre strizzo gli occhi sotto la visiera del casco un po’ appannata e velata anche da un po’ di pioggerellina.
Manuela non sembra darsene per inteso, apprezza il viaggio e, ferme ad un semaforo, mi passa un dito sulle labbra: ovviamente non pongo tempo in mezzo e lo succhio gentilmente. Ripartiamo, lei rimette la mano sulla mia vita ed io mi sento privata di qualcosa che mi spettava di diritto.
Mentre mettiamo piede in casa, Manuela, che si è sottratta al mio bacio in ascensore, dichiara che stasera ha voglia di cucinare, e mi sottopone ad un serrato interrogatorio sulle provviste che ho in dispensa ed in frigo per concludere che preparerà una salsina al burro nero e ci condiremo quel po’ di fettuccine rimaste in fondo al pacco aperto chissà quando.

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