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1 Giu

23%20rosso%20fiorentino%20-%20morte%20di%20cleopatraMentre controllo la cottura della pasta Manuela mi passa il suo telefonino, dal quale mi arriva la voce del fratellone: è a cinque minuti da casa mia, mi dice, sta arrivando con le provviste ed un ospite, o forse un’ospite, non è chiarissimo, e insomma le fettuccine sono da buttare anche perché per quattro non bastano, per fortuna c’è un pacco sigillato di pennette.
Manuela sorride sotto i baffi, sa qualcosa che io non so e la faccenda la diverte; io non mi diverto quando mi vedo davanti Maria Carla vestita come una ragazzina in jeans stretti infilati dentro altissimi stivali e maglietta corta ed aderente: mio fratello ha qualche cosa di strano in mente e mi piacerebbe sapere se e come entro anche io nel suo programma.
Per il momento ha in programma di mangiare: porta una strana scatola sottobraccio, la apre e si diffonde per tutta la casa un profumino di arrosto davvero invitante.
“Filetto alla Wellington”, dichiara, “da tenere in caldo”.
Magnifico, c’è da tirare il collo a qualche bottiglia di pregio, e decido di sacrificare un venerabile Chianti che prende polvere dai tempi di papà, sperando che sia ancora bevibile, mentre Maria Carla apparecchia guidata dal fratellone e Manuela controlla la cottura della pasta.
Faccio in tempo a chiedergli quasi in un orecchio che fine ha fatto Chicca, e ne ricevo una risposta che mi congela: ha deciso, dice, di mettere la testa a posto, e le sembra che Maria Carla sia la donna ideale per questo.

 


“Ha tutto quello che cerco: è bella, intelligente e porca. Magari facciamo anche un figlio”.
Nonostante tutto mi godo la cena, il vino e la compagnia finché mio fratello non si scusa e si alza: dice di aver scordato qualcosa in macchina, torna subito. Maria Carla e Manuela si scambiano uno sguardo d’intesa e la prima si decide finalmente a spiegarsi.
“Un po’ ci dispiace, ma non potrai partecipare: finito qui, ci portiamo via lei e ce ne andiamo a fare sesso selvaggio”.
Devo aver tirato un sospiro di sollievo: per il fratellone il tabù dell’incesto ancora resiste, e meno male, perché se dopo aver assaggiato un cazzo avesse anche voluto scoparsi la sorella mi sarei trovata veramente in difficoltà, dal momento che so bene come può essere convincente.
“Non ti sarebbe piaciuto?”, mi chiede perplessa Manuela.
Difficile spiegare: figuriamoci, anche per me il sesso tra parenti è una cosa che non si fa e basta, deve dipendere da tutte quelle storie di incesti nelle famiglie reali studiate a scuola, con relativo indebolirsi della stirpe; me la cavo spiegando che non ho mai visto mio fratello nudo, figuriamoci se posso pensare di farci sesso.
“Se al suo posto ci fosse un altro uomo, magari, se ne potrebbe discutere”, taglio corto: stasera dormirò da sola, e magari mi accarezzerò gentilmente prima di addormentarmi, pensando alle tette di Maria Carla ed al cazzo di Manuela; mi auguro almeno che mi aiutino a mettere in ordine prima di andarsene.
Il fratellone ricompare portando una bottiglia di champagne che è incredibilmente fresca al punto giusto: il brindisi è d’obbligo, a conclusione del quale non riesco a tenere la bocca chiusa.
“Restate qui”, dico, “c’è tutto lo spazio che volete, io mi metto nello studio e vi lascio campo libero”.

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