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9 Giu

fashination-bn-15Paola interviene quando ci stiamo alzando e non so l’effetto che fa a Deborah: coglie di sorpresa me quando dice che a lei sì, piacerebbe fare qualche serata, e se è possibile vedere il padrone per mettersi d’accordo.
Deborah mi lancia finalmente un’occhiata e risponde che ne deve prima parlare con Lele, e che le farà sapere, poi scappa via quasi di corsa, non le ha neanche chiesto il numero di telefono; io devo fare uno sforza per non guardare dalla parte dove mi era sembrato di aver visto Ciro mentre seguo Paola ed esco con passo più misurato.
Paola non si volta indietro e punta verso la macchina, ed apre bocca solo quando siamo ormai un paio di chilometri più avanti, sulla strada per casa.
“Deborah sa dove abiti?”.
Ovviamente sì; ho improvvisamente la gola secca.
“Bene, da stasera ti trasferisci da me con Cristina, almeno per un po’, come misura precauzionale”.
Per quanto possibile mi volto: non è che siamo seguite? Ovviamente non vedo niente: è buio, c’è una coppia di fari che riempie il lunotto della macchina di Paola.
“No, non ci stanno seguendo, e d’altronde sarebbe fatica sprecata, sanno certamente dove trovarti, se vogliono venire a parlare con te. Ma non credo che lo faranno, la tua amica ha capito che cosa sono io e credo proprio che ti lasceranno perdere”.

 


Bene, decisamente ognuno deve fare il proprio mestiere ed io, nonostante le mie letture di romanzi polizieschi e di spionaggio altro non sono che una dilettante: non mi sono neanche accorta che Paola ha controllato per tutto il tempo la situazione. “No, ci sono due miei ragazzi che ci guardano le spalle, uno ci segue, l’altro ha intercettato Ciro che è uscito subito dopo di noi ma lo ha lasciato passare, e lui ha caricato Deborah ed è tornato verso il bordello. Dilettanti, questi, neanche una seconda macchina per la controsorveglianza”.
Mi rendo conto che nonostante le mie letture ce ne vuole prima che io diventi una professionista in questo campo, ed approfitto della lezione che Paola mi tiene divorando il Raccordo Anulare come se non ci fosse un domani.
“Non abbiamo nessun interesse a fare un’irruzione per identificare una ventina di ricchi porci arrapati e qualche ragazza terrorizzata; poi incrimineremmo due o tre persone di bassissimo livello che il giorno dopo sarebbero di nuovo fuori. E intanto tutto l’ambaradam si sarà trasferito duecento metri più in là e noi dovremo ricominciare da capo. No, io voglio arrivare ai livelli superiori, e soprattutto smontare i loro collegamenti, mi interessa scoprire come reclutano le ragazze, come le fanno arrivare, e come le smistano: interessante la storia di Catia, ma per esempio non abbiamo scoperto che fine ha fatto Diva, quella piccola filippina di cui mi hai parlato; insomma, una indagine non finisce mai, se fatta bene, e ti porta spesso dove non immaginavi di arrivare quando hai cominciato”.
Superiamo a destra un SUV gigantesco per infilare l’uscita e Paola continua a parlare.
“Non credo che se la prenderanno con te, se avessero voluto ci avrebbero già provato, sai”.
Magnifico, sono stata a rischio per un bel po’. Devo essere impallidita e non so come Paola se ne è accorta.
“Da quando sei tornata in Italia hai sempre avuto una discreta compagnia: vero che non te ne sei accorta? Anzi, mi dovrai raccontare per filo e per segno la faccenda del centro estetico”.
Non la vedo in faccia ma sono sicura che sta sorridendo.

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