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12 Giu

uid_119a7693cda.250.0Ci sono cose che in qualche modo mi offendono: per fortuna Sara e Paola non hanno voluto giocare all’ultima orgia della Gestapo o cose simili, non lo avrei sopportato; quindi niente stella gialla sul pigiama della detenuta, niente stivaloni, croci uncinate e cose simili, soltanto un incrociarsi di lei rivolto da Paola e di tu usato da Sara ed un ceffone accompagnato da qualche minaccia quando Paola ha lasciato rumorosamente cadere il vassoio dopo averci servito le tartine col paté toscano.
Lo schiaffo è stato vero, e Paola, con una guancia in fiamme, si è profusa in umilissime scuse, si è messa a quattro zampe ed ha faticosamente raccolto da terra i cocci, offrendoci lo spettacolo del suo michelangiolesco fondoschiena. Solo allora la serata è entrata nel vivo.
“Ferma così”, ha ordinato Sara, e Paola si è immobilizzata in una posizione particolarmente umiliante, la faccia quasi a terra, le ginocchia larghe ed il culo ben esposto.
Sara si è per qualche minuto disinteressata della sua prigioniera, ha finito di sgranocchiare il crostino ed ha bevuto un sorso di vino, prima di rivolgersi a Cristina:
“Guarda che roba! Cosa ti fa venire in mente un culo così?”
Conosco abbastanza bene la sessualità della mia ragazza: Cristina ha robusti appetiti ma disdegna ogni complicazione, ed è rimasta in silenzio.

 


“Avanti, non essere timida. Non ti viene voglia di farlo diventare rosso con un bel po’ di frustate?”
Cristina mi ha guardato come per chiedere aiuto ma io mi sono trincerata dietro una maschera di impassibilità; Sara non ha nessun diritto alla nostra partecipazione, siamo venute qui come amiche e non come professioniste, e da parte mia, anche se una volta ho fantasticato sulla possibilità di sottomettere Paola, adesso la cosa mi lascia indifferente: anche perché non ho idea di quanto a lei possa piacere una cosa del genere.
Sara non si è lasciata smontare.
“Inoltre sembra in grado di trottare a lungo, forse dovremmo provare”.
Detto fatto, ha rimboccato la tunica sino alla vita e si è messa a cavalcioni di Paola. Solo a quel punto Cristina ha avuto una reazione: la ho distintamente sentita emettere un sospiro, davanti al pube depilato ed al tatuaggio della padrona di casa.
Debitamente incitata da qualche sculaccione, Paola ha portato a spasso Sara per una decina di minuti attraverso l’enorme salone, ed in un paio di passaggi ha accennato anche un volenteroso trotto, ma il suo fisico potente le negava ogni grazia, tanto più se richiamavo alla memoria il passo leggero di Tiziana.
Di più, mi sono accorta che per tutto il tempo ha tenuto la testa bassa e lo sguardo in terra, come se si vergognasse di dare spettacolo davanti a noi.
Alla fine Sara è smontata di sella, ha dato un’ultima pacca sul culo di Paola, stavolta quasi affettuosamente, ed ha preso per mano Cristina che, ormai domata, la guardava a bocca aperta.
“Noi ci avviamo, tu strigliala bene per asciugarle il sudore, e poi raggiungeteci, quando siete pronte”.

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