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14 Giu

Amy Fries aka VauntHo portato Paola al piano di sopra, guidandola gentilmente lungo le scale: lei non ha dato segno di volersi rialzare ed io l’ho assecondata, stando molto attenta e tenendomi pronta a sostenerla in qualche modo se fosse scivolata; volevo condurla in bagno ma lei ha puntato la stanza da letto ed io mi sono detta al diavolo, se proprio vuole vedere che veda, magari le farà anche bene.
Soltanto si è fermata a metà del corridoio, e non perché fosse stanca. In effetti c’era qualcosa di strano, un grande silenzio; io so bene come scopano Cristina e Sara, e posso assicurare che non sono dei tipi riservati.
Accorgermene e preoccuparmi per me è stata questione di un attimo: cosa stavano combinando?
Prima che potessi reagire, Paola era già in piedi ed aveva divorato in tre passi la lunghezza del corridoio; io le sono corsa dietro come ho potuto e siamo entrate una dopo l’altra per poi fermarci di colpo, e quasi mi sono schiantata rovinosamente contro il gran corpo di Paola.
Un’occhiata e siamo uscite molto più silenziosamente: non c’era certo bisogno di noi, dal momento che Sara, imbavagliata da una gag-ball, in piedi al centro della stanza, le braccia sopra la testa ed i polsi ammanettati bloccati da una catenella che pendeva dal lampadario, accoglieva nella fica un enorme cazzo di gomma maneggiato con la bocca da Cristina, in ginocchio davanti a lei e con una candela accesa che le sporgeva tra le natiche.

 


Non credo che Sara ci abbia viste, dal momento che teneva la testa rovesciata all’indietro: meglio così.
Anche se si è accorta di noi la cosa non ha avuto importanza perché Paola mi ha subito abbracciata stretta e spinta dentro la biblioteca, si è chiusa la porta dietro le spalle ed ha cominciato a baciarmi con furia appena controllata; mi sono trovata con il culo appoggiato contro la scrivania, il busto all’indietro, il pube sporto in avanti: la stretta di collant e mutandine mi è sembrata improvvisamente intollerabile ma così come mi trovavo, le braccia allacciate attorno all’ampia schiena di Paola, non potevo muovermi, e mi limitavo ad assaporare la sua bocca.
E’ stata lei a staccarsi da me, a muovere in fretta ed efficientemente le dita: la biancheria è finita arrotolata in men che non si dica attorno alle caviglie, la gonna in terra, il pesante maglione sollevato sopra la testa a scoprire i seni, ero totalmente esposta e felicemente immobilizzata, bendata ed imbavagliata.
Mi sono lasciata andare alle sensazioni che le labbra, i denti, le mani e la lingua di Paola scatenavano vagando lungo il mio corpo, ma è durato troppo poco; lei si è fermata, ha terminato di spogliarmi e si è inginocchiata davanti a me.
Ho chiuso gli occhi e aperto un po’ di più le gambe in attesa del seguito ma Paola si è limitata a finalmente dirmi qualcosa.
“Ti prego”, ha detto, e l’ho vista che mi porgeva, con le braccia tese come si farebbe davanti ad una divinità, la mia cintura.
E’ sembrata delusa quando l’ho usata per legarle le braccia dietro la schiena stringendo bene sopra i gomiti, ma poi si è goduta gli schiaffi che le ho sferrato, con calma e decisione, misurando la forza per arrossarle la pelle senza farle troppo male, e quando si è finalmente dedicata alla mia fica è venuta di nuovo subito dopo di me.

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