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15 Giu

5Io ne avrei anche avuto abbastanza, ma Paola ha preteso di continuare; forse era una specie di gara con Sara alla quale non avrei certamente voluto partecipare, ma insomma, sarebbe stato scortese da parte mia tirarmi indietro.
Abbiamo letteralmente fatto mattina, ed alla fine più che addormentarci siano quasi svenute, ancora strette in un sessantanove che sembrava non dovesse finire mai.
Mi ha svegliato una Cristina un po’ a disagio, portandomi il caffè e chiedendomi subito dopo scusa, nel suo modo confuso ed autoreferenziale.
“Ho visto che non dicevi niente ed ho pensato che era lavoro, poi c’era il fatto che lei mi piaceva, è stata anche brava e mi ha fatta divertire, tranne quando mi ha ficcato quella candela nel culo e mi ha fatto male, non mi aveva neanche sputato. Poi si è fatta appendere al soffitto e prima voleva essere frustata ma a me una cosa del genere non piace, lo sai, e allora si è accontentata di farsi scopare ma tanto tanto e tanto; che mi era venuta voglia di lasciarla lì e venirti a cercare per chiedere cosa fare, ma poi ho deciso di no, che me la devo cavare da sola, e alla fine la ho slegata e le ho detto no, guarda, non mi va di farmi legare, non l’ho mai fatto neanche con Stella che è la mia ragazza, e meno male che di certe cose abbiamo parlato, mi ricordo, e mi hai spiegato tutto per bene, tu e quella ragazza che prima stava con te.

 

 

A proposito, che fine ha fatto, mi sa che è finita male, quelle come lei finisce che si mettono nei guai. E poi dopo che non mi sono fatta legare mi sono fatta sculacciare come hai fatto quella sera che abbiamo lavorato assieme, ti ricordi, che abbiamo dovuto recitare, ma a Sara alla fine neanche è piaciuto, e mi ha spiegato che lo ha fatto perché voleva provare, e alla sua amica piace tantissimo”.
Si ferma per riprendere fiato e meno male, perché sento che sta per scoppiarmi un mal di testa di quelli epocali. Ne approfitto per restituirle la tazzina vuota e per farmi accompagnare in bagno: ho più voglia che necessità di una geisha, ed è anche il modo per far capire a Cristina che non me la sono presa.
Purtroppo lei continua a cicalare mentre mi prepara il bagno.
“Però è veramente forte. Pensa che dopo che è venuta non so quante volte, alla fine mi ha lasciata lì per terra, si è lavata, vestita ed è uscita: andava in ufficio, mi ha detto. Io non ci capivo più niente e non ho neanche pensato di chiederle i soldi, meno male che non l’ho fatto”. Altra pausa, io non dico niente.
“Il caffè lo ha fatto la ragazzona, che è giù, dice che oggi lavora da casa. Accidenti se vi siete divertite anche voi: ha due calamari sotto gli occhi da fare spavento. Lo so che sei brava ma una cosa del genere non l’avevo mai vista, devi far venire anche me così, una di queste notti”.
Nonostante tutto mi rilasso, nell’acqua calda e con la mani gentili di Cristina che mi insaponano la schiena e mi massaggiano la base del collo. Lei se ne accorge e cambia argomento.
“Sono brava, non è vero? Ho imparato con Andrea, cioè lo facevo ad Andrea che era nella vasca con mamma e loro scopavano ed io lo massaggiavo come faccio adesso con te e lui scopava mamma ancora più forte e mamma urlava e lui diceva che eravamo proprio due puttane e veniva e una volta ha dato a mamma un morso sul seno che quasi le staccava un capezzolo. Questo era quando ancora Andrea aveva voglia di scopare mamma, ed io avevo solo fatto qualche pompino in giro ai compagni di classe, e mi veniva in mente che scopare era un lavoro difficile”.
Cristina si sposta e comincia ad insaponarmi una gamba: per stare più comoda, mentre era alle mie spalle si è spogliata, ma credo che davvero non ci sia nessuna particolare malizia.
“Sai, sono contenta di cambiare un po’ aria: qui è molto bello ma soprattutto qualche giorno fa mi è sembrato di vedere mamma lì dietro casa tua, e non vorrei proprio incontrarla più, meglio se ci siamo spostate. Meno male che hai queste amiche importanti, tu”.

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