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21 Giu

Helmut-Newton-Saddle-I-aus-der-Serie-Sleepless-Nights-Paris-1976-Helmut-Newton-Estate-640x429-586x392Va bene stare attente, ma io devo lavorare. E per fortuna ricevo una telefonata da Andrea: c’è un tizio, vecchio cliente del bordello, che ha voglia di una cosetta più complicata, a casa sua, e vuole anche una ragazza bianca; lei ha pensato a me perché sa bene come la pensa Catia sul lesbo, e poi non vuole mettere troppo in piazza i suoi affari con le sue socie. E così ricambia anche la cortesia che le ho fatto quando l’ho portata dai ricconi, aggiungo io, e siamo pari.
Bene, cinquecento euro a testa per tutta la notte non mi sembra una tariffa principesca, ci dobbiamo anche rimettere i soldi da spendere per raggiungerlo, abita a casa del diavolo, al confine tra Roma e Albano Laziale, e insomma Andrea ancora non ragiona abbastanza in grande, ma non posso certo dirle di no, mi faccio prestare la macchina da Paola, le affido Cristina che ha messo su un adorabile broncio perché vorrebbe venire anche lei, recupero Andrea che si fa trovare al capolinea della metro e puntiamo decise verso l’ignoto, che poi sarebbe una villotta liberty che ho trovato citata su internet come un capolavoro nel suo genere.

 


Non sono tranquillissima, ci stiamo avvicinando un po’ troppo alla zona controllata da Lele e dai suoi amici: d’accordo che Paola mi ha detto di non preoccuparmi perché ci sarà qualcuno che baderà a me, ma insomma, e sto a sentire con un orecchio solo Andrea che si lamenta un po’ del lavoro.
“Abbiamo abbassato i prezzi, la semplice la mettiamo a cento euro, e lavoriamo comunque meno di prima, Chicca tiene i conti e si lamenta sempre, dice che se continua così tanto vale andare a fare le commesse in un negozio, ma è solo incazzata con tuo fratello che di punto in bianco è sparito. Catia invece dice che le sta bene così, che i soldi le bastano e che tra un annetto smette. Io per mandare i soldi a casa devo sempre proporre qualche extra quando ho in mano l’uccello del cliente, e meno male che ogni tanto combino qualche cosa per conto mio. Solo che stasera proprio non mi andava, sai, oggi c’è stato movimento e mi sono fatta sei clienti, uno mi ha dato altri centro euro per ficcarmi dentro tutta la mano e poi ho passato mezz’ora a fare irrigazioni col bicarbonato”.
Il GPS della macchinetta di Paola mi fa fare un paio di giri abbastanza strani, mi sembra di passare tre volte per lo stesso incrocio, e finalmente arriviamo a destinazione: Andrea fa una telefonata, un cancello si apre da solo, e vedo l’ingresso della villa, che è veramente molto bella e ben tenuta.
Sulla porta c’è un tipo non troppo alto e molto magro, elegantissimo, abito scuro sartoriale, camicia bianca, cravatta sobria, che mi sembra vagamente di aver già visto, cosa possibile se era un cliente del bordello, che ci bacia la mano e ci fa entrare; la porta d’ingresso si chiude alle nostre spalle con il classico tonfo che rivela una robusta blindatura, e adesso vediamo cosa ci chiede questo signore, che non si è presentato e che Andrea chiama “amore”, da brava puttana; farò anch’io così, a questo punto.
Devo dire che davvero questa villa è bellissima, arredata con gusto, ed il padrone di casa ci tratta come due regine offrendoci l’aperitivo che poi è uno champagne millesimato, e qualche stuzzichino di ottima qualità in un salottino dominato da un suo enorme ritratto in panni rinascimentali.
Vediamo, sulla cinquantina, capelli palesemente tinti di un improbabile color visone, nessun accento percepibile e vocabolario piuttosto ricco mentre snocciola l’elenco delle porcherie che si aspetta da noi, insomma puzza tanto di nobile un bel po’ depravato ma niente affatto decaduto. Andrea non fa una piega neanche quando, ormai alla fine della chiacchierata introduttiva, sente che ci verrà imposto, per concludere, un bel clistere, forse non l’ha mai provato, io sì, e non mi piace per niente l’idea, anche perché dopo un servizietto del genere ci sono solo due possibilità, cioè o dovremo reciprocamente cacarci addosso o l'”amore” di Andrea vorrà farsi cacare addosso da noi, e nessuna delle due cose mi entusiasma.
“Adesso vi lascio, spogliatevi e aspettatemi qui, per favore, vado a cambiarmi, ci metto cinque minuti”.
Andrea è dimagrita dall’ultima volta che abbiamo lavorato assieme, ed i suoi seni sembrano ancora più grossi ed arroganti, è davvero molto eccitante: glielo dico e lei sorride e mi risponde che io le devo ancora una leccata di fica, magari stasera pago il debito; non faccio in tempo a rispondere che anche stasera si tratta di lavoro ed io non vengo mai quando faccio lo spettacolo per i clienti, che il cliente si ripresenta ed io fatico a non ridergli in faccia, visto che ha indossato, almeno in parte, gli strani panni nei quali era stato ritratto, ovvero una specie di turbante ed un giustacuore ricamato: forse per stare più comodo, ha fatto meno dell’attillata calzamaglia ed esibisce un uccello ancora penzoloni ma di dimensioni più che generose.
Andrea salva la situazione dichiarando estasiata: “Amore, come sei elegante, ti sta benissimo “, ed il cliente risponde con accento fiorentino: “Grazie, madonna, anche voi siete bellissima”; la serata può cominciare.

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