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22 Giu

imagesCAAN9CYJPer prima cosa, doppio pompino con dito in culo e senza preservativo; non mi piace molto, dobbiamo stare attente anche perché il cliente ha dichiarato che non dobbiamo farlo venire ma coccolarlo a lungo e bagnarlo tanto con la saliva ma senza toccarlo con le mani, insomma un esercizio di stile da film porno, tanto per dimostrare che l’immaginario anche dei più estrosi puttanieri sempre lì si è formato.
Tocca a me sodomizzarlo con le dita perché le mie sono più sottili e porto le unghie corte, e nonostante tutto mi becco un richiamo a mezza bocca e l’invito a fare più piano: ma cosa pretende, ha voluto che lo facessi a secco, per forza sente un po’ di dolore.
Un altro richiamo è per Andrea che gli ha fatto sentire i denti; sembra incontentabile, questo qui, ma finalmente prendiamo il ritmo giusto e facciamo anche il piccolo numero che ci ha espressamente richiesto: una volta che ha una decorosa erezione, cominciamo a leccarlo e incrociamo le nostre lingue più volte, avendo finalmente in cambio un convinto “brave, madonne, continuate così”.

 


Andrea, che in qualche modo lo conosce, decide quando è il momento di fermarsi, e a me sembra sempre troppo tardi. Adesso è il suo turno per la prima scopata a smorzacandela, lui si accomoda sul divano e lei si impala dandogli la schiena per schizzare di nuovo in piedi un attimo dopo: il pompino passi pure, ma il resto senza preservativo è fuori discussione.
Dà l’idea di esserci rimasto male e allora lo premio: visto che è decisamente duro faccio il mio numero mettendoglielo con la bocca, compreso nel prezzo, e mi riesce bene; quando mi rialzo Andrea ha gli occhi sgranati e lui un sorriso estatico. Però non posso dormire sugli allori: Andrea riprende da dove aveva interrotto ed io mi piazzo a quattro zampe sul divano accanto al cliente per leccargli il petto e mordicchiargli i capezzoli; si tratta di un passaggio delicato, bisogna che senta i denti ma che non senta dolore, e infatti mi becco una tirata di capelli che mi fa quasi lacrimare quando stringo troppo.
D’accordo, più piano, ho capito, e intanto Andrea si muove e si affanna, la sento quasi ansimare, e questo qui ancora non viene, accidenti a lui.
“Più in fretta, madonna”, intima il cliente,
Adesso Andrea ansima proprio, con la coda dell’occhio vedo la sua schiena imperlata di sudore e comincio a sentire il suo odore, un misto di stanchezza e di eccitazione, nonostante tutto, e nonostante tutto comincio ad eccitarmi anch’io; il cliente se ne accorge, allunga una mano per infilarmela tra le gambe, mi fa una carezza e improvvisamente viene urlando “Sì” a gola spiegata.
Era proprio ora, ma noi non possiamo riposarci, o meglio può farlo Andrea che si sdraia a faccia in giù sul pavimento, per fortuna coperto da un morbidissimo tappeto, e adesso è il mio turno di lavorare, sotto gli occhi attenti del cliente che si gode questo black and white.
Comincio col mettermi a cavalcioni dei fianchi di Andrea e chinandomi in avanti con qualche sforzo riesco a leccarle affettuosamente il collo, poi mi sdraio piatta su di lei e le massaggio la schiena con i seni: non so se il cliente se ne accorge, ma mi sostengo come posso con le braccia per non pesarle troppo. Poi è il momento del culo: ci è stato espressamente chiesto questo numero, mi accovaccio tra le gambe della mia partner, lei si divarica le natiche con le mani ed io comincio a dardeggiare con la lingua nel buco che trovo stretto e sudato e che lentamente sento rilassarsi.
“Più a fondo, madonna”, mi incita il tizio con la voce un po’ strozzata, ed io schiaccio la faccia tra due globi scuri e sodi.
“Basta così, madonna, adesso il seguito”.
Il seguito sono due dita che infilo il più delicatamente possibile dentro, fino in fondo: l’eccitazione mi è completamente passata e comincio ad odiare questo tizio che sembra non sia mai contento; poi Andrea ha finalmente l’ispirazione, o forse ho davvero affondato troppo, e comincia a lamentarsi, mi chiede di fare più piano una, due, tre volte, e la terza quasi singhiozza, e finalmente arriva il tanto sospirato “ferma, madonna, va bene così”.

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