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25 Giu

297b3465edea6f08894f7fc3ad61f1c4Fino a questo punto tutto è andato liscio, il cliente è soddisfatto ed a parte qualche indolenzimento siamo abbastanza in forma. Ma adesso comincia la seconda parte della serata, quella più squisitamente fetish, e la cosa mi preoccupa un po’.
Il cliente si è di nuovo scusato ed è ricomparso con addosso pantaloni e gilet di pelle nera, e farebbe anche ridere, con il suo modesto torace, se non avesse un’espressione particolarmente decisa.
Niente fruste, niente catene, e la cosa mi tranquillizza. Abbiamo ben chiaro cosa vuole, un’occhiata d’intesa con Andrea e ci mettiamo di nuovo al lavoro, in ginocchio lo salutiamo chiamandolo “Nostro Signore” e poi ci chiniamo per leccargli i piedi con commovente sincronia.
Il cliente ha insistito a lungo: vuole sentire bene le lingue, ben bagnate di saliva, e dobbiamo far vedere che ci piace da impazzire: ovviamente ha sempre ragione, quindi alterniamo umide slinguate a gemiti di soddisfazione.

 


Il passo successivo è più complicato, ma non di molto: Andrea smette mentre io continuo, si sposta alle mie spalle e mi ficca una candela nel culo, per fortuna  con gentilezza, e per fortuna la candela è piuttosto sottile; siccome deve anche accenderla, alzo il più possibile il culo per tenerla in verticale ma ne rimedio un calcio nei fianchi, neanche troppo piano, e l’ordine di restare giù.
Devo essere proprio un bello spettacolo, così: apro le ginocchia quando sento la prima goccia di cera sul polpaccio, e neanche questo va bene: altro calcio, per fortuna meno forte, e l’ordine di stare composta.
La testa bassa, non ho il coraggio di guardarmi intorno: non voglio irritare ancora il cliente, essendo già stata sin troppo indisciplinata; d’altronde so che Andrea, se sta rispettando il copione, è in piedi alle mie spalle, a gambe larghe, e si sta infilando due dita dentro per poi estrarle e leccarle avidamente.
Il passo successivo arriva anche troppo presto: Andrea mi sfila la candela dal culo e la sento mentre si inginocchia accanto a me porgendola al cliente.
E insomma, è il momento di prenderci un po’ di cera fusa sui seni, e per nostra fortuna questo tizio non è molto pratico e non si avvicina più di tanto, e per mia fortuna la cera bianca è molto più scenografica su Andrea, che fa la parte del leone e così come si trova, alla fine, si impegna in un pompino spettacolare, mentre io indietreggio, sempre in ginocchio, per il passo successivo.
Che è l’ordine di mettermi di nuovo a quattro zampe ma stavolta mostrandogli il culo: anche se stiamo di nuovo seguendo il copione e me lo aspettavo una piccola fitta in mezzo alle natiche in qualche modo anticipa la nuova inculata; Andrea lo guida dentro di me con gentilezza ma a questo punto della serata sono fin troppo indolenzita e sensibile. Riesco a non irrigidirmi, il che sarebbe peggio, ma mi fa decisamente un po’ male.
Vado a braccio: “Nostro signore, più piano, la prego”.
Anche lusingare un uomo, fargli credere che nemmeno una puttana può reggere i suoi assalti, è sempre una buona idea, lo sento ridere soddisfatto e mi merito spinte meno forti e profonde; so che Andrea gli sta accarezzando le palle e mi auguro che ci metta tutto il suo mestiere per farlo finire in fretta. La sento chiedere: “Nostro Signore, va bene così?”, sento lui che grugnisce qualcosa e poi, finalmente, viene.
Poco da stare allegre, siamo arrivate all’ultimo gioco, quello che mi piace meno di tutti.

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