814

29 Giu

1163944645.12003.2In realtà me lo ha detto, che mi vuole pulita, ma non mi aspetto lo spruzzo, potente e concentrato, di acqua gelida che mi colpisce la schiena, appena sopra le natiche, e che mi toglie il respiro per un attimo. Quando lo recupero mi scappa un grido e penso che me ne pentirò, ma Lele continua ad innaffiarmi e ride.
“Magnifico: ti scoperò e tu sarai felice di accontentarmi, finalmente”.
La doccia gelata dura poco, probabilmente, e alla fine sono più o meno pulita, bagnata fradicia e completamente intirizzita.
“Qui c’è troppa puzza, troviamo un posto più adatto”, dice Lele, ed usciamo, io davanti e lui due passi dietro di me, mi guida con poche parole e finalmente, dopo aver risalito due rampe di scale, arriviamo in una piccola stanza con una branda e nient’altro, neanche una finestra. C’è un materasso e, particolare inquietante, da un anello sul muro penzolano delle manette d’acciaio, come quelle che mi fece mettere Paola, una vita fa.
Lele si chiude la porta alle spalle ma sento distintamente, attraverso la parete, dei tonfi e dei lamenti.
“Luciano si sta divertendo con la negretta, mi sembra. Almeno non si vedranno tanto i segni. E tu, sdraiati e mettiti le manette”.
Potrei pregarlo, dirgli che non servono, che farò tutto quello che vuole, ma non voglio dargli anche questa soddisfazione, e mi trovo con le braccia sopra la testa, immobilizzata ed esposta; automaticamente stringo le ginocchia e lui ride.

 


“Aspettami qui, per favore, devo dire una cosa a Luciano ma torno subito”.
E mi lascia lì, con la compagnia dei rumori che non sono cessati: Andrea sta soffrendo più di me, in questo momento. Ma Lele ha finalmente commesso un errore: non avrebbe mai dovuto lasciarmi sola, con la possibilità di riordinare le idee.
Vediamo, sono ancora zuppa e sicuramente si dovrà spogliare prima di scoparmi, quindi perderà ancora un po’ di tempo. Poi, non so se avrà il coraggio di ficcarmi l’uccello in bocca, dovrà magari toccarsi per diventare duro, ed avrò ancora qualche minuto di respiro. Ma soprattutto, lo scorrere del tempo farà sì che il mio angelo custode si metta in qualche modo in sospetto. Avevamo detto con quel bastardo, che come ho sentito si chiama Luciano, tutta la notte, e già con lui ne è passato di tempo. Magari gli verrà in mente di verificare cosa sta succedendo qui dentro, forse chiamerà una pattuglia, e insomma potrei, alla fine, risparmiarmi un po’ di botte o di quello che Lele ha in mente per me.
Lele rientra proprio su questa conclusione, e mi accorgo che gli inquietanti rumori sono cessati, ma mi accorgo anche che ha in mano un aggeggio che ho già visto in casa dei ricconi: è un pungolo elettrico, e mi si accappona la pelle.
“Luciano è proprio ben fornito ma preferisce i vecchi sistemi, ha usato solo il battipanni di vimini della nonna, e questo me lo ha prestato volentieri”.
Girando alla larga per non avvicinarsi alle mie gambe, che sono ancora libere, mi raggiunge e mi piazza il pungolo sul collo.

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Una Risposta to “814”

  1. Harrison Fiat giugno 30, 2014 a 8:32 am #

    …mmmm…

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