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5 Lug

eros-etruschi_thumbLa dichiarazione di Cristina, che mi sono ben guardata dal tradurre, si è poi dimostrata almeno parzialmente errata.
Col senno del poi, mi è venuto il dubbio che uno dei nostri ospiti avesse qualche infarinatura di italiano colloquiale; infatti Auguste si è guardato intorno, ha scambiato un cenno con l’elegantissimo cameriere con il suo grembiule lungo fino ai piedi e poi mi ha detto che ha visto due amici, mi dispiace se ce li presenta?
Come potevo rifiutare? Anche perché erano due simpatici ragazzoni, uno biondo ed uno bruno, molto ben educati e dalla gradevole conversazione.
“E sono anche etero al cento per cento”, mi ha sussurrato Guillaume mentre si avvicinavano.
Pochi istanti per pensarci: non avevo nessuna voglia di portarmeli a casa, anche perché sarebbe stato davvero scomodo organizzare due scopate, con un solo letto e neanche un divano, ed avevo ancora meno voglia di svegliarmi in un letto sconosciuto di una casa sconosciuta. In realtà, non avevo neanche voglia di fare sesso: prima di uscire Cristina si era devotamente inginocchiata ai miei piedi e mi aveva provocato un rapidissimo ma soddisfacente orgasmo con le labbra e la lingua, una specie di pompino al femminile, che ho accompagnato con reazioni molto maschili, insulti sessisti a mezza bocca, tirate di capelli ed alla fine la sua faccia schiacciata contro il mio inguine; per di più ero anche piacevolmente satolla e l’arrivo del cameriere con i balloon ed una venerabile bottiglia di cognac mi invitava ad altri piaceri.

 


Cristina però è rimasta a bocca asciutta e, da quando è uscita dalla clinica, non ha ancora avuto un uomo: capisco che abbia voglia di provare se le sue capacità di seduzione sono rimaste intatte, nonostante tutto.
Quindi ho detto di sì, Etienne e Marius, rispettivamente il biondo ed il bruno, si sono accomodati dopo averci salutati cerimoniosamente ed hanno cominciato a fare la ruota: francesi o italiani, gli uomini sono decisamente uguali sotto qualsiasi cielo.
Gradevole sorpresa, Etienne mastica anche un discreto italiano con accento marchigiano, per merito di un nonno emigrato, se capisco bene, da Camerino: quanto basta, insomma, perché Cristina cominci a sciorinare tutti i suoi strumenti di seduzione.
Marius, simpaticissimo, educatissimo, dalla grande cultura classica e dalla gradevole conversazione, ha capito tutto in cinque minuti e se ne è fatta una ragione, con Auguste e Guillaume che ridevano sotto i baffi, chiedendosi magari, come me lo chiedevo io, dove avrebbero consumato Etienne e Cristina.
Mentre Marius registrava sul telefonino il mio numero, per la prossima occasione in cui gli sarebbe capitato di venire a Roma, i due piccioncini si alzavano con una certa fatica, ed altrettanto faticosamente si districavano nel locale affollato dirigendosi verso la toilette. Ho mandato giù mezzo bicchiere di cognac in un colpo solo: con Cristina non si poteva mai sapere, magari gli avrebbe offerto un pompino al volo per cento euro, e non sarebbe certamente stata una buona idea; inoltre dopo le mie avventure e disavventure in Germania, avrei preferito evitare che anche a Parigi cominciasse a girare la voce che quanto meno mi accompagnavo con delle sex worker.
L’aria rilassata dei miei commensali mi ha tirato un po’ su il morale, come quella soddisfatta di Etienne se non di Cristina al loro ritorno al tavolo una decina di minuti dopo. Una bella serata, alla fine.
Signore fino all’ultimo, Marius ci ha poi riaccompagnate a casa, o almeno abbastanza vicino per evitarci di romperci l’osso del collo sul selciato umido e gelato del quartiere: no, l’indirizzo esatto non glielo ho dato, le regole si possono violare solo fino ad un certo punto.
Con la testa ormai gradevolmente leggera, anche grazie ad un altro goccio di cognac dalla bottiglia che ho comprato per tenerla a casa e che intendo svuotare prima di tornare a Roma, sono stata io a servire Cristina in bagno, e ad ascoltare il suo racconto non particolarmente soddisfatto.

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