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7 Lug

araki_kinbaku_bondage_japan_1993Ovviamente abbiamo continuato a fare vita quasi da recluse per il resto del tempo passato nella Ville Lumiére, anche se mi sono tolta lo sfizio di andare a fare una capatina in un bellissimo sexy shop di cui avevo tanto sentito parlare; grande scelta, grande eleganza ma prezzi folli. Cristina si è innamorata di un completino intimo veramente da mignotta e non ho avuto cuore di rifiutarglielo; poi mi ha ringraziata a modo suo, indossando per me il reggiseno che scopre i capezzoli, le mutandine con lo spacco che rende comodamente accessibili fica e buco del culo, il sottile reggicalze che allacciato sulla vita sottile evidenzia la generosa curva dei fianchi, il tutto di pelle nera costellata di borchie di ottone, completato da velatissime calze nere con la riga e sandali dal tacco vertiginoso.
Io ho inaugurato il regalo che mi sono fatta, un nuovo strap-on ricoperto di cuoio rosso, che assomiglia in maniera inquietante a quello che Tiziana utilizzava con me e che mi ha dato molto meno soddisfazione di quello che ho lasciato a Roma, ma che era molto spettacolare; tanto che Cristina, prima di prenderlo in bocca, ha voluto spostarsi davanti ad un specchio e mi ha detto: “La prossima volta dobbiamo fare un filmino e metterlo in rete, possiamo fare un sacco di soldi, ma tu devi metterti qualche altra cosa addosso perché hai le tette troppo piccole, starei meglio io con quel cazzo attaccato, secondo me piaccio di più come dominatrice. Magari la prossima volta facciamo anche a cambio, e adesso fai piano che è molto grosso e ho paura che mi soffoca come una volta un amico di Andrea che mi infilò in gola non mi ricordo cosa ed io gli vomitai addosso, lui prima mi riempì di botte e poi Andrea e mamma mi dettero il resto. Ma io credo che lo aveva fatto apposta, mentre mi picchiava è venuto due volte, più io piangevo e gli chiedevo scusa e lo pregavo di smettere più gli diventava duro, e poi la coca ad Andrea gliela ha data lo stesso”.

 


Ormai mi sono abituata agli estemporanei ricordi della mia ragazza e non mi sono fermata, l’ho fatta godere prendendola a pecorina e alla fine ho goduto anch’io, mezza conficcata nel suo culo. Mezza, perché Cristina si lamentava un po’, diceva che era troppo grosso e che dopo essere venuta era ancora più sensibile, e mi pregava di fare più piano, e ho dovuto tenermi per non darle un paio di sculaccioni.
Tanto che dopo, mentre ci lavavamo assieme, mentre mi teneva abbracciata e mi dava gentili bacetti sui capezzoli, prima mi ha chiesto scusa per la storia delle tette piccole, poi mi ha domandato con aria ingenua perché non la ho sfondata, alla fine, e magari anche picchiata per punirla della disubbidienza.
“Io me lo aspettavo, lo so che ti piace fare la padrona, fare un po’ male, e volevo proprio farti contenta. La prossima volta mi sfondi, per favore? Davvero, puoi farmi tutto quello che vuoi perché ti voglio bene, non è come con Andrea, come quella volta che prima inculò mamma, poi tirò fuori il cazzo sporco di merda perché mamma non era andata in bagno e lui si incazzò tanto, la frustò e poi le fece pulire il cazzo con la bocca e io poi la dovevo baciare e prendermi anch’io la merda, lo facevo perché avevo paura, ma con te no”.

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