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10 Lug

henri_rousseau_-_il_sogno-1Non so cosa abbia convinto Manuela, ma probabilmente la ricomparsa di Lorenzo con l’espressione completamente ebete tipica di chi ha appena provato sensazioni meravigliose ed inattese e di Cristina con l’aria del gatto che ha mangiato una intera nidiata di topolini ha dato una spintarella nella direzione giusta; la ho portata nella camera che ho occupato con Cristina, ho aperto il trolley e ne ho estratto il nuovo strap-on francese mentre lei si spogliava rapidamente e mi faceva omaggio di una erezione di tutto rispetto esplosa da un elegantissimo paio di mutandine di pizzo bianco.
“Mettilo via, quello”, mi ha detto avvicinandosi e piazzandomi quasi in faccia i seni deliziosamente impennati con i capezzoli dritti, “oggi voglio scoparti”.
Felice di obbedire, ho tirato su fino alla vita la gonna e sfilato le mutandine appoggiandomi al muro, mentre Manuela faceva magicamente comparire un preservativo, lo infilava con pochi gesti e mi ordinava ancora: “Sbottona”.

 


Ho aperto la giacca del tailleur, sbottonato la camicia e lei mi ha afferrato i seni attraverso il reggiseno, li ha stretti con forza delicata, quanto bastava per farmi sobbalzare, e lei ha approfittato del mio movimento per infilarsi tutta dentro di me, schiacciandomi contro il muro.
Proprio come un uomo infoiato, ho fatto in tempo a pensare, ma poi ha cominciato a muoversi e mi sono rimangiata tutto: solo un’altra donna poteva stimolarmi così intimamente e dolcemente; poi ho smesso di pensare ed ho cominciare prima a gemere, poi a urlare, e Manuela ha soffocato il frastuono prima stampando le labbra sulle mie e poi minacciandomi: “Se non fai più piano smetto, quegli altri sono stati più discreti”.
Col cuore in gola ho fatto segno di sì, ho inghiottito saliva sua e mia mischiata e mi sono messa più comoda, alzando una gambe per circondarle i fianchi rotondi; poi mi sono persa nelle sensazioni, il suo cazzo dentro di me, gli occhi negli occhi, e nelle orecchie i gentili insulti di un amante che sta provando altrettanto piacere: “Muovi un po’ il tuo culetto dolce, piccola puttanella adorata, mi piace di più”.
Io obbedivo, lei cambiava la presa e l’angolo di penetrazione e ricominciava: “Hai una fichetta di miele, tutta bagnata, non vedo l’ora di sentirti godere come una troietta affettuosa”.
“Si, ti prego”, ho risposto, “non posso resistere a lungo”.
“Promettimi che dopo ti metterai le dita dentro e poi te le leccherai”, e poi non ho sentito più niente perché sono venuta, e subito dopo è venuta anche lei, ho sentito il cazzo sobbalzare e davvero avrei voluto che mi fosse venuta dentro, per sentire il calore ed il profumo del suo piacere.
Io non potevo staccarmi da lei, con le spalle al muro, e Manuela sembrava non averne la minima voglia; ho provato a contrarre i muscoli della fica per tenerla ancora dentro di me, ma forse io ero troppo bagnata, oppure lei aveva un preservativo troppo lubrificato e scivoloso, e insomma l’ho sentita uscire da me ancora decorosamente gonfio.
“”Ti ho già detto che ti amo?”, ha sorriso Manuela ancora sfregandosi contro il mio ventre e le mie cosce.
“Non stasera”, ho risposto col fiato corto.
“Allora te lo dico adesso: ti amo, e ti voglio ancora”.
Nel languore di un orgasmo, col calore del suo corpo contro di me, ho risposto quasi senza rendermene conto: “Anch’io ti amo, e anch’io ti voglio ancora, ti prego”.
Da quanto tempo non lo dicevo ad un uomo, e non ad un cliente? Mi sembrava addirittura di non averlo mai detto, dopo aver superato la fase delle scopate adolescenziali.
Manuela si è mossa di nuovo contro di me, l’ho sentita di nuova grande e durissima ed ho reagito con un gemito. Lei ha sorriso di nuovo, un sorriso molto maschile, stavolta.
“Girati, da brava, così ti accontento”.
E così mi sono trovata faccia al muro, ho fatto per appoggiarmi con le mani ma lei mi ha fermata ed ha fatto scivolare via la giacca, la camicetta ed il reggiseno; con la gonna rossa ormai arrotolata attorno alla vita, le autoreggenti ed i sandaletti col mezzo tacco, la schiena nuda, improvvisamente mi sono sentita quasi stuprata, ma mi piaceva.
Come mi piaceva sentirla parlare alle mie spalle.
“Non voltarti, troietta adorata, adesso ti faccio un regalo”.
La sua mano bagnata tra le mie natiche, poi il cazzo che cercava la strada con gentilezza e mi si infilava nel culo. Mi piaceva anche questo, mi piaceva sentire il suo fiato corto e le sue parole dolcemente offensive.
“Ho messo un preservativo nuovo per romperti il culo, amore mio. Voglio sentirti lamentare perché è grosso, duro e ti fa male, piccola puttana del mio cuore”.
E mi sono lamentata, l’avevo già sentita nel culo, mi aveva già fatta venire così, ma stavolta era ancora più bello, e tra un lamento e l’altro le ho chiesto di spingere di più, di farmi più male per farmi stare bene, le ho detto che sì, ero una puttana ed una rottainculo, e sono venuta un attimo prima di lei.

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