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11 Lug

segretaria fetishCon Cristina non abbiamo cenno alla nostra serata, e se Paola e Sara se ne sono accorte, la mattina dopo hanno il buon gusto di non fare commenti davanti alle prime tazzine di caffè della giornata. Devo dire che non provo la minima curiosità per le sue scopate, ma solo una qualche preoccupazione, tipo avrà usato il preservativo o se ne è dimenticata? Considerate le sue grandi capacità di restare viva, sono portata a credere che non commetterà mai un errore così stupido.
Nonostante il sesso selvaggio della sera prima, o forse proprio per questo, stamattina mi sento piena di energia, al contrario di Cristina che ha lo sguardo fosco e le labbra imbronciate dei momenti peggiori; le padrone di casa la ignorano, nonostante indossi una striminzita maglietta che le copre a stento seni e ventre, e questa potrebbe essere un’ottima ragione del suo atteggiamento.
Il suo umore peggiora ulteriormente quando Sara le mette fretta: anche oggi vuole portarla in ufficio, hanno sempre bisogno di una ragazza giovane e carina per il primo impatto con i clienti, e l’altra volta è stata bravissima. Intercetto un’occhiata di intesa con Paola, e capisco anch’io: niente testimoni, dobbiamo parlare del mio nuovo lavoro. Non mi resta che scolarmi un secondo caffè uscito dalla macchina semiprofessionale che troneggia in un angolo e mettermi in cuore il pace, in attesa del seguito; sorrido distratta mentre Cristina brontola un po’, poi dice che l’altra volta ha avuto cento euro e che le è sembrato poco, anche perché ha dovuto passare metà del tempo a tenere lontane le mani di non sa più quanta gente che sembravano irresistibilmente attirate dal suo culo e dalle sue tette, e Sara le risponde di sbrigarsi, e le promette che oggi avrà il doppio perché è prevista una riunione importante e lei dovrà portare i rinfreschi a tutti, a metà mattina ed a metà pomeriggio, e se fa la brava e si mette la gonna più corta che ha.

 


“Magari devo anche stare senza mutande?”, ribatte sempre più corrucciata Cristina, poi improvvisamente sorride, si passa la lingua sulle labbra e conclude in tono molto più dolce: “Proprio perché me lo chiedi tu”.
Paola si stringe nelle spalle e non trova di meglio da fare che estrarre dal forno i cornetti caldi e metterli in tavola con il bricco del latte. Facciamo finta di ignorare le esuberanze di Cristina ma ad un certo punto lei non resiste e mi chiede come faccio a tenerla sotto controllo.
Bella domanda. Diciamo che è una continua trattativa, per evitare che lei sposti sempre più avanti il limiti di quello che io sono disposta a concederle; ho il vantaggio di volerle bene, di desiderarla ma di non amarla. E la cosa non mi pone problemi di coscienza, per il momento Cristina ama soltanto se stessa, quindi siamo pari.
Paola si stringe nelle spalle, bacia Sara e dedica un’occhiata al culo di Cristina, ben in mostra sotto un minikilt da oltraggio al pudore, che si china per darmi un saluto fin troppo affettuoso prima di uscire.
Aspetta per essere certa che siamo rimaste sole, poi pensa a voce alta: “Ho sempre odiato gli stupratori e detestato quelli che di una donna vogliono il culo, ma davanti a spettacoli del genere devo ammettere che potrei riconoscere loro le attenuanti generiche”.
E non sorride.
Non sorrido neanche io: una cosa del genere, meno che dirla, non bisognerebbe neanche pensarla; significa buttare al cesso quasi mezzo secolo di femminismo e di crescita dei diritti delle donne, a cominciare da quello di vestirsi come meglio si crede senza per questo dare indicazioni sessuali.
Conclusione: dobbiamo andarcene da qui, e prima possibile. Paola è troppo turbata, desidera Cristina e la odia perché flirta, e non solo, con Sara.

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