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15 Lug

4453411_5_9b51_portrait-de-mademoiselle-ruby-may-debout_aacd068d0add2c24a88a2daf72c6b004Non ho nessuna voglia di far arrabbiare Lilli, con la quale dovrò lavorare e su cui conto per essere tirata fuori dai guai se necessario, le dico di entrare, non mi va di urlare da una stanza all’altra, e con un certo sforzo mi ricompongo e mi faccio trovare modestamente seduta, le ginocchia strette, la schiena dritta.
Ora, mi ha già vista tutta nuda e non certamente al mio meglio, su ai Castelli, ma forse adesso crede che io mi sia messa in testa qualche idea, e infatti siede abbastanza rigida sulla poltrona davanti a me e non mi guarda in faccia. Lo faccio io, e vedo che i suoi occhi sono di nuovo diventati quelli di una tigre: accidenti a lei, quale pericolo ha visto mai?
Faccio finta di niente e mi limito a dire che mi dispiace ma non ho nessuna voglia di tornare da Paola, grazie, e ho bisogno di un po’ di preavviso per trovare un’alternativa.
“Ho parlato con il dirigente del commissariato qui dell’EUR, si piazza sotto casa e la aspetta, e speriamo che trovi qualcosa”.
Mi sembra eccessivo mobilitare addirittura il dirigente, e Lilli mi rivolge un sorriso smagliante prima di rispondermi: “Quando lavoravo qui, mi stava dietro come uno stalker, ed io gli ho fatto capire che se fa il bravo ragazzo, adesso che non lavoriamo più assieme potrei anche accontentarlo”. Pausa, il sorriso che si allarga, niente più occhi di tigre. “Ovviamente non ci penso neanche”. Ridiamo assieme.
“Scusami per prima”, riprende,” io non sono omofoba, ma tu mi turbi, per qualche ragione che non capisco”.
Bene, si deve rilassare e farsene una ragione, ha una settimana per pensarci.

 


Ci accendiamo le sigarette e Lilli torna su un punto che sembra starle a cuore: cosa dobbiamo aspettarci che il cliente ci chieda? Ovviamente non c’è risposta, ogni cliente è diverso, ed io le ho già fatto una panoramica delle mie esperienze.
E poi chiede ancora se ci dobbiamo portare appresso qualche sex toy. Questa è una bella domanda: potrebbero essere utili anche per prendere un po’ di fiato, ficcarsi un cazzo di gomma dentro è meno faticoso che sentirsi un uomo addosso. Solo che io qui ho soltanto lo strap-on che ho comprato a Parigi e non ho nessuna intenzione di utilizzarlo sul lavoro.
Però, potremmo fare una corsa allo studio di Tiziana e recuperare qualche accessorio: se Lilli non ha troppa voglia di mangiare, ci avviamo adesso, e dopo avremo anche tutto il tempo di preparare la cena.
Lilli sembra entusiasta, e lo sembra ancora di più quando le consegno il casco, i guanti ed una cerata per proteggere il suo giubbottino un po’ troppo elegante, e durante la corsa in moto mi rintrona di complimenti per come guido. Addirittura, quando arriviamo mi ha anche raccontato, a spizzichi e bocconi, della vecchia Honda 400 SS dello zio, da lei amorevolmente restaurata, gelosamente custodita in garage per undici mesi l’anno ed utilizzata solo in vacanza, per poi chiedermi se la lascio guidare al ritorno. Sono in debito con lei, le dico che va bene mentre apro la porta dello studio e Lilli improvvisamente tace: la sento deglutire, trattenere il fiato per più di un attimo e riprendere a respirare con una certa fatica.

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