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16 Lug

5637_63c7_500E’ comprensibile: ne avevamo parlato a livello teorico, ma qui ed ora questa strana faccenda di una agente della Polizia di Stato che fa una marchetta, sia pure per servizio, assieme ad una professionista, assume concretezza e peso.
Per qualche minuto non ci penso, mi guardo intorno: manco da un bel po’, c’è un discreto strato di polvere ed anche un certo odore di chiuso, e penso che dovrò tornarci con calma e fare pulizia. Poi penso che di Tiziana non me ne frega più niente e che i suoi clienti non mi hanno più cercata da una mezza eternità, penso che adesso ho altri problemi e indosso la maschera da guida turistica e spiego a Lilli le caratteristiche dell’arredamento.
Lei sembra affascinata dalla croce di Sant’Andrea, anche quando le spiego che mi ci sono trovata anch’io legata, magari a testa in giù, per il piacere della Padrona, ma poi si concentra sulla collezione di cazzi nella quale cerco qualcosa che potrebbe essere adatto alla serata.

 


Lilli non si fa scrupoli, apre un paio di cassetti e trova un plug anale che non avevo mai visto, ancora incartato nella plastica, con una codina rosa a cavatappi: magnifico, con quello nel culo sentirsi dare della troia deve proprio essere il massimo.
Lilli mi guarda e capisco cosa vorrebbe chiedermi: sì, quasi certamente era per me, Tiziana non ha avuto il tempo di impormelo, ma io lo avrei messo con gioia.
Incasso metaforicamente la testa nelle spalle e faccio la mia scelta: un cazzo di plastica e cuoio in formato extra large e particolarmente realistico e, quasi senza pensarci, il dildo anale che a Tiziana piaceva tanto farsi infilare da me, accompagnandone l’ingresso nel culo con gemiti e lamenti. Prendo anche una manciata di preservativi, tanto vale usarli prima che scadano, e trovo, con una certa sorpresa, anche una confezione formato famiglia della mia crema preferita; nessuno scrupolo, me ne impossesso.
Abbiamo finito, possiamo tornare a casa, io ho bisogno di una doccia prima di dedicarmi alla cucina, e forse Lilli dovrà passare da casa per cambiarsi, insomma è proprio il caso di muoversi, ma lei continua a guardarsi intorno, esamina la catena che pende dal soffitto e mi chiede se sono stata appesa anche a quella, e prima che io possa rispondere punta verso la panoplia di frustini, afferra quello di Hermés e lo bilancia sulla mano prima di chiedermi se può prenderlo in prestito.
“Vorrei giocarci con Paolo, ne abbiamo parlato, qualche volta, e questa è bellissima”.
Ha davvero buon gusto, ma quella non è una cosa da mettere in mano a dei principianti: e sia, niente doccia, le farò un regalo.
Quindi quasi la trascino al sexy shop, nel quale non mettevo piedi da un bel po’; Riccardino, sempre sottile ed elegante, ma con un occhio nero, mi saluta molto educatamente: capisco che vorrebbe chiedermi della Signora bionda ma da buon sottomesso e da bravo venditore si trattiene, limitandosi ad augurare un sommesso buongiorno anche a Lilli, che lo guarda con curiosità. Lei è poliziotta dentro, e sta radiografando la scena prima di rilassarsi.
Lo faccio anch’io: non è cambiato niente nell’esposizione della merce, non ci sono altri clienti, non ci sono altri commessi, non c’è il padrone, e meno male.
Spieghiamo a Riccardino cosa ci serve e lui ci propone subito due interessanti alternative: un frustino uguale in tutto e per tutto a quelli di cuoio, ma morbidissimo e leggero, e una specie di gatto a nove code, un manico lungo una ventina di centimetri dal quale si stacca un cespuglio di sottili strisce di gomma: tecnicamente è un flogger, si può scegliere il colore tra rosso, nero, giallo e blu, e non costa neanche caro, intorno ai venti euro.
Lilli se ne innamora subito e Riccardino le spiega che è molto spettacolare ma non fa quasi male, l’ideale per i giochi di dominazione più soft, o per dei principianti.
“Alla Signora”, spiega riferendosi a me e facendo sentire la maiuscola, “non mi sarei mai permesso di proporlo. Anzi, vorrei invitarla ad apprezzare una novità”. Evidentemente ricorda di quando ho comprato lo scudiscio col quale poi segnai Aliena e Irina, visto che mi mostra un altro e ben più inquietante flogger, in pelle, ed ogni striscia termina con una punta di metallo: devo controllarmi per non fare un salto all’indietro, non ne voglio più sapere di queste cose.
“Certo”, prosegue, “questa è roba per esperti, anche se io preferisco sempre una buona e tradizionale cane in bambù per segnare a dovere un allievo indisciplinato”.
Lilli è rimasta a bocca aperta; le chiedo se ha bisogno di biancheria e le regalo anche un paio di autoreggenti con la riga ed un infinitesimo perizoma. Lei si profonde in ringraziamenti e mi dice che inaugurerà prima possibile il tutto.
Vorrei dirle di non farsi fare a brandelli la lingerie da Paolo ed invitarla a tenerla da conto per il suo debutto come escort, ma non mi sembra il momento adatto. Porgo la mia carta di credito per pagare ed in quella dallo scantinato, alle spalle di Riccardino, emerge una ragazza piccola e magra, vestita solo con una lunga maglietta nera e con il cranio rasato, gli occhi rossi di chi ha appena pianto a lungo, e dietro di lei il padrone del negozio con una sigaretta spenta tra le labbra e l’aria soddisfatta: direi che la sostituta di Deborah ha tutte le caratteristiche per tenersi ben stretto il posto di lavoro.

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