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18 Lug

0_896fa_7ef0a565_XLPer tutta la settimana siamo rimaste tappate in casa, Cristina ed io; Lilli mi ha telefonato ogni giorno, e prima mi ha raccontato che Paolo è rimasto entusiasta della sorpresa, ovvero flogger, autoreggenti e perizoma, che gli ha fatto quella sera stessa non appena tornati a casa e poi per dirmi che sulla mamma di Cristina non ci sono novità. Cioè, la hanno fermata mentre rientrava nell’appartamento dell’anziano signore di cui dovrebbe prendersi cura, la hanno perquisita e non le hanno trovato addosso neanche uno stuzzicadenti.
Insomma, siamo al punto di partenza.
Una sera è anche venuta a trovarci Mirella, di corsa: Luca la aspettava in macchina già con manette e collare, stavano andando ad una serata fetish nel sud pontino, dove riteneva di non correre il rischio di incontrare qualche conoscente, ed ha pensato di farmi un saluto, ha detto, ma io ho il dubbio che volesse verificare in quale stato mi trovassi in vista di un impegno delicato.
E finalmente è arrivato il giorno, come arrivano Lilli e Paola, che porterà Cristina a casa sua dove si riuniscono gli amici. Cristina non sembra contenta ma obbedisce: per vendetta mette un vestito lungo e aderente che sembra le sia dipinto addosso, Paola inghiotte saliva, mi abbraccia, abbraccia Lilli e se ne va un po’ incupita.
Lilli è già vestita per la serata e mi assicura che in macchina ha una borsa con il cambio per domani mattina; con uno spirito poco entusiasta la seguo e mi accomodo in macchina accanto a lei: sarà un viaggio abbastanza lungo e già dopo pochi minuti mi agito sul sedile, la cintura di sicurezza quasi mi soffoca e la guida veloce di Lilli nel buio aumenta la mia preoccupazione.

 


Trovo un minimo di conforto in una sigaretta e studiando il purissimo profilo della mia partner, nella magica luce del complicato cruscotto del piccolo SUV mi dico che sì, una marchetta con una bella ragazza come compagna di lavoro non mi ucciderà.
Lilli parla per la prima volta quando lasciamo il raccordo anulare e imbocchiamo una consolare un po’ dissestata; rallenta, abbassa i fari e mi dice che ha un po’ di paura, mi chiede una sigaretta e si spiega.
“Mi hai raccontato tante cose, ma non mi hai mai detto come è fare sesso con uno sconosciuto per soldi”.
Vero, ma in realtà non lo so come è: ogni cliente è diverso, ogni marchetta ti lascia un segno differente, anche se non è mai come bere un bicchier d’acqua.
Cerco di spiegarlo, mi impappino, poi mi viene la parola giusta, che è la più semplice: “E’ brutto, ma si può sopportare. E ricordati di sorridere”. Piccola fitta, me lo aveva detto Irina al mio debutto, e adesso chissà dove è finita.
“Devi fare finta, deve sembrare che aprire le gambe per il cliente è quello che desideri di più: non è previsto che ti debba piacere, fingere di essere la fidanzata o l’amante prevede un sovraprezzo, ma devi ridere e scherzare con lui. E comunque devi essere pronta a capire cosa vuole, non sempre te lo dicono. E dobbiamo chiarire subito i limiti, tipo culo sì o culo no, e comunque niente baci in bocca e niente senza preservativo”.
Lilli si irrigidisce, forse sono stata troppo dura.
“Dobbiamo stare attente, capisci”, aggiungo in tono più conciliante, “non vorrai prenderti qualcosa”.
“Scusami”, mi risponde, e sento che sorride, “ma io sono rigorosamente monogama, non mi ero mai posta il problema”.
Che faccio, le dico che lei può essere monogama quanto vuole ma non può avere la certezza che lo sia anche il partner? Meglio di no, anche perché non è questa la sede.
“Comunque culo sì culo no è bellissimo, non l’avevo mai sentito. Tu come ti regoli?”, mi chiede scalando marcia e mettendo la freccia.
Sorrido.
“Culo sì, ma tu non sei obbligata, può bastare il mio”.
“No, voglio essere alla tua altezza. Chissà se imparo qualche numero per far divertire Paolo. Sai, lui lo vuole sempre, ed io gli dico di sì una volta su due, ma prima mi faccio leccare per mezz’ora proprio lì”.
Ridiamo ancora e mi accorgo che siamo arrivate: quasi un castelletto rinascimentale, un parcheggio lastricato e tante auto già parcheggiate. Nella notte una fila di torce indica la strada fino all’ingresso e la prima illumina la BMW nera di mio fratello: mi tira su il morale, avere un altro amico qui dentro è proprio quello che ci voleva.

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