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22 Lug

imagesCAAN9CYJInsomma, una nottata impegnativa ma che è decisamente filata liscia come l’olio. Dopo aver inculato Lilli, Cristian si è lasciato finalmente spogliare e lo abbiamo fatto bene, baciando, leccando e accarezzando il suo corpo mentre lo scoprivamo, e alla fine lui è stato di nuovo pronto e si è fatto cavalcare da me per un po’, prima di chiedermi, sempre per favore, di farlo finire con la bocca.
A quel punto abbiamo avuto diritto ad un nuovo brindisi con una bottiglia di dolciastro spumante spagnolo, poi ci siamo sdraiate a pancia in giù e Cristian si è servito delle nostre natiche per tirare quattro lunghe strisce di coca, non senza avercene offerta.
Abbiamo rifiutato e lui, carburato alla grande e senza essersi offeso, ha ricominciato a scoparci fin quasi al mattino, dimostrando comunque più vigore che fantasia, tanto da rifiutare tutti i numeri più complicati che gli proponevo.

 


Ne ha accettato uno solo, suggerito da Lilli, che deve aver avuto una vita sessuale ricca e divertente; allora, lei si è sdraiata sul letto, pancia all’aria, ed io sopra di lei, pure di schiena. Con le gambe aperte, piegate ed intrecciate, sembravamo una sola donna con due fiche, nelle quali Cristian ha affondato a lungo il cazzo, gemendo, grugnendo e alla fine urlando forte, tanto da farmi pensare che avevamo esagerato e che i nostri vicini di stanza avrebbero protestato. Pensiero che è durato un attimo, nessuno usa questi letti per dormire, magari al mattino ci fanno un applauso.
Fin quasi alla fine, tra una inculata ed un pompino, Cristian si è limitato a dire gentili banalità, tipo che eravamo belle e che eravamo brave, o cortesi ordini, come quello di voltarci o di aprire di più le gambe; insomma, missione fallita.
Proprio all’ultimo invece le cose si sono finalmente fatte interessanti. Era il momento del gran finale e Lilli si stava affannando con le labbra, la lingua e le mani per riportare in vita un uccello palesemente stremato, ed io mi ero dedicata al petto del cliente, e gli leccavo e mordicchiavo i capezzoli. Così coccolato, stanco ed impegnato a metabolizzare la coca, Cristian ha finalmente cominciato a dire qualcosa di interessante. “Le ragazzine sono terribilmente eccitanti ma alla fine mancano di sugo. E pretendono, regali, coccole e orgasmi; meglio due donne come voi per il vero piacere”.
Per un pelo non gli staccavo il capezzolo con un morso per la sorpresa, e non voglio neanche pensare alla reazione di Lilli.
“E poi, per me è lavoro”.
Lentamente ma sicuramente, il suo cazzo si risvegliò tra le dita agili di Lilli, che gli diceva di rilassarsi, altrimenti non viene bene, e poi non diceva più niente perché si riempie la bocca.
Cristian mi prese per i capelli e mi guardò negli occhi, prima di dirmi che potrebbe avere bisogno di me a tempo pieno, poi mi infilò un dito nel culo e si godette il pompino per qualche istante, gli occhi socchiusi.
Non aveva più voglia di parlare? E invece no, con tono sognante prima disse a Lilli di fare più piano, poi si rivolse a me allo stesso modo: “Ho bisogno di aiuto per tenere in riga le ragazze e per lavorare con loro, mi sembri l’ideale”.
Lilli aveva rallentato ancora di più la sua azione, Cristian non doveva assolutamente venire prima di aver formulato la sua offerta, che finalmente arrivò.
Avrebbe potuto essere una bella botta all’autostima, ma a questo punto non mi interessava: Cristian si spiegò e mi disse che non è perché sono giovane, ma perché posso sembrare più vecchia, c’è sempre qualche sporcaccione che vuole scoparsi assieme madre e figlia e con un po’ di trucco io potevo essere una credibilissima ex ragazza madre, più vicina ai quaranta che ai trenta, che si manteneva in forma e che è in grado di guidare una figlia nei meandri del sesso.
“E poi di te si possono fidare, le ragazze: potresti essere una sorella maggiore o una giovane zia”.
Lilli quasi si fermò alla frase successiva.
“Ognuna che spedisco in Arabia è una perdita netta, capisci. E tu, vai avanti, ci siamo quasi”. Questo era per Lilli.
Era proprio questo il problema, se veniva smetteva di parlare, adesso era tutto affidato alla sapiente bocca della mia partner; che da poliziotta, altro che, ero certa che stava registrando ogni parola e sapeva benissimo cosa doveva fare. Lo sapevo anche io, ho mosso piano il culo attorno al dito di Cristian, ho alzato la testa, gli ho sorriso e mi sono passata la lingua sulle labbra.
“Voglio venirti in faccia”, mi disse, e improvvisamente mi resi conto che non gli avevamo messo il preservativo, e mi augurai che Lilli sapesse il fatto suo, “e poi ci dobbiamo vedere, devi conoscere le ragazze, e devi venire vestita da signora”.
Eccoci, Lilli si tirò indietro, io presi il suo posto e chiusi gli occhi, e finalmente Cristian venne: il suo spruzzo, modesto e rovente, aveva un pessimo odore, qualcosa come pesce andato a male.

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