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30 Lug

06350020Cristina sta imparando a prendere iniziative: con Sara è arrivata prima di me a casa ed ha già avviato tutto il necessario per mettere in tavola una cenetta, dopo aver relegato la nostra amica al ruolo di sguattera, dal momento che la brunetta ha tolto l’abito da donna in carriera, ha indossato un grembiule di mia madre tenendo indosso solo la biancheria ed ha pelato le patate e affettato le cipolle ed i peperoni per la versione più potente di una peperonata. Solo, ha dimenticato di fiammeggiarli per togliere la parte più dura della buccia, e dovremo quindi lasciarli cuocere un po’ di più.
Cristina, che indossa solo una maglietta extra large, sta invece impastando con energia qualcosa in una grossa teglia; alza la testa, mi dà un bacio dei suoi sulle labbra e mi infila in bocca un dito dopo averlo passato nel composto: è dolce, sa di zucchero, limone e uovo.
“Lo metto in forno tra cinque minuti, è il ciambellone che mi faceva la nonna quando ero piccola. Ti piace”?

 


Me lo chiede con una punta di preoccupazione, ed io mi domando se prima di mettersi ai fornelli non abbiano fatto una sosta a letto o sul divano, e intanto Sara si offre al bacio ed all’abbraccio possessivo di Paola che le infila anche una mano tra le gambe e la fa sussultare: con gesto molto maschile le ha strizzato l’inguine, a me non è mai piaciuto ma Sara quasi si scioglie, non vorrà farsi una sveltina qui, sotto i miei occhi, prima di cena?
No, per fortuna: Paola ha passato tutto il pomeriggio chiusa in macchina ed ha bisogno del bagno, e con una certa urgenza. Le offro un asciugamano pulito e la possibilità di cambiarsi con una tuta oversize appartenuta a mio fratello e lei accetta con un sorriso; prima di chiudere la porta del bagno fa in tempo a dirmi di non preoccuparmi, Sara e Cristina non hanno scopato, o almeno non ancora, ha sentito che Sara non è neanche eccitata, è asciutta come il Sahara.
Io mi lavo sommariamente nel piccolo bagno di servizio e mi dico che non mi importa se Cristina mi cornifica ripetutamente: ho voglia di lei, ma anche di Paola, ricordo il piacere che mi ha dato con le sue mani forti ed abili ed il calore del suo corpo muscoloso. Ho voglia anche di Sara e delle sue curve voluttuose, e insomma, stasera voglio scopare.
E per mettere le cose in chiaro raggiungo le amiche con addosso solo una camicia bianca di papà e le chanel con il mezzo tacco, e sono soddisfatta dalle occhiate di apprezzamento che mi scoccano; Paola deve aver seguito la mia stessa linea di pensiero, visto che della tuta ha indossato solo la parte superiore: si è seduta modestamente con le ginocchia strette, ma espone orgogliosa le cosce scoperte fino all’inguine. Sara deve conoscere bene ogni millimetro di quel corpo ma non riesce a distoglierne lo sguardo e rischiamo una piccola tragedia quando per poco non rovescia il tegame nel quale sobbolle e si perfeziona la peperonata cercando di rimestarla senza guardare.
“Stasera ci prenderemo cura di voi”, dichiara Cristina, “siete stanche, io invece non ho fatto niente e Sara nemmeno, giornata senza clienti in ufficio. Andate a sedervi a tavola, da brave”.
Cristina e Sara hanno apparecchiato la tavola nel soggiorno, ma non si sono risparmiate: una tovaglia di lino di Fiandra che era di nonna, il candelabro a tre braccia, i bicchieri di cristallo e addirittura i piatti del servizio Vecchio Ginori di cui mamma andava tanto fiera; non mi ero resa conto che Cristina è riuscita a scoprire i vari ripostigli nei quali ho tenuto nascoste tutte queste cose. Non solo: accanto al mio piatto, assieme alle posate d’argento, ci sono lo strap-on comprato a Parigi ed il mio vecchio frustino.
“E’ pronto, a tavola”, risuona la voce squillante di Cristina; al mio fianco si materializza Sara che ha il buon gusto di arrossire, appena appena, e le dona.
“Cristina me ne ha parlato tanto e alla fine si è convinta: ho dovuto prometterle che mi sarei offerta volontaria io, però, lei ha paura delle frustate e dice che con quel coso le hai fatto male”.

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