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1 Ago

the dancerDopo dieci frustate, il culo di Paola è spettacolare, bianco e rosso; lei non ha tremato, non ha urlato, non ha pianto, e la stanza è satura, adesso, dei nostri profumi di donne: Cristina e Sara sono eccitate come e più di me, Paola mi sembra sull’orlo dell’orgasmo ed è per questo che mi sono fermata. La voglio, ma non adesso e non così, e faccio un cenno a Sara: è il suo momento.
La quale Sara sembra non sapere bene che fare, prima accarezza le natiche possenti di Paola, poi striscia il pube contro il suo culo, poi si allontana di un passo per sculacciarla; finalmente fa la cosa giusta e la penetra, un dito nel culo ed uno nella fica.
Contemporaneamente Cristina prende l’iniziativa e mi si piazza davanti, di spalle, facendo sporgere il fondoschiena lievemente verso di me; mi basta un piccolo colpo di reni per prenderla, lo strap-on penetra senza fatica, è spalancata e zuppa, quando arrivo in fondo sento che i nostri umori si mischiano, come si mischiano i suoi gemiti ed i lamenti di Paola, penetrata a fondo dalle dita di Sara.

 


Cristina accompagna le mie spinte per qualche istante, poi si china in avanti, per mettersi nella stessa posizione di Paola: ha le mani libere e unisce i polsi dietro la schiena, è incredibile come nel sesso capisca sempre come deve comportarsi; con me dentro riesce a fare due passi per piazzarsi proprio al suo fianco, le spalle che si sfiorano. Paola se ne accorge, gira la testa e attende, Cristina fa lo stesso e la bacia sulla bocca proprio mentre viene, barcolla e quasi cade, perché Sara non la ha tenuta per i fianchi; anzi, la prende per i polsi ammanettati e la spinge in ginocchio, faccia a terra, che ancora si lamenta forte e sembra chiedere di più.
Mi disinteresso di quello che accade ad un centimetro da me, affondo le dita nei fianchi morbidi della mia ragazza e spingo più forte e con maggiore urgenza e sono finalmente premiata, la sento ripetere più volte il mio nome e finalmente venire con un grido strozzato; mi sfugge quasi cadendo in avanti e adesso anche lei è in ginocchio, culo in aria e faccia a terra.
Mi accorgo finalmente che Paola non si è mossa, è lì accanto a Cristina come se aspettasse qualcosa o qualcuna, e Sara è sempre in piedi alle sue spalle, una mano che fruga tra le gambe, una smorfia sulle labbra. Non è così che deve venire, possibile che non ci arrivi, possibile che debba spiegarle tutto?
Con misurata brutalità prendo Paola per i capelli e la tiro in ginocchio per piazzarle il mio cazzo davanti alle labbra: gesto azzardato, troppo maschile, fuori contesto, ma lei non ci pensa su neanche un istante, spalanca la bocca e mi inghiotte, prima la punta, poi per metà, infine, con le lacrime agli occhi, fino in fondo.
Accanto a me sento altri rumori, un piccolo grido di Cristina, un sibilo di rabbia di Sara che sfuma in qualche insulto a mezza bocca e poi solo il respiro forte e affannato che prelude all’orgasmo: la lingua di Cristina è uno strumento meraviglioso ed irresistibile, lo so ormai per esperienza.
Paola ricaccia in gola un conato, la riempio tutta, quasi la soffoco, le lacrime le rigano le guance e questo mi basta, vengo, forte e a lungo, trattenendo il respiro per non urlare il mio piacere ed il suo nome.

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