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11 Ago

Aaron-Nagel_web7Ho improvvisato uno spogliarello particolarmente osceno, mi sono anche masturbata ad un palmo dal suo naso facendo finta di infilarmi dentro la punta di uno dei miei decolté dopo avergli lanciato le mutandine in faccia, e quando sono rimasta solo con le autoreggenti era già bello che pronto.
“Dimmi come ti piace di più, amore, vedo che sei tutto grosso, devi far piano con me”.
“Mettiti a pancia sotto”, mi ha risposto, “ma prima succhiamelo un po’”.
Facile a dirsi, era una cosa enorme ed anche un po’ sporca, dal momento che si era strappato via il preservativo usato senza pulirsi: con una certa fatica, tenendolo a distanza di sicurezza, gli ho messo un preservativo nuovo ed ho spalancato la bocca; con mia sorpresa l’ho sentito scivolare senza incontrare ostacoli fino in fondo alla gola ma mi sono accorta che così ne restava fuori quasi la metà.
In ginocchio accanto al letto l’ho guardato alzando gli occhi: sorrideva.
“Sei brava, nessuna lo ha mai preso così tanto. Adesso muovi un po’ la testa, ma piano. Non ti preoccupare, io resto fermo e ti dico quando smettere”.
E’ sempre un piacere quando le tue capacità vengono apprezzata e così mi sono dedicata al pompino come non mai; un angolo del mio cervello era comunque impegnato a proiettare una specie di film splatter: io che per qualche ragione lo scontentavo, lui che mi staccava la testa a mani nude per giocarci a bowling. Un po’ di sana paura fa comunque bene, mi è sembrato che solo un attimo dopo il cliente mi dicesse di fermarmi: “Adesso stenditi qui, culo in aria e gambe ben aperte”.

 


Ho obbedito affondando la testa nelle lenzuola che puzzavano un po’ di sudore ed ho fatto una vocina da adolescente che ha sorpreso anche me: “Piano, ti prego”.
“Non aver paura, nessuna si è mai lamentata”, ha risposto infilandosi nella mia fica spalancata; e meno male, temevo che volesse il culo e non mi ero preparata.
Credevo invece di essere pronta ad accoglierlo così, ma le sue spinte sono presto diventate devastanti; per fortuna si reggeva sulle mani e sulle ginocchia e non mi pesava addosso, ma nel giro di cinque minuti mi sono trovata con la testa contro la parete, e ad ogni colpo davo una capocciata al muro; se ne è accorto, si è tirato fuori e con una risata mi ha afferrata per i fianchi e spostata ai piedi del letto, le ginocchia a terra.
“Apri bene le gambe o ti farò male”, mi ha intimato, ed ha ripreso a martellare per un tempo che mi è sembrato lunghissimo, poi ha mollato la presa sul mio culo ed è venuto con un grugnito stranamente flautato.
Io sarei rimasta lì volentieri per riprendere fiato, ma lui mi ha preso abbastanza gentilmente per i capelli e schiaffato l’uccello in faccia: “Toglimelo e puliscimi, non ho tutto questo tempo”.
E così ha avuto il servizio completo, e lo ho anche accompagnato in bagno e lavato con acqua e sapone: deve essere stato quest’ultimo tocco a domarlo completamente, tanto che alla fine, andandosene via sorridente, mi ha detto che le ragazzine non valgono niente in confronto ad una vera donna, e se tornerà qui sarà per me.
Sono soddisfazioni.

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