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13 Ago

Broncia_Koller-Pinell_Stehender_Akt_am_SpiegelCristian mi ha consegnato una valigetta con i costumi di scena, per così dire; per fortuna indosso il tailleur grigio, mi basta togliere la giacca per esibire una tenuta credibile: qualsiasi cosa si sia inventata per le ragazze, non potrei certamente metterla. Poi mi ha sussurrato l’indirizzo ed ho avuto un sussulto: lo conosco bene, tra piazza Farnese ed il lungotevere.
Da quando in qua ai ricconi gay piacciono le ragazzine? Lo scopro non appena arriviamo, dopo un viaggio da incubo, nel corso del quale ho dovuto consolare Milena che si lamentava della mancata serata col fidanzato e tenere d’occhio il traffico alle mie spalle per controllare che Lilli fosse sempre sulle nostre tracce; e meno male che non ho anche dovuto guidare. Lilli ha trovato anche il modo e l’occasione di mandarmi un messaggino per tirarmi su il morale: le sarebbe piaciuto essere lì con me, ha scritto, è una cosa che fa curriculum. Chissà come reagirebbe a vedere il maggiordomo che ci apre la porta: anche se lui mi riconosce al volo io ho qualche difficoltà visto che si è lasciato crescere un paio di folti baffoni neri e ricurvi che comunque si armonizzano benissimo con la redingote nera, la camicia bianca ed il cravattino nero perfettamente annodato: è elegantissimo ma ha dimenticato di indossare il resto. Insomma, il gioco di stasera si presenta piuttosto complicato. Pierluigi, anche con l’uccello penzoloni ed il culo al vento, è compitissimo come sempre, fa un mezzo inchino, ignora le risatine di Ilary e Milena e ci fa silenziosamente strada nei recessi del palazzo dopo avermi cerimoniosamente alleggerita della valigetta e della mia borsetta.

 


Un altro percorso, una nuova saletta: ma quando è grande questo palazzotto rinascimentale? Anche qui mobili d’epoca, una specchiera ed un paio di cassettoni, c’è un tappeto che ricopre interamente il pavimento e ci sono, incredibilmente senza stonare con l’insieme, quegli appendiabiti moderni, completi di rotelle, che ho ormai imparato a conoscere.
Pare che le idee di Cristian per una festa a tema non coincidano con quelle dei ricconi: Pierluigi non prova neanche ad aprire la mia valigetta che viene appoggiata delicatamente in un angolo ed invita le ragazze a cambiarsi.
Poi abbassa la voce, china il capo e mi parla all’orecchio: “Signorina, questa non è una serata per lei, non sarebbe mai dovuta venire”.
Mi sembra di aver sognato, è durato un attimo e Pierluigi si è ricomposto, e mi porge il costume che dovrò indossare, ovvero una camicetta nera con le maniche lunghe, accollata ma senza la pettorina: insomma, mostrerò il seno inquadrato nella seta lucida, e non solo, dal momento che manca la gonna. Le ragazze hanno indossato, sempre ridacchiando, camicette come la mia ma bianche, e diventano improvvisamente serie quando si rendono conto che non avranno altro.
“Il personale dovrà essere immediatamente riconoscibile e disponibile, signorine. Vi suggerisco di utilizzare il bagno, vi attendo qui”.
Milena e Ilary trovano la porta seminascosta da un arazzo e spariscono insieme; Pierluigi conserva l’aspetto imperturbabile che ben conosco, ma io devo sapere qualcosa di più.
“Signorina, ci sono venti ospiti nel salone delle feste, e stiamo aspettando tre camerieri che ci affiancheranno. Potrebbe essere molto pericoloso, stia molto attenta ed obbedisca immediatamente agli ordini: così limiterà i danni”.
le ragazze escono dal bagno, ci entro io e mi rendo conto di un’altra cosa: non siamo state pagate. Non mi piace per niente.

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