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15 Ago

slave-auction-large-by-candido-ripulito-002Insomma, l’occhialuto ed il pelato hanno voluto offrire agli amici una festa molto particolare, ed hanno fornito, credo, i costumi anche per loro. Pierluigi deve aver fatto qualcosa perché le luci del salone sono cambiate, più forti e dirette dritte su di noi: mezza abbagliata, riesco comunque a vedere i padroni di casa in testa ad un gruppone disordinato di persone vestite tutte allo stesso modo, con una mascherina sugli occhi ed un mantellone lungo fino a terra. Il cranio del pelato brilla, sotto la mascherina che cela i lineamenti solo per modo di dire lampeggiano gli spessi occhiali del suo amico, e poi ci sono tipi di tutti i generi, alti e bassi, glabri e pelosi, tutti sulla quarantina e tutti molto allegri.
Il biondino accanto a me trattiene il fiato per un istante e poi dà un gran sospiro che sento distintamente nonostante il chiacchiericcio degli ospiti che si sono fermati ad un paio di metri da noi e ci ignorano ostentatamente, riuniti attorno ai padroni di casa. Mi sembra di sentire la voce del pelato che dice qualcosa come “buon divertimento” ma non ne sono sicura: ho improvvisamente paura, le orecchie prendono a ronzarmi furiosamente e la testa mi gira, stringo i pugni dietro la schiena per controllarmi e ci riesco proprio quando ad un centimetro da me si ferma un tipo piccolo, calvo, con una mascherina bianca ed un incongruo paio di baffoni rossi, avvolto nel suo mantello come se sentisse freddo.

 


Mi squadra dalla testa ai piedi, si lecca le labbra e poi mi infila, senza preavviso e con gesto fulmineo, due dita dentro; sono secca, chiusa e tesa, mi fa un male cane ma grazie alle lezioni di Tiziana riesco a non sussultare, dalle mie labbra non esce un lamento, continuo a tenere la testa alta e gli occhi bassi.
Il baffuto dice a qualcuno accanto a lui “questa non va bene, almeno non subito”, e passa appresso; al suo posto arriva un altro che sembra essere il doppio di lui, vedo solo il mantello rigonfio su un enorme torace e su un pancione sporgente, poi sento una risata da orco che si trasforma in un inquietante brontolio: “Per seconda, grazie”, e non è rivolto a me.
Ci deve essere qualcuno che prende nota, non lo vedo ma non ho il coraggio di muovermi: non credo che sia Pierluigi, oggi retrocesso a pezzo di carne sul bancone della macelleria.
Una mano mi prende bruscamente per i capelli e mi fa alzare la testa, due dita mi premono la gola, dietro c’è un braccio che sporge nudo dal mantello, e poi un tipo alto e biondo che passa a palparmi il seno. Ha una voce sottile e la erre arrotata come uno scozzese, ma l’accento è quello strascicato della Napoli bene: “Voglio essere il primo, con lei, prima che la guastino”, e sparisce dalla mia vista.
Questa specie di rassegna dura per un tempo che mi sembra eterno, poi risuona la voce di Pierluigi.
“Ragazze, ragazzi, seguitemi”.
Avrebbe dovuto ordinare un fianco dest, mi giro e mi ritrovo a fissare il culo del ragazzino biondo, regolo il passo su di lui e lo seguo.
Se fino ad ora è stato sgradevole, il seguito non promette di essere migliore.

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