863

17 Ago

fouet4Stanotte la faccenda è in mano a gente esperta in suspense: ci mostrano i clienti in un ambiente confortevole, anzi sfarzoso, poi ci trasferiscono in un posto squallido e ci fanno aspettare per far decantare la paura. Sul lato BDSM forse sono meno preparati: puzza moltissimo di “Histoire d’O”, una cosa di quel genere, con gli abiti aperti a mostrare il seno per le schiave sessuali e le maschere ed i mantelloni per i padroni.
Sono questi i pensieri cui cerco di afferrarmi quando l’attesa sembra diventare insostenibile, da qualche parte qualcuno piange, forse il ragazzo che prima ha urlato, e non posso fare a meno di chiedermi, ogni istante, come stanno le mie ragazze e perché Pierluigi si è trovato coinvolto in questa faccenda che mi sembra esuli dalle sue mansioni.
Poi, e oserei dire finalmente, la luce in corridoio, che filtra dagli spioncini, diventa più forte, si sentono dei rumori di passi, qualche risata ed il rimbombare di conversazioni; improvvisamente la paura aumenta, tra un istante un tizio entrerà qui dentro e forse non si accontenterà di scoparmi.
Lo scatto della serratura quasi mi fa sobbalzare, una luce forte negli occhi e, ombra inquadrata sulla soglia, il primo cliente, che deve chinare la testa per entrare.
Puzza di vino, non come chi ha bevuto troppo ma come se si fosse versato un paio di bottiglie addosso; mi si avvicina e si sposta di lato per quanto possibile; è chiaro, io sono coperta dalla sua ombra e lui vuole vedermi. Non mi muovo, resto immobile per quanto posso e comincio a sentire anche la fatica ai muscoli delle gambe, stare ferma così, lo so bene, è più faticoso che correre per qualche chilometro, e le sedute di allenamento di Tiziana sono ormai un po’ troppo lontane nel tempo e non sono sicura di riuscire a sentirne ancora i benefici fisici.

 


Finalmente mi parla e riconosco l’accento napoletano: voleva essere il primo, lo ha ottenuto.
“Molto bene, sembri anche obbediente e disciplinata. Girati faccia al muro a gambe larghe. Più vicina, e alza le mani sopra la testa”.
La parete della cella è bagnata più che umida, e in questa posizione sento ancora più freddo; e il freddo diventa presto l’ultimo dei miei problemi.
“Più larghe le gambe”, ordina, e mi infila un dito nel culo, tanto per gradire, senza la minima delicatezza. Così impalata mi assesto, allargo le gambe il più possibile e cerco di compensare alzandomi sulle punte dei piedi. Lo sento ridere, si deve essere accorto che ho cercato in qualche modo di limitare i danni, magari si chiede quanto posso resistere: mi dispiace per lui, almeno mezz’ora così, Tiziana mi ha ben addestrata e giuro a me stessa che ricomincerò ad allenarmi.
Si stanca prima lui, mi lascia col culo spalancato, tirandosi fuori mi ha quasi fatto più male che entrando, poi si allontana; un cigolio, poi il rumore soffice della plastica che cade per terra: deve aver preso il secchio e sembra essere deluso, magari sperava che fosse pieno d’acqua per farmi una doccia gelida, perché tira un paio di moccoli tra i denti.
Ma è abbastanza creativo: un attimo e mi ritrovo la testa nel secchio, che mi arriva fin sotto il collo e mi toglie il respiro; mi acceca, anche, ma qui è così buio che non fa tanta differenza.
Ho barcollato, forse per la sorpresa.
“Ho detto ferma, non sei poi così ubbidiente”.
Almeno ora sono in terra cognita: cercava un motivo per punirmi, lo ha trovato e adesso lo farà. Rilasso i muscoli, come ho imparato sotto le sferzate di Tiziana, e mi viene in mente l’uso creativo che fece di una pentola: non faccio questo tizio così preparato come master, e mi sbaglio.
Non colpisce me, ma con qualcosa che assomiglia ad un manganello e che forse nascondeva sotto il mantello si accanisce contro il secchio; ho sentito di persone che hanno subito un tale trattamento e si sono ritrovate con i timpani forati e gravi emorragie dalle orecchie e dal naso, ma in quei casi mi sembra si trattasse di secchi di metallo. Questo è di plastica, assorbe un po’ le vibrazioni, ed il risultato è, almeno per ora, un semplice fastidio che posso comunque sopportare.
Se ne accorge anche il mio tormentatore, che si ferma come annoiato dopo pochi colpi: sono un po’ rintronata, ma niente di grave, e forse dovrei far finta di soffrire di più, ma sono troppo abituata a sopportare in silenzio.
Un brivido: è certamente un manganello, di un materiale caldo e levigato, forse legno, e me lo sta passando lungo il filo della schiena.
Una risata.
“Finalmente. Ma non ti preoccupare, lo avrai, anche se non subito”.
Suona minaccioso, ed è ancora peggio un attimo dopo: due mani sui fianchi, le dita come artigli, ed un cazzo che preme contro il culo, cerca la strada, si infila a secco, lentamente ma non per gentilezza ma per far sentire più dolore.
“Puoi appoggiarti al muro, e puoi anche dirmi che ti fa male, mi piace anche di più”.
Non voglio dargli questa soddisfazione; fa male, cerco di non pensarci, lo accompagno nelle sue spinte e penso ad altro, a Cristina che mi lecca gentile ed affettuosa, al frustino di Tiziana che mi piscia addosso, ai gemelli che mi sono scopata l’estate scorsa con Irina, a Master Marco che mi ha insegnato per primo la sottomissione in quella serata assurda e meravigliosa con Aliena al bordello di Carla. E intanto che penso ad Aliena che mi bacia il seno questo bastardo grugnisce e viene.
Un attimo dopo mi accorgo che una cosa, nei suoi fervorini, non ci ha detto Pierluigi: la prima regola è che non ci sono regole.
Non ha messo il preservativo e lo sento colare fuori di me, ma solo per qualche istante, perché a sorpresa sono di nuovo penetrata, quasi sfondata.
Ho un altro sussulto, ed è davvero una brutta mossa perché mi fa ancora più male.
“Te lo avevo promesso, e vedo che davvero ti piace”.
E’ il manganello che mi ha infilato dentro, e continua a spingere; a questo si riferiva quando diceva che mi voleva prima che mi guastassero. Cerco ancora di non pensarci ma fa troppo male e finalmente urlo, piango e lo prego di smettere, aumentando la mia sofferenza con la vergogna: proprio io, pregare un uomo. Che fine ha fatto l’allieva piena di orgoglio e coraggio?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: