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22 Ago

1452155_678485825503734_751845160_nMi sono mossa con cautela, ho cominciato a baciarlo e gli ho sussurrato all’orecchio di stare calmo, non gli avrei fatto male, ma lui ha continuato a singhiozzare e ha detto qualcosa che non ho capito.
“Sta dicendo di no, credo: abbiamo scoperto che neanche parla italiano, figurati, credo che Xavier si sia fatto capire in francese”, ha detto alle mie spalle il pelato, e si è beccato una secca risposta dall’occhialuto.
“Quando gli schiaffi un cazzo nel culo direi che sei stato chiarissimo. Ricordati che prima tocca a me”.
“Tanto ormai è già bello che sfondato, Xavier non è noto per la delicatezza, lo sai”.
Hanno continuato a battibeccare, il ragazzino ha continuato a piangere ed a tirare su col naso, ma senza più singhiozzare, io ho continuato a baciarlo cercando di non far caso al cattivo odore: non avevo nessuna voglia di fargli un pompino, avendo subito capito che vuoi per la paura, vuoi per il dolore, si era pisciato addosso.
Dopo qualche minuto di carezze e baci, senza nessuna reazione visibile, il pelato e l’occhialuto sono diventati impazienti.
“Sbrigati, non abbiamo tutta la giornata, prendiglielo in bocca e vediamo cosa succede”.
“Se non ci riesce neanche lei vuol dire che è davvero troppo giovane”.

 


“Ma no, questi si scopano le capre appena imparano a camminare, proprio a noi deve capitare l’unico che non ce la fa?”
Mi sono resa conto che più le cose andavano per le lunghe più tutti gli altri restavano chiusi in cella, ho preso il coraggio a due mani ed il suo uccello in bocca rimandando giù un conato di vomito per l’acre sapore di piscio e di sudore.
Il ragazzino ha detto ancora qualcosa tra le lacrime, e non mi è sembrato francese; in francese ha parlato l’occhialuto, intimandogli di stare zitto e buono, e più che le parole deve aver capito il tono, lo ho sentito rilassarsi.
Ho invece capito benissimo che il suo corpo, nonostante tutto, reagiva: mi sono presto trovata con un cazzo di ragguardevoli dimensioni fra le labbra. Mi sono accorta anche che era circonciso: il patto di Abramo vale anche per i mussulmani, lo sapevo bene, e questa era la conferma che il mio riluttante partner doveva essere di origine nordafricana.
Una mano di ferro mi ha presa per i capelli e strappata via: il pelato si era accorto che i miei sforzi erano stati premiati, l’occhialuto si è avventato sul ragazzino, lo ha girato a pancia sotto senza il minimo sforzo apparente e si è sdraiato su di lui.
“Tiralo su, altrimenti gli si smoscia”, gli ha detto il pelato tirandomi ancora più indietro: io ho soffocato un lamento ma ho tenuto gli occhi fissi sull’occhialuto che si è sollevato appena sulle ginocchia, ha spostato il ragazzino di qualche centimetro e gli si è infilato nel culo con un colpo solo.
L’urlo di dolore è rimbombato nella cella e per il corridoio; il pelato mi teneva ancora saldamente per i capelli, altrimenti sarei scattata per strappare all’occhialuto la sua preda: molto stupido, ma io sono fatta così.
La presa del pelato si è fatta, se possibile, più forte e più dolorosa: stava guardando lo spettacolo e gli piaceva.
“Non te lo metterò in bocca, immagino che me lo staccheresti a morsi”, mi ha detto, “ma il culo ce l’hai anche tu, e lo ricordo molto accogliente. Giù!”, mi ha ordinato, e prima che potessi obbedire mi ha costretta a stendermi pancia sotto sul pavimento, anche qui umido e gelato.
“Non c’è bisogno del preservativo, non puoi certamente restare incinta così'”, mi ha derisa prima di infilarsi dentro di me e di uscirne un attimo dopo.
“Troia, cosa hai combinato?”, mi ha chiesto perdendo il suo aplomb. Non perché anch’io ho urlato, ma perché mi ha trovata fin troppo aperta e sfondata.
Con le lacrime agli occhi gli ho spiegato quello che mi era capitato e lui si è un po’ calmato; solo un po’, contro le mie natiche il suo cazzo premeva ancora con urgenza.
“Non mi vuoi più? Non vorresti provare qualcosa di nuovo?”, gli ho chiesto cercando di non sentire le urla di dolore ed i grugniti di piacere ad un passo da me e di ignorare le fitte che dal mio povero culo si irradiavano fino al cervello passando per tutto il resto del corpo.
“Che coscienza professionale! Potrei sempre aspettare il mio turno con il ragazzino”.
Proprio per questo: aveva smesso di urlare, ma sentivo un lamento continuo, ed i grugniti dell’occhialuto si facevano sempre più forti.
Il pelato mi ha dato uno strattone ai capelli, stavolta quasi affettuoso, e mi ha fatto voltare il capo.
“Vuoi salvarlo, non è vero? Gli vuoi risparmiare un’altra inculata? Allora pregami di scoparti, e dovrai essere molto convincente: deve proprio sembrare che non desideri altro nella vita”.
Ho inghiottito un po’ di saliva insieme con l’orgoglio: in fondo è lavoro; mi sono spremuta un mezzo singhiozzo dal fondo della gola e ho quasi esalato qualche frase. Mi è sembrato certamente non credibile, ma molto teatrale, e sono riuscita, con qualche fatica, a muovere il culo sotto di lui fino a portare in qualche modo la fica a contatto con il cazzo duro e bollente che ancora premeva tra le natiche.
“Ricordo la tua fica”, ha riso il pelato per tutta risposta, “l’ho già scopata e mi è piaciuta, solo non mi ero accorto che fosse piaciuto tanto anche a te”.
Ha fatto una pausa teatrale, poi mi ha schiacciato la faccia sul pavimento e si è infilato dentro con un bel colpo di reni, forte da togliermi il fiato.

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