877

31 Ago

aaron_nagel_7Cristian arriva con cinque minuti di ritardo e con una Tatiana raggiante, che ha evidentemente passato la notte in un modo migliore di noi. Disciplinatamente, mentre la piccola slava si cambia, gli consegniamo la sua parte delle nostre marchette e scusiamo Ilary, rimediando una occhiataccia ed una smorfia. La malattia di Ilary, mi spiega Cristian, significa che dovrò lavorare anche io, anzi è il caso che mi metta l’uniforme e mi prepari: anche se non posso passare per una minorenne qualcuno dei clienti potrebbe volermi e questo alleggerirebbe il lavoro delle ragazze. Detto fatto, mi cambio assieme a Milena che mi fa un sacco di complimenti per la figura che faccio in canotta e calzoncini: che sia vero o no, è comunque una cosa che tira su il morale. Cristian ha più o meno la stessa reazione quando mi vede e dichiara che faccio un figurone e che avrò un grande successo, poi mi consegna il solito foglietto spiegazzato con l’elenco degli appuntamenti, mi palpa quasi affettuosamente il seno, bacia Tatiana, accarezza il culo di Milena e scappa via quasi di corsa; va a mettere al sicuro i soldi che abbiamo guadagnato per lui. Questa appropriazione del plusvalore è chiamata sfruttamento della prostituzione ed è considerata reato, quella del datore di lavoro nei confronti del dipendente la chiamano capitalismo ed è, invece, approvata ed incoraggiata. Curioso, non è vero?
Sigaretta per me, gomma da masticare per le ragazze, e studiamo gli impegni del pomeriggio; sono tanti, un delicato lavoro di incastro per non fare incontrare i clienti, e l’assenza di Ilary si farà davvero sentire: toccherà a me, sempre se mi vorranno, perché starò anche bene vestita così, ma i clienti arrivano per un motivo ben preciso, direi, ed io non ne faccio parte.

 


“Questo lo conosco”, biascica Tatiana spostando la gomma da un lato all’altro della bocca, “Ilary non lo sopporta ed è anche un accattone, se gli fai lo sconto e lo chiami papà ti vuole di sicuro”.
Milena punta il dito affusolato su un altro nome, l’unghia con lo smalto rosa da bambina quasi buca il foglio: “Questo non lo sopporto io, Cristian lo sa e ogni volta me lo fa scopare, è grasso, pesa e non si lava. Mi piacerebbe proprio se stavolta gli andasse di cambiare”.
Figuriamoci, qualsiasi cosa per accontentare Milena, e per ovvie ragioni.
“C’è qualcun altro che preferireste evitare?”, chiedo con aria indifferente: abbiamo ancora una decina di minuti per metterci in qualche modo d’accordo.
“Facciamo così, questo è un simpaticone, lo prendo io e tu prendi quest’altro”, dice Tatiana con gli occhi che le brillano; “quest’altro” è indicato col soprannome di coglionazzo, e mi chiedo cosa significhi, mentre il simpaticone è chiamato Sangennaro, proprio così, tutto attaccato, e mi fa pensare al tesoro di Napoli: ovviamente è un cliente che non ha il portafoglio sigillato.
Affare fatto, anche se la mia arrendevolezza lascia perplessa Tatiana, appena in tempo per affrontare il primo cliente che suona il campanello, ed è roba di Milena, anche se lo ricevo io e mi merito un’occhiata ammirata.
“No, amore, purtroppo non possiamo farlo in tre”, gli rispondo quando me lo chiede con la lingua da fuori, siamo molto impegnate oggi, ma la mia amica è tanto carina e tanto brava, magari ritorni un altro giorno che abbiamo meno da fare”.
E insomma si comincia proprio bene.

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Una Risposta to “877”

  1. vagoneidiota agosto 31, 2014 a 6:39 pm #

    Mi siedo.

    Risposta:
    Mettiti pure comodo

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