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2 Set

DSC03912_miniDopo, ci siamo sdraiate accanto a Cristian che respirava pesantemente sotto l’improvvisata maschera da sottomesso e, col fiato un po’ grosso, ci siamo guardate ed abbiamo deciso che era proprio il momento giusto: io avrei condotto la conversazione, Milena avrebbe fatto il resto del lavoro.
“Ti è piaciuto così”, ho affermato passandogli una mano sul torace che ancora si alzava ed abbassava affannosamente; sapevo che poco più giù, la manina delicata di Milena si stava dedicando a qualche carezza più audace.
“Mai fatto prima”, ha risposto tra un respiro e l’altro, “bellissimo”.
“Potremo fare tutto quello che vorrai, tutte le volte che vorrai, e sarà sempre più bello”, ho rincarato, “ti posso insegnare tutto quello che so su queste pratiche, ed è proprio tanto”.
“Mi piacerebbe”, e poi un lamento; ho gettato uno sguardo, Milena lo stava sodomizzando con due dita.
“Ti piace anche questo?”
“Oh sì, tantissimo, non smettere”.

 


Un altro lamento, su un tono diverso: Milena lo aveva preso in bocca.
“Se Milena continua tra poco sarai di nuovo pronto per noi, e noi siamo già pronte per te, senti”. Mi sono passata la mano tra le gambe e l’ho appoggiata sulle sue labbra.
“Lecca”, ho continuato, “senti cosa mi hai fatto”.
“E’ buono”, ha risposto.
“Sai, per questo piacere c’è un prezzo molto alto che bisogna essere disposti a pagare”.
Cristian ha sussultato, ma solo perché Milena lo aveva morso attorno al glande, e non troppo gentilmente.
“Intendevo proprio questo, dal piacere si arriva in un istante al dolore, e tu sei impotente, nelle nostre mani”.
“Mi piace, non smettete”.
“Quando sei nella mani di due donne devi essere più gentile”, e ho accompagnato la frase con uno schiaffetto leggero, “devi chiedere per favore”.
“Non smettete, per favore”.
“Impari in fretta, bravo”.
Altro sussulto, un lamento: Milena gli aveva infilato le unghie nella pelle delicata tra i coglioni ed il buco del culo.
“Dobbiamo smettere?”
“No, per favore”.
Avevo capito che non potevo limitarmi a parlare, ma dovevo fare qualcosa: gli ho preso un capezzolo tra due dita ed ho cominciato a stringere.
“E questo ti piace?”
“Sì”.
“Devi essere più educato, devi chiamarmi signora”, e ho stretto molto più forte.
“Mi piace, signora”, e certamente non c’era dolore nella sua voce, anche perché Milena aveva cominciato a muovere la testa su e giù lungo un cazzo meravigliosamente duro.
“C’è una sola regola in questo gioco: io comando, tu obbedisci”.
“Si”, poi, dopo una breve pausa, “signora”.
Ho stretto ancora di più, poi ho allentato la presa.
“Quindi tu non vieni se non lo dico io”.
Milena ha accelerato il ritmo del pompino, Cristian ha stretto i denti prima di rispondere: “Sì signora”. Lo ho sentito respirare con difficoltà, a bocca aperta.
Ho preso Milena per i capelli: lei ha capito subito quello che volevo, si è spostata e si è dedicata a me, affondando la faccia tra le mie gambe.
Ho passato le unghie, senza graffiarlo, sul petto di Cristian che biascicava qualcosa come “ancora” e gli ho intimato di tacere.
“Non parli se non sei interrogato. Adesso te ne stai un po’ col cazzo in aria, e intanto Milena mi fa venire. Guai a te se ti si ammoscia”.
Eccitata come ero, non potevo in realtà permettermi di perdere il controllo, ma lui non doveva saperlo: ho allontanato Milena ed ho simulato l’orgasmo un attimo dopo, stavolta graffiandolo attorno ai capezzoli.
“E’ bravissima a leccare, Milena. Secondo me lo fa meglio di come fa i pompini”.
Si è lamentato e poi ha stretto le labbra; non voleva che il gioco finisse, magnifico.
“Milena merita un premio, non ti pare? Ti scoperà e finché non sarà venuta tu non verrai”. Ed ho sottolineato l’ordine con uno schiaffo, stavolta più forte.
“Hai capito?”
“Si signora”.
Milena non se lo è fatto dire due volte, è salita su di lui volgendogli la schiena e si è impossessata del suo cazzo con un unico movimento, per cominciare poi a muoversi avanti e indietro con tutta l’energia dei suoi quindici anni. Pochi istanti ed i suoi gemiti si sono fusi con i lamenti di Cristian che si stava mordendo le labbra per controllarsi, poi ha urlato “Sì”, e si è abbattuta in avanti.
“Aveva tanta voglia anche lei, e tu sei stato bravo”, ho dichiarato, “adesso hai un minuto per venire”.
Nel palmo della mia mano che lo conteneva appena, il suo cazzo pulsava, rovente e fradicio del piacere di Milena che era scesa dal letto e si era sistemata come in prima fila, gli occhi ancora sgranati e la bocca semiaperta.
Un minuto? Cristian è venuto, urlando, dopo poco più di un secondo, due movimenti ed un caldo getto bianco che mi ha inzuppato le dita.

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