884

7 Set

william-orpen-1341369816_bDurante il viaggio in tassì, offerto da me, Cristian rimane cupo e silenzioso. Non ho voglia di fare la puttana con lui, e mi limito a concentrarmi su quello che mi aspetta, e mi preoccupo fino a quando non arriva il messaggio di Paola che mi avverte di essere pronta e di attenderci con una certa impazienza.
Mi auguro che sia riuscita ad infilarsi nella guepiére rossa: io ho sotto la gonna un po’ lunga che oggi pomeriggio non ho dovuto togliere, il reggicalze nero e le calze con la riga che mi arrivano molto in alto sulle cosce, e non avrò bisogno di altro.
Ho anche il tempo di pensare al sapore delle labbra di Milena che ho più volte confortata con baci e abbracci nel corso del pomeriggio, dopo le sue marchette sempre più sgradevoli: ecco, con lei e non con Paola avrei fatto volentieri sesso, oggi, e magari l’avrei portata a casa per far giocare anche Cristina, cui secondo me la monogamia pesa, e preferisco non chiedermi cosa combini con Sara e con tutti quelli che incontra in ufficio.
Ilary invece oggi ha lavorato poco ed è andata via con una espressione niente affatto tranquillizzante; come Milena, sapendo che domani ci sarà una visita inattesa ed io non ci sarò, probabilmente si stava ancora chiedendo perché non possa farmi mezz’ora in questura anch’io.
Finalmente Cristian dà qualche cenno di vita, quando siamo quasi arrivati, e le bestemmie del tassista, bloccato dal traffico, dai lavori in corso, dalle auto parcheggiate in mezzo alla strada e dal consueto casino provocato da qualche goccia di pioggia hanno raggiunto e superato il livello di guardia; mi si avvicina e mi sussurra all’orecchio: “Senti, ma se lei non mi piace e decido di andarmene pensi che si offende?”

 


Se adesso questo ci ripensa facciamo nottata persa e figlia femmina.
“No, forse, ma sicuramente possiamo mandare a monte ogni speranza di fare qualche accordo con lei. Mi ha detto che era disposta ad addestrare le nostre ragazze, una come padrona, l’altra come schiava, e magari ci potrebbe essere utile”.
Cristian ritorna il manager che ritiene di essere, se lo tocchi nel portafogli.
“E quanto ci costerebbe una cosa del genere?”, mi chiede.
“Padrona Paola è disposta a farlo gratis, in cambio vuole la disponibilità delle ragazze una sera a settimana. E se ci serve il suo studio, visto che lei ormai lo usa pochissimo, solo un paio di volte a settimana, si accontenta di duecento euro al giorno”.
“E perché dovrebbe servirci il suo studio? Io ho il mio”.
Riesco a strapparmi una risatina.
“Parli così perché non lo hai ancora visto, lo studio di Padrona Paola”.
“E le ragazze dovrebbe lavorare gratis?”. Insomma, ancora non è convinto.
“Padrona Paola, e mi raccomando, chiamala sempre così, anche adesso che arriviamo e la saluti, guadagna più di loro, e penso proprio che potranno trovare un accordo economico soddisfacente”.
“Ma io rimango scoperto per un giorno di lavoro, sono l’unico che ci perde”.
“Ho detto sera. Possono fare il pomeriggio qui e andare da lei quando hanno finito, sempre che non le fai stancare troppo”.
“Stancare, stancare. Si lamentano sempre ma sul marciapiede faticherebbero di più, ed è lì che rischiano di finire, prima o poi”.
Se appena dipende da me certamente no. E comunque c’è una cosa da dirgli, anche se domani la sua carriera di pappone si interromperà, e la dico.
“Ascolta, Milena si è stancata di fare il ragazzino, dovresti fare due chiacchiere con i clienti che la vogliono”.
“Non è colpa mia se è troia e non ha tette: guadagna più di Ilary e di Tatiana, sai, con la sua specialità”.
Siamo arrivati, non faccio in tempo a formulare la rispostaccia che si merita.

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Una Risposta to “884”

  1. vagoneidiota settembre 7, 2014 a 10:41 pm #

    Sempre più perso.
    Patrice rushen – remind me

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