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9 Set

image- (3)Paola è già in posa da dominatrice, impettita, le gambe leggermente divaricate, il frustino in pugno, ma non facciamo un ingresso particolarmente spettacolare perché Cristian sbanda e quasi mi fa inciampare e la mia battuta viene malissimo: avrei dovuto dichiarare, in tono stentoreo: “Padrona, ti porto la vittima di oggi”, viene fuori quasi un squittio e vedo che nonostante la tensione o forse proprio per quella lei fa fatica a trattenere una risata.
“Vieni avanti”, risponde dopo essersi ricomposta, “e preparalo”.
E’ presto fatto: collare e guinzaglio, niente manette o cavigliere perché alla fine dovrà essere legato alla croce di Sant’Andrea; uno strattone e Cristian si avvia faticosamente, la testa troppo bassa, un altro e in qualche modo si ricompone mentre aggancio il guinzaglio alla catena che pende dal soffitto. Sta ancora troppo gobbo, metto in tensione il guinzaglio ma senza esagerare: dovrà essere frustato sul culo, tanto per cominciare, e non vogliamo che si faccia male se per caso si dibatte e perde l’equilibrio.
“Procedi”, dice Paola, che si è sistemata davanti a lui; io prendo il frustino dal muro e lo faccio sibilare in un gesto che mi è stato consueto e che immediatamente ritrovo, poi appoggio la punta sul culo esposto di Cristian, che ha un piccolo sobbalzo.
“Stai fermo e soffrirai il giusto”, gli dico, e colpisco. Dovrebbero essere cinque frustate, mi fermo a tre e faccio bene: prima della quarta devo mollare tutto e sorreggerlo per evitare che si impicchi da solo. Lo abbiamo sopravvalutato, nonostante tutto.
“Avanti, continua”, mi ordina Paola, e trascino Cristian, facendo in modo che la sfiori con il fianco, davanti alla croce.
Lascio Cristian ancora per qualche istante a quattro zampe e tenendolo al guinzaglio gli infilo il frustino tra le cosce, per trovare la conferma dell’impressione che avevo avuto: sì, ha di nuovo il cazzo gonfio e dritto.

 


Se ne accorta anche Paola, davanti a lui, e mi guarda con aria interrogativa. Annuisco e lei si congratula, da brava padrona: “Molto bene, bravo cagnolino”, si avvicina e aspetta.
Cristian non sa cosa fare e devo incitarlo con il frustino ma senza fargli male, è ancora troppo presto.
“Padrona Paola ti fa un grande onore, giù la testa e lecca le scarpe”.
Non se lo fa dire due volte, culo al vento abbassa la testa e tira fuori la lingua, nella postura che assume il cazzo dritto risalta in bella evidenza.
Non dobbiamo tirarla troppo per le lunghe, e al mio cenno Paola si sottrae all’omaggio, si sposta alle spalle di Cristian cui ordino di non muoversi, ci pensa un attimo come per prendere la mira e gli infila il tacco a spillo nel culo.
Cristian bocca a terra soffoca un lamento, non si muove e sembra apprezzare visto che il cazzo diventa ancora più grosso, o almeno così mi pare.
Non esageriamo, faccio segno a Paola, è il momento di legarlo alla croce, e quando ho finito devo dire che Cristian fa un figurone, pancia in dentro, petto e cazzo in fuori. E’ rosso in faccia, respira a bocca aperta ma gli occhi sono vigili e luccicanti e sembrano chiederne ancora. Io sono qui per accontentarlo e lo frusto brevemente sul petto, mirando ai capezzoli dritti, ma a questo punto è arrivato il momento di fare due chiacchiere, anche se dobbiamo ancora ammorbidirlo un po’: gli applico le pinzette ai capezzoli, senza stringere troppo, e lascio penzolare la terza.
Paola mi fa un cenno, ha capito e si avvicina, io mi lascio cadere in ginocchio e attacco la terza pinzetta non al cazzo ma alla morbida pelle dello scroto.

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