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10 Set

imagePaola ha fatto le domande, io mi sono occupata del piacere e del dolore di Cristian, accarezzandolo, inghiottendolo e coccolandolo quando Paola era soddisfatta e dando strappi leggeri alle catenelle quando mi veniva indicato che le risposte non erano soddisfacenti.
Paola ha anche preso l’iniziativa di bendarlo, così da non fargli capire chi di noi lo stava toccando e da potergli lasciar credere che fossero anche sue le mani che gli davano dolore o piacere.
Per la prima volta ho potuto apprezzarla anche come inquisitrice, oltre che come amica ed amante. La ho sentita condurre l’interrogatorio con insospettabile dolcezza, immedesimata nel gioco più che erotico che stava conducendo, partendo dal qui ed ora per arrivare a quello che più ci interessava.
Tra gemiti e lamenti Cristian rispondeva a tono, sempre rivolgendosi a lei come alla padrona e senza accorgersi almeno apparentemente che dal chiedergli se gli erano piaciute le frustate si passava a farlo parlare delle ragazze che frequentava, di quelle che lavoravano per lui e infine di quelle che per lui avevano lavorato.
E a quel punto Paola è sembrata tornare al BDSM, chiedendogli se avesse mai fatto del male alle sue ragazze; o almeno così lo aveva interpretato Cristian, quando tra un gemito e l’altro, in qualche modo dedicati a me che lo avevo appena accolto tutto in bocca, rispondendo che non aveva mai pensato che si potesse fare sesso così.
La risposta non era stata considerata soddisfacente, il frustino aveva sibilato passando vicino alla mia testa e Cristian aveva soffocato un lamento prima di confessare che sì, lui non aveva mai fatto niente alle ragazze, ma neanche aveva impedito che fosse loro fatto del male. Un po’ se ne vergognava ma non tanto da non dormirci la notte: erano solo delle puttane e non avevano ancora imparato a non fidarsi di nessuno.

 


Finalmente eravamo arrivate al punto; Paola ha colto l’attimo, ha solennemente dichiarato che tutte le donne sono sorelle e che avrebbe fatto giustizia immediatamente e non ha avuto bisogno di aggiungere altro. Io non avevo neanche cominciato a tormentargli i coglioni manovrando la pinzetta e la catenella che Cristian ha chiesto pietà, con il cazzo che gli si drizzava ancora di più: ancora era convinto che stessimo giocando, ma l’importante era che continuasse a raccontare.
Conoscevamo già il modus operandi, con l’uomo grande grosso e cattivo che arrivava e portava via la ragazza, ma Cristian, ormai quasi pazzo per le endorfine, ci ha fornito qualche particolare in più; c’era un rituale di umiliazione, col tizio grande, grosso e cattivo che si presentava come un cliente, pretendeva che la ragazza si spogliasse nel salotto e gli facesse un pompino lì davanti a Cristian ed alle altre ragazze, dichiarava alla fine che non era stato niente di eccezionale ma che per i suoi amici sarebbe andata benissimo, la faceva rivestire con abiti che aveva portato a quello scopo, pagava una generosa marchetta e la portava via.
Cristian ha ricordato anche che quando uscivano trovavano un tassì pronto a caricarli, e ci ha detto di quale compagnia fosse, come ha confessato che un paio di giorni dopo veniva convocato dal dottore cui doveva restituire i soldi.
E una volta il dottore è venuto almeno apparentemente meno ai protocolli di sicurezza e gli ha fatto telefonare dal tizio grande grosso e cattivo e lui ha salvato il numero nel telefonino.
Io avrei dovuto essere terribilmente stanca, visto che da quasi un’ora mi stavo affannando a dare piacere e dolore a questo stupido bastardo piagnucolante ma la rabbia mi ha sostenuta e mi è sembrato che Paola, dopo avergli detto che era stato bravo per essere un novellino, abbia deciso di smettere troppo presto ma con il cazzo di Cristian in gola non potevo certamente discutere: ho finalmente accelerato il movimento della testa, gli ho stretto i coglioni e lo ho fatto venire con un urlo strozzato. E a ragione, Paola aveva deciso di partecipare alla festa e gli ha morso le labbra a sangue.

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