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11 Set

tumblr_l30r29q7vW1qztk1wo1_500Allora, mi raccontò Lilli come andarono le cose con l’irruzione nello studio.
Premessa: delle ragazze fatte sparire Mirella, che pure ci aveva provato e voleva almeno l’assicurazione che fossero ancora vive, non aveva trovato traccia, il che non ispirò sentimenti di particolare affetto nei confronti di Cristian, sul quale lei ed un collega in uniforme misero le mani mentre stava per aprire la porta dello studio.
Cristian non si difese, si lasciò ammanettare e caricare in lacrime sulla vettura senza contrassegni che aspettava dietro l’angolo, portato in un commissariato incredibilmente fuori mano e scaraventato in camera di sicurezza. Lilli non ne fu particolarmente soddisfatta: avrebbe preferito un po’ di resistenza, per poter avere una buona ragione per rompergli qualche osso, ma lo sapevamo già, Cristian non era intelligente ma era furbo, e da furbo si comportò.
Paola ovviamente non doveva farsi vedere: prese Ilary, Tatiana e Milena prima che entrassero, le portò in un altro commissariato e verbalizzò le necessarie banalità, con grande sorpresa e gioia di Tatiana, che si aspettava di dover passare un bel po’ di tempo in qualche comunità e ne venne invece fuori, come le sue amiche, completamente estranea alla vicenda, almeno per il momento.
Ilary e Milena, dal canto loro, si erano comportate da attrici navigate e c’era da sperare che Tatiana non abbia subodorato qualcosa e che, soprattutto, tenesse la bocca chiusa.

 


Lilli mi disse anche che Paolo, il suo fidanzato, aveva clonato il telefonino di Cristian per consentire la prosecuzione delle indagini informali: insomma, la caccia a questo dottore e, se possibile, alle ragazzine finite chissà dove.
E poi Paola mi venne a prendere, mi caricò ad un angolo del marciapiede, mi portò in uno sperduto baretto oltre il Raccordo Anulare, mi fece bere quasi a forza un bicchiere di pessimo brandy e cominciò a parlare.
“Allora, Cristian è spaventatissimo, non potremo tenerlo in galera a lungo ma probabilmente si terrà alla larga dalle ragazzine finché campa”. Si guardò le mani, e ricominciò senza avere il coraggio di alzare gli occhi.
“A Lilli non l’abbiamo detto, ma le ragazzine non sono mai andate via dall’Italia, sono da qualche parte a fare pompini, con documenti falsi e magari qualche cicatrice che prima non avevano, e sì, era proprio roba di Servizi, e noi siamo andate anche troppo avanti, e il dottore non lo possiamo toccare”.
Finalmente mi guardò, prima di continuare.
“Noi no, ma tu sì, se te la senti”.
Ci misi un po’ a capire, e scossi la testa con vigore, mentre l’alcol che avevo dovuto ingurgitare mi tornava in gola; Paola abbassò la testa e disse a bassissima voce: “Scusami, non avrei dovuto”.
Mi accorsi che aveva bevuto, e neanche poco: e sì che mi aveva trasportata sin qui con il suo solito stile di guida arrogante e spigliato; mi venne una bella paura retrospettiva.
“Solo così posso dirti certe cose, da sobria non ne avrei il coraggio, e non aver paura, non si è mai visto un commissario fermato e sottoposto alla prova del palloncino. Ma non voglio dirtelo qui, questo posto fa schifo, pensavo di poterlo sopportare ma non ci riesco”.
Si alzò senza barcollare neanche un po’, lasciò sul tavolino polveroso una banconota accartocciata e uscì senza voltarsi, ed io dovetti correre, malferma sulle gambe, per raggiungerla.

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