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12 Set

Putz,_Leo_(1869-1940)_-Mi portò a casa sua, stappò una bottiglia e riempì due bicchieri larghi e bassi di un liquido color ambra: fino all’orlo.
“Il nonno comprò dieci casse di questo, quando seppe che la distilleria stava chiudendo. In trent’anni ne abbiamo consumate solo cinque, stasera conto di svuotarne almeno una. Bevi”.
Era meraviglioso, cacciò via il saporaccio dell’alcol da quattro soldi che avevo ingoiato pochi minuti prima, ma il peggio doveva ancora arrivare.
“Quelle ragazzine erano troppo stupide per capire cosa stavano facendo, non come quelle che hai conosciuto tu, è stato lì che Cristian ha sbagliato”. Paola svuotò il bicchiere e mi guardò con aria interrogativa: dovevo bere anch’io, altrimenti non avrebbe continuato.
“Per le operazioni coperte servono soldi, tanti soldi, che non sempre possono uscire dalle pieghe del bilancio del ministero o della Presidenza: non i soldi delle marchette, altri”.
Insomma, quelli che i puttanieri potevano far incassare con le loro amicizie ed i loro contatti, alle società controllate dai Servizi.
“Cristian è solo uno dei tanti, ed il dottore è solo uno dei tanti. Probabilmente in Afghanistan abbiamo una o due reti di informatori interamente finanziata con il sudore delle cosce di quattro o cinque minorenni. E magari servono anche a qualcosa di utile, oltre che a garantire stipendio e carriera a qualche barba finta”.

 


Mi riempì di nuovo il bicchiere.
“Sarebbe stato bello se avessi detto di sì, sarei venuta con te, ci saremmo scopate il dottore e poi gli avremmo strappato i coglioni; lo riconosco, sarebbe stata una modesta soddisfazione, ma almeno avremmo fatto qualcosa. Alla tua salute”.
Svuotammo i bicchieri.
“Dovrai dimenticare questa conversazione, naturalmente. Fino a qui, perché adesso ti dirò qualcosa di ancora più sgradevole, e che riguarda te”.
Al cospetto dei disastri personali, le sfighe cosmiche tendono a scomparire; porsi il bicchiere per farmelo riempire di nuovo.
“Così mi piace. Allora, da Bonn il mio amico mi ha risposto con teutonica efficienza. Ma non se ne è vantato tanto, ha detto che è stato facile, perché la tua Tiziana, figura in una marea di elenchi”. Scosse la testa. “I crucchi vanno pazzi per gli elenchi, un po’ li odio per questo, ma gli elenchi sono l’ancora di salvezza della polizia, sotto tutti i cieli. Bevi, da brava, in ogni cassa ci sono sei bottiglie, non abbiamo ancora finito la prima”.
Incredibilmente mi sentivo lucidissima, svuotai il bicchiere prendendomi tutto il tempo che mi serviva. Paola fece qualcosa e accese tutte le luci, la sua cucina ipertecnologica si illuminò come una spiaggia a ferragosto ed io strizzai per un attimo gli occhi.
“Dovresti andare dall’oculista, da quanto non ti fai controllare? Brava, si tratta di roba troppo buona per berla di corsa e non ti preoccupare, ho avvertito Sara, arriverà con molta calma e porterà anche Cristina, ma avremo tutto il tempo che ci serve”.
Seconda bottiglia, bagnai le labbra e mi sembrò migliore della prima. Lo dissi, e sentii la mia voce ferma, come se avessi bevuto solo acqua.
“Sì, forse in quell’altra c’era una imperfezione da qualche parte, lo sento anch’io. Bene, gli elenchi. Tiziana è nell’elenco delle sex worker, naturalmente, paga le tasse sui compensi che incassa da quel Franz, che poi non si chiama Franz, ma questo non ha importanza. E’ anche negli elenchi dello stato civile di Berlino, comunque si chiamino lassù. Bevi”.
Secondo bicchiere della seconda bottiglia, e per un solo istante la odiai. Dimmi quello che mi devi dire e facciamola finita, maledizione, pensai, poi mi resi conto che nel suo modo complicato Paola voleva che la sentissi vicina.
“Ecco, siamo abbastanza sbronze per potertelo dire: si è sposata la settimana scorsa con una ragazza che si chiama Heidi qualche cosa, un nome impronunciabile, non sembra neanche tedesco. Alla tua salute”.
Ed alla loro, lo pensai ma non lo dissi, mandai giù il liquido che mi sembrò rovente e morbido nello stesso tempo e scoppiai in lacrime.

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