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15 Set

old-time-punishmentFinalmente eravamo tornate a casa, e io non avevo voglia di fare niente: davanti agli occhi le immagini di Gianna che mi osservava mentre venivo sottomessa da Tiziana o dai suoi clienti, di Giorgia che mi leccava con perizia e mi chiedeva se poteva fare meglio, di Lia che prendeva il suo piacere da me e con me, accanto Cristina che cercava di distrarmi e mi dava cibo, conforto e sesso in egual misura, e che una volta rialzò la testa dal mio inguine per dirmi di stare più attenta, anche la mia fica sembrava distratta.
E alla fine non ce la facemmo più a restare chiuse tra quattro mura: bene, dissi, andiamo allo studio di Tiziana a mettere un po’ d’ordine, e vediamo se c’è posta.
Di fare ordine c’era bisogno, dopo la sessione che avevamo fatto con Cristian, e c’erano anche delle bollette da pagare, passate in qualche modo sotto la porta: ci avrei pensato io, ovviamente.
Cristina si mise al lavoro con entusiasmo, cicalando come suo solito: “E’ proprio bello aspettare i clienti a casa invece che sul marciapiede, ma questa cosa del dolore, come funziona me lo hai sempre spiegato con troppa fretta, e se visto che siamo qui mi vuoi legare e frustare, così provo, ma legare per favore solo per scherzo perché mi fa veramente troppa paura, davvero, e poi mi scopi con uno di quei cazzi finti che stanno qui, così almeno devi stare attenta a quello che fai, che sono giorni che io ti lecco, ti faccio venire e tu neanche te ne accorgi, e meno male che non abbiamo avuto un incidente venendo qui con la moto, perché mi sa che non sei stata attenta neanche mentre guidavi”.

 


E in questo aveva ragione, avevo guidato per quindici chilometri nel traffico di Roma pensando ad altro e sicuramente avevamo goduto di qualche protezione ultraterrena.
“Bene”, provai a rispondere, “adesso mi sveglio e mi metto anch’io al lavoro, bisogna lavare le lenzuola, mi sembra che l’altra volta che sono venuta qui facevano un po’ odore di muffa, le impacchetto e le porto in lavanderia, ce ne deve essere una qui vicino”.
“Perché non le laviamo a casa nostra, così risparmiamo e facciamo prima? Una qualche borsa per portarle sulla moto qui la troveremo di sicuro”.
No, non volevo portarmi a casa qualcosa che mi ricordasse questo posto. Poi sarei tornata da Cristina, la avrei sottomessa, avrei fatto sesso con lei, e avrei anche ordinato il kebab e lo avremmo mangiato lì assieme, altra fase di una specie di esorcismo ; certo, mi dissi mentre uscivo, l’ultima volta che sono andata a lavare le lenzuola di uno studio non mi sono divertita più che tanto, ma accidenti, è vero o non è vero che Ivan mi aveva promesso che non mi sarebbe più successo niente?
Sì, mi risposi, e gli asini volano, sei proprio una puttana stupida e credulona, ma intanto mi chiusi il portoncino dietro le spalle stringendomi al petto il fagotto delle lenzuola, e sul portone mi immobilizzai: lì davanti a me c’era Paola, appoggiata alla Ural, con una faccia da funerale.
Avevano trovato Lia.

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