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16 Set

477px-Cagnacci_Maddalena_svenutaPaola era pallida e le tremavano le mani. Non mi abbracciò, non mi disse neanche ciao.
“Sapevo che ti avrei trovata qui, a casa non c’era nessuno. Sei sola?”, mi chiese.
Le spiegai che nello studio c’era Cristina.
“Bene, ti accompagno, dovunque tu stia andando, perché lei non deve sapere niente”. Mi guardò con molta attenzione prima di continuare: “Non voglio ubriacarti anche oggi. Che tu te la senta o no, mi starai a sentire da sobria”.
Non me la sentivo, ma non c’era molto da opporre: incespicando sui sanpietrini sconnessi e rabbrividendo un po’ per il freddo un po’ per l’orrore ascoltai il racconto di Paola, un epitaffio troppo breve per una donna come Lia.

 


L’avevano trovata, come ci aspettavamo, in giardino, sotto un paio di metri di terra. Aveva la gola tagliata da un orecchio all’altro, ma la sua morte non era stata una cosa rapida e neanche facile; il cadavere nudo era costellato di bruciature di sigaretta e aveva ancora polsi e caviglie legati col filo di ferro.
“E adesso è tutto chiaro”, concluse Paola aiutandomi ad infilare le lenzuola in una enorme lavatrice: bene, almeno stavolta avevo anche una guardia del corpo. “Giorgia e la sua ragazza non avevano la più pallida idea di che fine avesse fatto Lia, magari il fidanzato la aveva torturata davanti a loro per convincerle che stava facendo sul serio, e poi ha detto che la avrebbe tenuta in ostaggio per essere certo della loro obbedienza”.

Da solo?
“Le ragazze dovevano essere sconvolte, erano appena state violentate, vedevano la nonna che soffriva, non erano in grado di ragionare. E magari avevano paura di morire anche loro, se si fossero ribellate. Comunque hai ragione, quel bastardo, almeno quella volta, chissà quando, non poteva essere solo”.
Inghiottii saliva, prima di parlare: “Le ragazze hanno un nome, si chiamano Giorgia e Gianna, io le conosco e le voglio bene, anche se Tiziana mi ha fatto del male loro no, non mi hanno fatto niente, vorrei vederle”.
“Aspetta, non ho ancora finito, e comunque no, per il momento non può vederle nessuno, ho mandato Maria Carla all’assalto ed è stata respinta con perdite. Tramite il consolato abbiamo avvertito Tiziana, e lei ha detto che verrà a Roma più avanti, visto che la sua presenza adesso sarebbe inutile, per seppellire la madre, e vorrebbe portarsi in Germania la figlia il più presto possibile. Maria Carla potrà occuparsi della cosa, tu che dici”?
Non avevo niente da dire e mi limitai ad un vago cenno col capo.
“Il collega che si occupa di questa storia è bravo e non è un bigotto omofobo: ha scoperto che la fidanzata di Giorgia è stata buttata fuori di casa dai suoi quando ha provato a dire la verità, non li vede da tempo e loro non hanno nessuna voglia di riprendersela, specie adesso che oltre che lesbica è anche ufficialmente una puttana. Potremmo obbligarli, ma pensa a come sarebbe la sua vita”.
“Si chiama Gianna, le piaceva il BDSM e una volta mi ha vista coperta della mia stessa merda e mi ha aiutata a lavarmi, e devo fare qualcosa per lei se non posso farlo per Giorgia”.
“Bene, adesso ti riconosco e no, non puoi fare niente adesso per lei, ma potremo vedere in seguito. E sono state comunque brave, le ragazze, non hanno detto niente dello studio della mamma, in quello dove le hanno trovate ci dormivano anche ed era molto meno confortevole di questo, da quello che ho capito”.
“No, non avevano le chiavi, e magari l’assassino non sapeva che la figlia della sua vittima fosse una puttana, non gli è venuto neanche in mente di chiederlo”.
“Sai, io sono brava a fare il mio mestiere. Quando mi hai portata lì mi sono incuriosita e ho fatto qualche controllo; e sai che quello studio è intestato ad una società tedesca? Ma solo da pochi mesi, prima era di una piccola società con tre soci, anzi tre socie”.
“Già. Lia, Tiziana e Giorgia: secondo te significa qualcosa?”
“Probabilmente sì, visto che la società tedesca di soci, anzi di socie, ne ha solo due”:
“Heidi e Tiziana”.
“Sbagliato. Tiziana e Giorgia. E adesso basta, cosa avevi in programma per oggi?”
“Niente di particolare. Frustare Cristina, scoparla, mangiare kebab. Vuoi farci compagnia?”

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