894

17 Set

a001979116-001Mi presi uno schiaffo e me lo ero meritato. Il dialogo dell’assurdo finì così, ci abbracciammo e Paola se ne andò, ricordandomi di tenere la bocca chiusa e di stare attenta a quello che facevo.
“Cristina mi sta aspettando”, mi dissi, “si fida di me, ha bisogno di me, non posso deluderla”.

 

 


La lavanderia era piena di gente che si ignorava: io tenni gli occhi fissi sull’oblò della lavatrice e di tanto in tanto mi pizzicavo i capezzoli attraverso il maglione ed il reggiseno, il dolore mi riportava al presente e cancellava le visioni di Lia che mi faceva l’amore, Lia che si addormentava addosso a me, Lia che mi diceva che ero bella.
E poi di nuovo nello studio, Cri che mi aspettava impaziente, che mi aiutava a rifare il letto, che si spogliava per me, che si appoggiava alla croce di Sant’Andrea e si lasciava legare, che sopportava le frustate sui seni dicendo che mi amava ad ogni colpo, che si bagnava per le carezze e che finalmente, ancora legata, veniva urlando il mio nome.
“Non mi hai fatto male, ma ti prego, non mi legare più, mi fa impressione”, mi disse quando la liberai, “adesso ti faccio venire meglio che posso e se non sono abbastanza brava dammele sul culo, mi metto così, dimmi se va bene”.
E venni anch’io, piangendo e urlando, e Cristina mi chiese se mi era piaciuto.
“Perché se non ti è piaciuto abbastanza puoi frustarmi di nuovo, davvero, proprio sul culo, ma per favore non legarmi più, quella cosa”, e indicava la croce di Sant’Andrea, “mi ha fatto impressione. Anche se quando mi hai fatto l’amore sono venuta come mai prima, neanche come quando mi hai fatto l’amore col vibratore: che dici, sto imparando che mi piacciono le frustate?”
Io su quella cosa, come la chiamava lei, ero stata legata a testa in giù, con una candela accesa nella fica, ma a Cristina non lo dissi, le dissi solo che lì non ci saremmo mai più tornate.
“Che bello, possiamo fare l’amore a casa tua, come ci piace di più. Ma tu dove lavorerai? No perché qui è strano ma è bello, forse più bello dello studio di Elena, e anzi, perché non ci torniamo, magari ci sono ancora clienti che ti vogliono”.
Non mi importava particolarmente, dei clienti, per i quali Chicca, Andrea e Catia erano indubbiamente più che sufficienti, considerato che riuscivano a pagare puntualmente l’affitto alla società che mio fratello aveva costituito per me: erano soldi che non pensavo di toccare, anche perché si trovavano tranquilli a Londra e mi avrebbero solo complicato la vita, e magari avrei detto al fratello di far fare qualche magia al suo commercialista e di reinvestirli in qualcuna delle molte iniziative che aveva in piedi.
Mi importava di Cristina, in quel preciso istante, poi avrei pensato anche al resto; volevo mangiare con lei, divertendomi ad imboccarla, e poi fare di nuovo sesso, per esorcizzare tutti gli spettri che affollavano lo studio.
Cristina si dichiarò entusiasta, accettò di non lavarsi e non rivestirsi ed attese disciplinatamente, per una volta in silenzio, l’arrivo delle provviste, che ritirò lei aprendo la porta e mostrandosi così com’era, inquadrata nello spiraglio della porta, al cupo mediorientale che divorava con gli occhi, una vita fa, Deborah.
La feci inginocchiare ai miei piedi e cominciai a metterle in bocca i bocconi di kebab; lei sembrava divertita e certamente era affamata, divorò tutto quello che le offrii, mi leccò le dita, poi le detti anche da bere la birra e, sazia, mi dedicò un sorriso da bambina e mi chiese se poteva fare lo stesso per me.
Io non avevo assolutamente fame, dopo il piacere mi erano tornate alla mente le immagini che volevo scacciare, ma non volevo deluderla.
“Ci cambiamo di posto?”, le chiesi.
“No, resta comoda, ti faccio vedere come voleva che lo facessi Andrea quando era di buon umore e giocava con me e mamma”.
Cristina si mise a sedere sul mio grembo, a gambe larghe, e si scusò con un sorriso: “Con te è diverso, Andrea voleva che lo tenessi dentro e lo imboccassi, dovevo muovermi un po’ ma non tanto perché non dovevo farlo venire finché non aveva finito di mangiare”.
E in effetti cominciò a muoversi, la fica bollente, fradicia e spalancata contro la mia a darmi sensazioni particolari.
“Mangia amore, io faccio piano, ma anche se vieni lo so che mi vuoi bene e non mi faresti mai male, non come Andrea che quella volta che lo feci venire troppo presto mi dette un tale schiaffone da buttarmi a terra e meno male che c’era mamma lì dietro che avrebbe dovuto prenderlo in bocca e farlo venire mentre si fumava una sigaretta che mi resse altrimenti avrei dato una capocciata sul pavimento. Adesso mi muovo in un altro modo, ti piace? Mi piace fare l’amore con te perché mi sorridi, mi parli, mi guardi, Andrea era sempre incazzato e mi insultava, e mamma una volta mi ha spiegato che a lui piaceva così ma non pensava davvero quello che diceva, solo che secondo me lo pensava proprio quando ci chiamava puttane e troie e ancora non mi aveva mandata sul marciapiede ma mi aveva già fatto scopare con certi suoi amici. Cioè, aspetta, adesso provo a fare così, ti piace di più? E mamma anche aveva cominciato a battere, l’ho capito dopo, quando è arrivato lui e sono finiti i soldi di papà, e non è che quelle tue amiche magari possono scoprire dove è finito papà che non mi ha mai dato neanche uno schiaffo? Guarda, non ce n’è più, sono stata brava, vero, e adesso vuoi venire o vuoi fumare una sigaretta ed io mi inginocchio e finisco con la lingua? Vorrei che finissi così, mi piace guardarti da qui e parlarti, e se ti lecco non ti posso più parlare e devo dirtelo questo mentre sento che ci sei quasi per come ti muovi anche tu, non ho capito come è successo ma io non solo ti voglio bene e mi piace come mi fai l’amore, ma io penso proprio che ti amo, e l’ho pensato prima, quando mi frustavi, perché mi sono lasciata legare e davvero non ho avuto paura, mi fidavo di te, e anche se prima ti ho detto di non legarmi più non ci credere, alla fine mi è piaciuto, puoi legarmi tutte le volte che vuoi e lasciati andare adesso perché sei bellissima così quando stai per venire ma quando vieni sei ancora più bella, proprio come sei adesso”.

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Una Risposta to “894”

  1. atrasienesci settembre 18, 2014 a 2:18 am #

    Ineffabile amore per una mente altrove…

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