897

20 Set

antoinette-crocefissa-parigi-tuttacronacaIn neanche mezz’ora violai tutte le regole del BDSM che conoscevo, e probabilmente anche qualcuna di cui non avevo neanche sentito parlare.
I grandi seni di Paola furono il mio primo bersaglio: colpii senza dosare la forza e dopo poche frustate erano coperti di striature blu e rosse. Ancora niente sangue, però. Paola sussultava ogni volta, e ogni volta le sfuggiva un gemito, nonostante la gag che quasi la soffocava. E finalmente, dopo una frustata dall’alto in basso, subito sopra i capezzoli, il sangue cominciò a sgorgare; appena un filo, però, e allora di nuovo, allo stesso posto, ma orizzontalmente.

 


Paola, con tutto il bavaglio, quasi urlò per il dolore e lasciò ricadere il mento sul petto. Eravamo solo a metà della nostra fatica.
Respirando affannosamente le liberai le caviglie, augurandomi che Paola riuscisse a reggersi in piedi. Prima di scioglierle i polsi la stuzzicai con la punta del frustino, prima tra le gambe, poi sulla ferita, che riprese a sanguinare; lei, lentamente, faticosamente, dolorosamente, alzò la testa, a farmi capire che andava tutto bene.
Non era vero, le si piegarono le ginocchia e dovetti sostenerla macchiandomi il vestito; con grande fatica la aiutai a girarsi e quando fu di nuovo legata, faccia al muro, io ansimavo come e più di lei.
Avevo bisogno di una pausa che non mi fu concessa: Paola mi richiamò all’ordine scuotendo la testa e lanciando un gemito che palesemente significava “cosa stai aspettando?” ed io presi una grossa boccata d’aria e le detti la prima frustata sul culo.
La avevo legata stretta: lei sobbalzò e mi sembrò che potesse addirittura svellere la croce dalla parete: la avevo colpita troppo in alto, quasi sulle reni, la pelle si era aperta ed il sangue colava sulle natiche.
Ancora una, mi dissi, e la mandai a segno un po’ più in basso, proprio sulla curva delle natiche. Non fu un colpo secco: il frustino mi scivolò nella mano sudata e strisciò dolorosamente sulla pelle tesa, quasi strappandola ed aprendo un solco rosso a mostrare la carne viva.
Basta così, mi dissi, e non mi resi conto di aver quasi gridato, sovrastando il lamento soffocato di Paola.
No, c’era ancora la schiena da far sanguinare, Paola non si sarebbe accontentata di niente di meno.
Per quel lavoro però il frustino non andava bene; ci voleva qualcosa di più simile allo scudiscio che avevo usato su Irina ed Aliena, e che non ricordavo più dove avessi lasciato.
Mi guardai intorno, conscia di dover fare in fretta: Paola continuava a sanguinare e bisognava scioglierla, lavarla e medicarla; i frustini appesi nella loro vetrinetta sembravano prendermi in giro: avevano, tutti, già morso le mie carni ed era come se mi dicessero che il mio posto era un altro, legata ed impotente ad offrirmi alla disciplina, non certo ad impartirla.
E poi, in un angolo, lo vidi, arrotolato come un serpentello velenoso.
Non lo ricordavo, conservato con i frustini al riparo dalla polvere e dall’umidità: uno scudiscio sottile e, scoprii, non più lungo di un metro. L’impugnatura di pelle profumava di nuovo, la canapa era ruvida al tatto, insomma non sembrava essere mai stato usato prima: un nuovo strumento che Madame aveva comprato per me e che non aveva avuto modo di farmi assaggiare. Per la schiena di Paola sarebbe stato perfetto, e mentre mi calava un velo rosso sugli occhi lo feci schioccare in aria e poi lo mandai sul bersaglio.
Sembrava vivo: la punta arrivò sotto l’ascella e quando ricadde vidi un segno rosso che andava, leggermente di traverso, da una scapola all’altra, e con il grido di Paola a mala pena soffocato dal cazzo che teneva ancora tra i denti che mi rimbombava nelle orecchie colpii un’altra volta. Gridai anch’io, e poi buttai per terra quell’orribile cosa, prima che potesse costringermi – pensai proprio così – a sferrare un altro colpo.

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Una Risposta to “897”

  1. agatagrop settembre 20, 2014 a 9:25 pm #

    Che roba intensa!!

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